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JEANETTE WINTERSON, Perchè essere felice quando puoi essere normale? (note a margine di Camilla Valletti)

Posted in recensioni by federico novaro on 25 gennaio 2013

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. risvolto della quarta di copertina (part.), 3

Perché essere felice quando puoi essere normale?, di Jeanette Winterson. Mondadori 2012
Note a margine, di Camilla Valletti

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. Copertina (part.), 1

L’autobiografia di Jeanette Winterson, perché di questo si tratta precisamente, è uscita tempo fa.
Merita recuperarla, nonostante la vita di un libro sembri ritagliati sui tempi dei banconi delle librerie, perché entra in modo originale e alto dentro al dibattito su cosa voglia dire il termine “famiglia” per una persona omosessuale, su quanto la figura del padre e della madre improntino per sempre la propria capacità d’amore e d’amare, sul sentirsi monchi come esperienza intellettuale.

E’ un libro difficilmente definibile perché possiede un carattere militante che viene direttamente dagli anni Settanta mescolato ad una forza immaginativa del tutto autonoma. E’ stato recensito superficialmente dagli inserti culturali che considerano Winterson scrittrice/palestra da non leggere ma da usare ad altri fini, per farsi i muscoli su temi ben lontani dalla letteratura, lo hanno caricato di pseudo autobiografismi, quando invece, secondo me, è un libro fondamentale rispetto allo snodo della scrittura di genere di questi ultimi anni.

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. Copertina (part.), 3

Un libro soprattutto che consegna chiavi di letture importanti a chi omosessuale non è. Jeannette Winterson fu data in adozione all’età di otto mesi durante i quali la madre naturale l’aveva allattata al seno. La signora Winterson, una immensa matrona a disagio nel suo corpo, curiosa figura che indossava scaldini al posto del busto con cui poi si bruciava, metodista di risulta, sessuofoba e incostante, in attesa messianica del rivelarsi dei cavalieri dell’apocalisse, stravagante moralista dispensatrice di moniti assurdi su piccoli foglietti nascosti in ogni dove nella piccola e fredda casa dove abitava, adotta la piccola Jeannette e la porta a vivere in una squallido quartiere di una cittadina operaia nel Lancanshire.

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. Copertina (part.), 4

Non può avere figli e forse non li desidera; il fagotto preso in prestito diventa il centro esatto delle sue frustrazioni che riversa sul marito, un compagno diventato quasi ottuso dopo la partecipazione alla seconda guerra mondiale.
Il romanzo è la storia di questo scontro, di un rapporto sul filo dell’assurdo, portato tanto in alto da sublimare l’orrore, la tragedia di una bambina abitata dal trauma di un doppio abbandono.
Mrs Winterson non è solo pazza, è l’emblema dell’antifemminile, è una pallottola scagliata contro l’ordine, contro le convenzioni, nonostante sia la più ferrea delle dittatrici.
La notte impasta torte, di giorno s’eclissa, scompare. La bambina fa tutto da sola, salta i pasti ma va a scuola. E quando sbaglia, sono botte, botte da orbi che arrivano dal padre convinto dalla madre a infliggere la punizione.
Mrs Winterson non apre la porta, lascia la figlia sulla soglia di casa come se non fosse degna di penetrarla. Intere notti, interi giorni, fuori ad aspettare che il veto cessi.

Fino a quando, a 16 anni, Jeannette lascia per sempre l’abitazione dei genitori per cominciare una vita nomade, prima chiusa in una macchina poi via via ospite di amici per approdare al College a Oxford. A segnare la definitiva chiusura dei rapporti la sconcertante scoperta che a Jeannette piacciono le donne, le ragazze come lei.

Noi che leggiamo, viviamo la stesso smarrimento, la stessa goffa incapacità di capire che coglie questa donna “fuori misura”.

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. Copertina (part.), 7

Come lei ci sentiamo non “della misura giusta per il mondo”. Come lei ci innalziamo per ricadere “Mrs Winterson era troppo grande per il suo mondo, e allora si accucciava mesta e goffa sotto la scaffale più basso, per poi eregersi nuovamente. Poi, dal momento che era una metamorfosi inutile, ridondante, distruttiva, rimpiccioliva di nuovo, sconfitta”.
Seguono le accuse, le colpe, tutte rivolte all’eccesso di lettura, ai libri proibiti, alla voce diabolica che si è impossessata di una figlia troppo scomoda.

Da lì in poi segue il processo di liberazione di Jeannette, processo che sappiamo essere ancora in corso, dove la scelta della scrittura è l’unico possibile atto d’amore che possa compensare l’assenza, il furto precoce della cura, la mancanza di una madre che ci ami incodizionatamente.

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. Copertina (part.), 9

Il falò dei libri tascabili nascosti sotto il letto da Jeannette poi scoperti da Mrs Winterson segna il passaggio all’età adulta: “Guardavo le alte fiamme che li divoravano e ricordo di aver pensato al calore e alla luce che emanavano in quella gelida notte saturnina di gennaio. E per me i libri sono sempre stati luce e calore”.
La somma violenza si trasforma in opportunità, la negazione fa germinare nuove inattese felicità.

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. Copertina (part.), 8

Di questo è fatto un libro esemplare dove la dimensione dell’amore è veramente una questione che non può prescindere dalla faticosa costruzione di un’identità senza origine, senza matrici. Alla fine l’esito è aperto tra desiderio e appartenenza. Pur avendo ritrovato la madre naturale, Jeannet ancora vacilla tra “la mancanza d’amore” e “la possibilità d’amare”

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. p. 7 (part.), 1

Su FN precedentemente è apparsa la Recensione che ne fece Giacomo Giossi per L’Indice dei Libri del mese: FN > Recensioni > Perchè essere felici quando si puoi essere normale?

Jeannette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Modadori 2012. art director: Giacomo Callo, progetto grafico: Marcello Dolcini, graphic designer: Susanna Tosatti. p. 5 (part.), 1

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