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Stephen Spender / UN MONDO NEL MONDO. Barbés 2009. (Recensione di Vito De Biasi)

Posted in recensioni by federico novaro on 15 aprile 2013

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Prima di sovracoperta (part.), 3

Un mondo nel mondo
, di Stephen Spender fu pubblicato in Italia nel 1954 da Bompiani nella versione di Francesco Santoliquido; poi nel 1992 Il Mulino pubblicò la versione di Maria Luisa Bassi, col sottotitolo ricordi di poesia e politica 1928-1939. Nel 2009 Barbés la ripubblicò. FN nell’occasione pubblicò una nota di Camilla Valletti. Ora, a distanza di 3 anni, ecco la Recensione.

(Ma prima:

una grande questione che gira parlando di blog che si occupano di libri è: fanno vendere più libri? O meglio: fanno vendere di più quel libro del quale il blog si è occupato?

Qui su FN si pensa che sia una questione che interessi soltanto le case editrici, e che non dovrebbe in nulla interessare chi fa i blog; salvo questi non fossero pagati dalle case editrici, o dagli autori, o dalle cartiere o dai distributori, o dalle librerie o da chi in generale guadagna dalla vendita dei libri.

I libri -dicono le case editrici- stanno sui banconi lo spazio d’un mattino, quindi o tu blogger riesci a parlarne all’inizio di quel mattino, oppure sei zero.

FN se ne frega. Il tentativo qui è attraverso voci diverse, di dare conto di titoli che vengono ritenuti importanti e che se arriviamo a parlarne alla sera, molto lontani da quel mattino: pazienza. I tempi del ragionamento, della lettura, della scrittura, non sono quelli che piacerebbero alle grandi case editrici e compagnia. Pazienza.

Qui poi Recensiamo un libro molto bello, molto interessante, uscito quattro anni fa, da una casa editrice che nel frattempo ha pure cessato di esistere.
Per questo non dovremmo parlarne? No.

Nell’occasione FN dà il benvenuto a Vito De Biasi, che con questa Recensione inizia la sua collaborazione con FN: Evviva!)

(per aggiungere tempi differiti a tempi differiti, le illustrazioni di questo post non sono, come di consueto, fotografie dell’edizione più recente, ma di quella precedente: Il Mulino, 1992)

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Dorso di sovracoperta (part.), 1

Un mondo nel mondo

(World Within World. The Autobiography of Stephen Spender)
Stephen Spender

traduzione di Maria Luisa Bassi
prefazione di Matthew Spender
sovracoperta di Alberto Bernini

300 p.; brossura
Barbés -Intersections, Firenze 2009

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Prima di sovracoperta (part.), 1

“Spender è un sentimentale”. La sentenza di Giorgio Manganelli, nelle sue note sulla poesia di Stephen Spender, è di quelle senza appello. Quella “intemerata onestà, francamente melodrammatica” che lo scrittore italiano trovava nei versi del poeta inglese si presenta anche, con un misto di coraggio e prudenza, nella sua autobiografia, Un mondo nel mondo, pubblicata in Inghilterra nel 1951.

La sua ultima edizione italiana, del 2009, è quella di Barbès, che ha poi proseguito con l’indagine su Stephen e il suo mondo (per parafrasare il titolo dell’autobiografia di Isherwood) con la recente pubblicazione dei Diari di Sintra, avventura emotiva e civile del gruppo dei cosiddetti scrittori degli anni Trenta (Auden, Isherwood, Spender).

A differenza della polifonia di quei diari collettivi, Un mondo nel mondo è, come ogni autobiografia, a una sola voce, e, come ogni racconto da sé e su di sé, un intrigo dove è difficile separare il vero dalla fiction, la “intemerata onestà” dalla prudente omissione. D’altronde, al di là della pura aneddotica, fin troppo vicina allo spiare da un buco della serratura privilegiato, indicatoci dallo stesso spiato, ciò che è principale motivo di appassionamento in un’autobiografia è proprio questo: mettere alla prova il testo con altri che lo contraddicano, che ci discutano, fino a rivelarne la natura di fiction, tanto quanto un romanzo.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pagina dell'occhiello (part.), 1

Spender, come racconta il figlio Matthew nella puntuale prefazione, scrive questa autobiografia all’inizio degli anni ’50, e racconta con naturalezza di relazioni anche omosessuali, in un tempo in cui erano ancora considerate un reato (la legge inglese avrebbe depenalizzato l’omosessualità soltanto nel 1967).
Oltre al coraggio di questa scelta, dobbiamo segnalare una circostanza interessante: l’autore comincia a scrivere la sua storia a soli 38 anni, età prematura per un’autobiografia. Chi di noi è pronto a tirare le somme a quell’età? L’urgenza di scrivere, di testimoniare, sembra più storica che personale, più ansiosa di trovare le radici del presente in un passato vissuto sulla propria pelle.

In piena Guerra fredda, Stephen Spender decide dunque di rievocare la contrapposizione tra fascismo e repubblicanesimo durante la Guerra civile spagnola del 1936, l’avventura di chi, come lui, si scoprì antifascista pur rifiutando il comunismo stalinista. Oltre al coraggio di raccontare amori omosessuali in epoca di clandestinità, il merito non trascurabile di questo resoconto è anche quello di descrivere una posizione intellettuale maturata durante una lotta fratricida, che avrebbe deciso i destini dell’Europa degli anni ’40. Una posizione critica, che non cede ai manicheismi da Guerra fredda che hanno limitato il pensiero di molti pensatori dell’epoca: “Io non scelgo l’America o la Russia, io le giudico”, dove nei corsivi dell’autore è segnata nettamente una differenza tra intellettuali organici e intellettuali tout court.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Frontespizio (part.), 1

Al di là della ricostruzione di un clima politico e culturale, che è la parte che oggi ci arriva in maniera più sbiadita, necessariamente datata, è il racconto delle emozioni a costituire il nucleo critico dell’autobiografia, di qualunque autobiografia. È nel rendiconto delle proprie relazioni sentimentali che meglio si esprime il conflitto tra presunta sincerità davanti al lettore e protezione di sé. In breve, se Spender è anche troppo sincero, in senso manganelliano, quando parla delle sue idee, delle sue amicizie, dei suoi viaggi, quando parla d’amore, forse, mente.

Sgombriamo il campo da un equivoco, la menzogna è qui intesa come l’unica realtà possibile all’interno della letteratura, soprattutto se si parla di sentimenti viscerali come l’amore, per il quale la sincerità è un metro di giudizio nullo, semplicemente perché è inapplicabile. Amore e menzogna, in letteratura, sono le uniche due grandezze comparabili.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 23 (part.), 1

Nel 1933, Stephen Spender incontra Tony Hyndman, un gallese dai capelli biondi appartenente alla classe operaia, bello e vivace, che sopperisce alla mancanza di mezzi con un fascino che attrarrà lo scrittore.
Tony, che conosciamo dai Diari di Sintra, nelle memorie di Spender diventa “Jimmy Younger”. Probabilmente per proteggerlo da uno scandalo all’epoca dell’uscita del libro, Spender dà un nome falso al suo amore sincero, nonostante dichiari “Io do all’eroe e ai personaggi i loro veri nomi e attributi”.
Perché Tony è l’unico ad avere un nome falso in tutto il racconto? Che cosa ci dice che la sincerità non sia venuta meno anche su qualche altro aspetto? Un’altra importante omissione nel racconto di una vita è proprio l’anno trascorso a Sintra, in Portogallo, dove Spender e Hyndman si rifugeranno con Isherwood, il suo amante, e altri amici, nel tentativo di costruire una Utopia dove vivere per sempre (ci resteranno meno di un anno).

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 2 delle tavole fuori testo (part.), 1

Fuori dal racconto, ma legato a questo, c’è poi la causa intentata da Spender contro David Leavitt, che aveva “plagiato” un episodio della vita di Stephen per scriverci un intero romanzo, Mentre l’Inghilterra dorme, dove si racconta qualcosa che Un mondo nel mondo riferisce invece in maniera ambigua: Jimmy decide di partecipare alla Guerra civile spagnola a sostegno delle truppe repubblicane, dopo la delusione della storia d’amore fallita con Spender. Imprigionato con l’accusa di aver disertato, il ragazzo rischia di essere giustiziato, e per questo Spender, nonostante nel frattempo si sia legato a una donna, parte per la Spagna come corrispondente. Se il motivo sia per aiutare Jimmy a evitare un processo e una eventuale sentenza, o per partecipare attivamente alla guerra, non è dato sapere.

Probabilmente, Spender è sincero dove conta, quando si tratta della sua storia d’amore con Hyndman: “le differenze di classe e interessi tra Jimmy e me fornivano un elemento di mistero, che ammontava quasi a una differenza di sesso. Ero innamorato, per così dire, del suo retroterra sociale, del suo servizio militare, della sua famiglia operaia. Niente mi commuoveva come sentirlo raccontare storie di strada di Cardiff”, con buona pace di chi crede che l’amore sia un sentimento che nasce e resta puro, libero da ideologie personali e sociali.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 3 delle tavole fuori testo (part.), 1

Al piccolo inferno della coppia omosessuale, che Spender vive oscillando tra senso di colpa e senso di costrizione, non corrisponde l’inferno della coppia eterosessuale.
Nel racconto dei suoi due matrimoni, Spender è molto più sereno, quasi idilliaco, di quanto non sia nei confronti di Jimmy o di altri incontrati prima e dopo. Il motivo di questa disparità di animo non è nella fedele descrizione delle circostanze, ma nella convinzione delle sue idee: la relazione con Jimmy sembra tormentata, mentre i due matrimoni, nonostante il primo termini con un divorzio, sembrano felici perché Spender è convinto di questo: affinché una relazione duri, tra due persone deve esserci un enigma permanente, cosa impossibile tra due uomini, resi troppo simili dal sesso.

Ancora una volta, non ci interessa cosa sia successo veramente, né come sia andata con il suo secondo matrimonio (cui pure Tony Hyndman fece da testimone), quello che importa è come la “sincerità” dell’autobiografo sia indirizzata secondo le opportunità, come atto dimostrativo di pensieri e convinzioni. È la candida omissione di verità, la sfumatura sulla finzione, che dovrebbe interessare un lettore che non si accontenti dell’aneddoto.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 5 delle tavole fuori testo (part.), 1

Mettendo a nudo con semplicità le sue debolezze, Spender eccelle in qualcosa che non è il racconto delle idee, né quello degli amori: è l’arte dell’incontro.
Da sempre l’autore è indicato come l’angolo in ombra di un triangolo illustre, quello formato con Christopher Isherwood, il Romanziere, e Wystan Hugh Auden, il Poeta.
E a Spender che regno resta, nel mondo della letteratura spartito dai grandi del suo tempo e della sua terra? Proprio l’autobiografia romanzata, una sensibilità pronunciata nel raccontare i caratteri, i dettagli prosaici che si riempiono di significato come nei grandi romanzi: i digiuni febbrili di Isherwood a Berlino, la voce acuta e lo “strabismo vigile” di Auden, i sigari, l’ironia divertita, i silenzi di Virginia Woolf, la cortesia da manicomio di Ezra Pound, Thomas Eliot che si aggiunge gli anni, la pancia prominente di Yeats alla fine della vita.

A interessare davvero, di Un mondo nel mondo, è “l’ideologia umanistica”, come la chiama Manganelli: quell’interesse per gli esseri umani eccezionali, talmente grandi da significare qualcosa di più di se stessi. Un interesse appassionato che fa di Spender un testimone eccellente, un cronista acuto cui forse manca il coraggio di fare un passo deciso verso la menzogna totale del romanzo. È lui stesso, quasi in chiusura di oltre 560 pagine di racconto, a scrivere: “rileggendo quanto ho scritto, mi chiedo se non avrei fatto meglio a scrivere la mia autobiografia in forma di romanzo”, cogliendo forse l’ironia di uno scacco: quello di volersi raccontare con sincerità.


(Vito De Biasi scrive per il web. Si interessa di arte, letteratura, cinema, moda. Ha scritto di arte contemporanea, fotografia e serie tv. Legge più che può)

(chi ha pagato il libro? La copia di Barbés sulla quale De Biasi ha condotto la sua Recensione è stata pagata dallo stesso De Biasi; la copia fotografata l’ha pagata FN)

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Prima di sovracoperta (part.), 2

Il Diario di Sintra è stato recensito per FN da Federico Boccaccini

Qui la Segnalazione, con molti link
Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Sovracoperta, recto (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Quarta di sovracoperta, dorso, prima di sovracop. (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Quarta di sovracoperta (part.), 2Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Quarta di copertina, dorso, p. di cop. (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Dorso e prima di sovracoperta (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Risvolto della quarta di sovracoperta (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Colophon (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. incipit (part.), 1

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