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Michael Nelson / UNA CAMERA A CHELSEA. Castelvecchi 2012 (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 20 giugno 2013

Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 2

È in libreria

Una camera a Chelsea
(A Room in Chelsea Square)
di Michael Nelson

cura di Riccardo Reim
responsabilità grafica non indicata

cartaceo, brossura con risvolti; 190 p.; 16,50€
Castelvecchi -Biblioteca dell’immaginario, Roma 2012

Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 1

Di questo libro FN parlò qualche anno fa, avendone trovato la prima edizione (ancora pubblicata come Anonimo).
Si farà qui una cosa che non si fa no no no: vi ricopio tutto il post di allora; poi in coda si parla dell’edizione attuale.

Anonimo (Michael Nelson). Una camera a Chelsea. Romanzo
[la responsabilità della traduzione dall’inglese non è indicata]
Longanesi & C., Milano 1961

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1961, frontespizio (part.) 1

E’ questo un libro davvero scomparso.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

Qualche dato su Una camera a Chelsea

L’edizione di Longanesi del 1961, l’unica sinora in Italia, è blindata dietro l’anonimato, (e neanche ora su SBN l’autore è indicato), nè è detto chi l’abbia tradotto, nè altro che aiuti a decifrare il testo oltre l’apparenza di un divertissement, di gusto compiutamente camp.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

Il risvolto di copertina, molto breve e allusivo: “Il mondo si sa, cambia, e gli inglesi che già processarono Oscar Wilde condannandolo a morire in miseria all’estero, oggi non esitano a raccontarci questa sorta di fiaba moderna interpretata da quelli che, giustamente o no, passano per eredi dei gusti più raffinati di Oscar. Beninteso, non c’è nulla di volgare in questo audace romanzo, tracciato da una penna sofisticata, che tocca argomenti e situazioni tra i più scabrosi con tanta eleganza e leggerezza da farci pensare che il mondo, pur mostrandoci volti diversi, dietro sia sempre uguale.”.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1961, risvolto di cop. (part.) 2

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1961, risvolto di cop. (part.) 1

In Italia è apparso solo una volta, in questa edizione; anche in Francia sembra essere apparso una sola volta, nel 1959, con il titolo di Les particuliers; in Inghilterra invece, è stato ripubblicato non più come Anonimo con regolarità, anche recentemente, da Gay Man’s Press, nel 1986, nel 1992, e nel 2003. Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 1

In un articolo di Michael Ratcliff pubblicato su Prospect si dice che i tre protagonisti siano basati sulle figure di Cyril Connolly (qui, su Wikipedia), Stephen Spender (qui), e Peter Watson (qui), fondatori e direttori di Horizon, straordinaria rivista inglese uscita fra il 1940 e il 1949 (pubblicò da Virginia Woolf a Paul Klee, da Christopher Isherwood a Bertrand Russell), e questo lo connota come romanzo a chiave, cosa non intuibile dai dati reperibili sull’edizione italiana, se non per un pubblico colto che conosca le biografie dei tre, sottraendogli molto del suo valore e molto del divertimento della lettura.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

Su Amazon, fra i commenti ai libri di Average American, si trova un’ottimo riassunto della trama, oltre ad alcuni dati utili. E’ in inglese, ma è molto breve e molto comprensibile; non so quali siano le sue fonti, dunque non posso far verifica, così lo cito per intero:
Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

“This novel was first published anonymously in 1958, but was written in the late 1940’s. I have a 1986 edition from Gay Modern Classics with an excellent and informative introduction by Philip Core. The story is set in London and it revolves around Patrick, an older very wealthy gay man who collects art, and Nicholas, a younger man who he has brought to London. The character of Patrick is extremely manipulative and the circle of friends of both Patrick and Nicholas make for a rather campy satire of people using other people. Gay life at the time is described for both the upper and lower classes, but done without slowing down the action. The novel is an easy read – at times amusing – and overall rather enjoyable. A different kind of gay novel especially for the time it was written.”.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 2

Ci vogliono competenze e saperi che io non ho per commentare degnamente questo libro. Dovrebbe essere Fabio Cleto a scriverne, il curatore di Camp (ne ho parlato qui), o Luca Scarlini.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

Tutto è messinscena, tutto è decorazione

Tutto qui è minutamente eccessivo. L’incipit è la promessa del tono di tutto il testo, una sola riga, subito seguita dall’a capo: “Era favolosamente ricco. […]”, (p. 9).
Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

Favolosamente ricco è Patrick, rentier -“[…] Fortuna per lui che sua madre fosse morta il giorno dopo che era stato estromesso dall’università. […] doveva alla sua buona stella che non avesse fatto in tempo a modificare il testamento. La vita avrebbe potuto essere ben altrimenti difficile per lui. […]”, (p. 12), e collezionista d’arte -“[…] Purtroppo l’occhio gli cadde sull’incisione di Picasso. […] Sul retro del catalogo scrisse l’indirizzo di Nicholas […]”, (p.18-19), il cui denaro non sembra avere confini, così come la sua supponenza e infinita certezza di sè.
Incapricciato di un giovane giornalista, decide di fondare una rivista d’arte e letteratura al solo fine di poterlo assumere e legare a sè -“[…] Poteva essere divertente finanziare una rivista.”, (p. 37).
Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5
“[…] ‘Dovresti chiamarla Undici’, suggerì Christopher. ‘Era il mio numero di collegio e a undici anni ho avuto la mia prima esperienza sessuale. Mi è stato detto che fosse piuttosto tardiva.’ […]”, (p. 33).
Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5
Inetto e perennemente indeciso, vuoto d’ogni riferimento etico che non sia la mediocrità della propria vaghezza, è Nicholas, sedotto da una promessa di agio, ma incapace di decifrarla, giovane giornalista di provincia, scorto da Patrick ad un funerale: “[…] Come aveva fatto bene ad andare a Rochester a partecipare a quello squallido funerale. A parte, poi, che uno ha il dovere di andare ai funerali dei vecchi servitori di famiglia. Aveva visto Nicholas il momento stesso in cui erano entrati in chiesa, ma per abbordarlo e attaccar bottone aveva dovuto attendere la fine dell’uffizio. […]”, (p. 11).
Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5
Brutto, grasso, dipendente dal denaro e dal prestigio di Patrick, pur se ricco a sua volta, ma straordinario dissipatore di denaro, un tempo suo amante, somigliante ad un babbuino è Ronnie, artista, esteta e designato direttore della rivista, disegnatore di moda, “[…] Lo sai che i miei modelli di vestiti sono già portati da tutte le puttane di Brighton? […]”, (p. 29).
Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5
Poi ci sono Christopher, pittore di grido incerto del proprio valore; il suo modello e amato e da lui disprezzato Michael; Stuart, direttore del Daily Gladiator, giornale scandalistico di enorme successo e Lily, segretaria e moglie supina di Ronnie.

Tutto ruota attorno al tentativo di Patrick di legare a sè come amante Nicholas, e di tutti i mezzi, spropositati, per ottenere questo fine: soprattutto mentire, mentire sempre e manipolare incessantemente ogni relazione, ogni amicizia, esibendo un cinismo assoluto, per la vittoria del quale nessuna cifra è troppo grande. La camera del titolo è la triste stanza d’affitto destinata, come rappresentazione dello squallore, ad accogliere il giovane e provinciale Nicholas ma soprattutto a far risultare massimamente desiderabile il lusso mai immaginato che Patrick gli fa sembrare -e sarebbe, se solo lui capisse le regole del gioco, a sua disposizione.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

La voce narrante aderisce allo sguardo di Patrick, allontanandosene a tratti quando l’azione si sposta lontano da lui, in una doppia funzione: creare un breve distacco dalla materia narrata per mettersi accanto ad un pubblico che si immagina sconcertato, e lasciare spazio ai continui coup de theatre di Patrick, per moltiplicare l’effetto sorpresa e così favorire l’identificazione fra chi legge e la vittima, Nicholas. Il divertimento di Patrick è il divertimento di chi narra, il depistaggio continuo riguardo alle aspettative e agli intenti è il medesimo.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

Una favola?

Ma di fondo chi scrive, anche se flebilmente, si mette dalla parte di Nicholas, e se non a torto il risvolto di copertina usa la parola favola, -e della favola Una camera a Chelsea ha il lieto fine (che non è, coerentemente, il vero amore, nè il raggiungimento del fine immaginato, ma il trionfo del potere del denaro, e del cinismo, e dell’apparenza sulla sostanza) è vero anche che sui protagonisti di questa favola è sospesa una condanna morale che tanto più è negata negli intenti tanto più è radicata in ogni riga. Ma qui sta l’interesse storico, e letterario, del testo, questo abitare una terra ingrata, dove l’affermazione è possibile solo attraverso la negazione, e dove questa lacerazione è calata in un decoro che farebbe sembrare sobri Cocteau e Huysmans.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 5

Nel frattempo Virgina Woolf…

In Una camera a Chelsea tutto vuol essere reso favolosamente meschino, l’artista, l’individuo, ridicolizzato perché svuotato di senso dall’immenso potere del denaro, di fronte al quale ogni velleità si infrange nel ridicolo. Tutto è decorazione, e soprattutto i gesti, le vite intere, e il sublime, che i contemporanei -non da molto usciti dalla Seconda Guerra Mondiale, ricercano, dandogli nome di realismo, qui è sbriciolato e reso ridicolo da una ferocia spietata nell’affermare il falso come unico vero.

Perché questo libro in Italia sia stato dimenticato è facile capire. Sfacciato e irridente, classista ed omofobo, troppo omosessuale e insieme radicalmente conservatore, misogino, così elegantemente camp, capace di giocare col sublime e l’orrido, e soprattutto di una leggerezza radicale, nato accanto a Bloomsbury ma imbarazzante per chi di Bloomsbury ha fatto un mito serio ed intoccabile, è un libro che la cultura italiana non sa dove mettere, ed ha coerentemente dimenticato.

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1961, verso del frontespizio. (part.) 1

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1958, copertina (part.) 3

Riassunto bibliografico:

queer / letteratura inglese / prime edizioni
Una camera a Chelsea
/ Anonimo (Michael Nelson)
1. ed. – Milano : Longanesi. – p. 245 ; 19 x 12,5 cm. – (La Gaja Scienza – 167)
Rilegato, con sovracoperta.
Lire 1600
©1961 Longanesi & C.
©1958 Jonathan Cape LTD
Titolo originale: A Room in Chelsea Square

Anonimo (Michael Nelson), Una camera a Chelsea, Longanesi 1961, copertina (part.) 4

Bravi a Castelvecchi dunque che nel 2012 hanno ripubblicato il testo in una nuova traduzione e per le cure di Riccardo Reim, che compila anche una illuminante Prefazione. Peccato per la veste grafica sideralmente lontana dalla bellezza di quella Longanesi, banalmente corretta, dimenticabile. Sciocco mettere in quarta delle citazioni dai giornali senza chiarire se siano dell’epoca o attuali.

Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Copertina (part.), 3

Questa la presentazione che ne fa Castelvecchi sul sito, e che compare sul risvolto di copertina:

Provocatorio, imbarazzante, misogino, sottilmente sovversivo ma anche radicalmente conservatore, farneticamente gay e al tempo stesso omofobo, questo graffiante divertissement venne pubblicato in Inghilterra, anonimo, nel 1958 (quando ancora nel Regno Unito l’omosessualità era considerata un reato) con enorme scalpore, divenendo nel giro di poche settimane un vero e proprio “caso” letterario e di costume.

Facendo muovere i personaggi in una cornice elegantemente camp con una leggerezza sfacciata e irridente degna, a tratti, di Coward e di Waugh, Un camera a Chelsea narra con caustico sense of humor i mirabolanti tentativi del ricchissimo Patrick per sedurre Nicholas, il giovane e belloccio paysan parvenu da lui attirato a Londra con il miraggio di una brillante carriera giornalistica. Nessun prezzo è troppo caro da pagare – soprattutto materialmente – perché il ragazzo capitoli, e non esistono colpi bassi o sleali che non possano venire usati…Nel giro di una settimana, percorrendo le varie tappe di una favola crudele il cui “lieto fine” non può essere, ovviamente, la vittoria dell’amore bensì quella del più sfrenato cinismo e del brutale potere della ricchezza, il grazioso Nicholas (che non ha il coraggio di accettare fino in fondo le regole del gioco) precipiterà dagli abbaglianti splendori di un lusso mai immaginato a uno stato di assoluta necessità, senza un soldo, senza un lavoro e senza un amico, gettato via come un rottame inservibile…Partita persa: tutto da dimenticare, tutto da ricominciare. Forse qualcuno ha barato.

Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Quarta di copertina (part.), 1

De Una camera a Chelsea ne ha scritto Mauro Fratta su CulturaGay.it:
“[…] L’autore, Michael Nelson, non era tuttavia gay: e, direi, la cosa si vede benissimo leggendo quel che scrive. La storia si può riassumere in poche parole: Patrick, un ricchissimo, eccentrico gay londinese, capriccioso al grado sommo, fatuo nel modo più delirante, si è invaghito di un bellissimo giornalista di provincia […]; ci sono anche i comprimarî: il frocio vanesio, accidioso e gourmand, l’artista, il ragazzo dell’artista e tante figurine minori. Dietro il tono costantemente witty e spumeggiante si celavano numerose punte dirette senza dubbio contro il circolo di Bloomsbury, ma, come suole accadere per la satira ad hominem di ogni tempo, hanno ormai perduto gran parte della loro forza.

[…]

i personaggi sono una galleria di macchiette, il linguaggio e le situazioni divengono ben presto affatto prevedibili; ma dopotutto la forza del libro sta, paradossalmente, proprio in tali caratteristiche, le quali gl’impediscono di essere un romanzo valido, ma ne fanno una gradevole farsa sopra le righe. […]”

Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Incipit (part.), 1Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Dorso, copertina (part.), 1Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Totale di copertina (part.), 1Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Pag. dell'occhiello (part.), 1Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Frontespizio (part.), 1Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Colophon (part.), 1Una camera a Chelsea, di Michael Nelson. Castelvecchi 2013. [resp. grafica non indicata]. Taglio superiore (part.), 1

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