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Orhan Pamuk, L’innocenza degli oggetti, IL BRUTTO DI UN LIBRO

Posted in editoria, note by federico novaro on 30 gennaio 2013

Orhan Pamuk, L’innocenza degli oggetti. Il Museo dell’innocenza, Istanbul. 270. p. ill. col.; 32 € Einaudi 2012. ed. orig. 2012
N, 4, 25.10.09 abbeʧe’darjo / FN. O (t) B, 5, 12.10.09 abbeʧe’darjo / FN. E abbeʧe’darjo / FN. L (t)

Può uno scrittore premio Nobel® essere un pessimo grafico?

La domanda in sé oziosa trova giustificazione con l’ultimo titolo di Orhan Pamuk, L’innocenza degli oggetti, che Einaudi pubblica come strenna natalizia del 2012, nella traduzione di Barbara La Rosa Salim.

Riguardo il progetto grafico l’avaro colophon non dà indicazione alcuna, i Ringraziamenti sembrano riferirsi all’allestimento del Museo di cui questo volume è catalogo, Museo che è una sorta di inveramento, a Istambul, a cura dell’autore, de Il Museo dell’innocenza (Einaudi 2009), a sua volta, racconta Pamuk nell’Introduzione, inizialmente pensato in forma di catalogo.

In questa vertigine autoriale che somma e mescola falso e invenzione, spazi fisici e mentali, memoria e metafora non possiamo che considerare Pamuk autore anche della progettazione grafica del catalogo.
L’edizione italiana compare nella collana “Frontiere”, gemella dei “Supercoralli” dei quali mantiene le caratteristiche font bastone nei titoli.
Il Garamond dei risvolti e della quarta è einaudiano.
E dentro? Dentro non c’è più traccia di abitudini grafiche einaudiane e quindi possiamo pensare, poiché non abbiamo indicazioni contrarie, che sia fedele all’originale, e possiamo bollarlo come mal fatto.

Brani di testo giustificati a pacchetto a comporre pagine che si vogliono algide e che invece evidenziano gli spazi fra le parole troppo variabili, gran uso di cornici e di linee in colore, spesse o sottili, griglie poggiate su pagine in tutto colore a cadenzare i capitoli numerati, font diverse e in corpi diversi, immagini, immagini dappertutto, a pagina intera o su sfondo colorato, scontornate o a tutta pagina, nel testo o accanto, ma soprattutto ombreggiature, ombreggiature sempre uguali e prive di giustificazione, neanche allusive della materialità che si vuole evocare; il tutto messo in pagina con un gran uso dell’allineamento, in alto, sotto, a destra, al centro, di qua, di là.

Un pasticcio che sembra un cattivo esempio di self-publishing, una testimonianza che non sempre si possono fare bene tanti mestieri.

N, 4, 25.10.09 abbeʧe’darjo / FN. O (t) B, 5, 12.10.09 abbeʧe’darjo / FN. E abbeʧe’darjo / FN. L (t)

Scheda apparsa su L’Indice dei Libri del Mese, Gennaio 2013, Anno XXX, n. 1
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