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CLICHY, DEL VECCHIO (da L’Indice dei Libri 5/2013)

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 21 giugno 2013

Cambi d’indirizzo

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Clichy nasce dalle ceneri di Barbés.
Dissesti economici hanno convinto la redazione tutta a dimettersi e a fondare, con l’apporto di Giorgio dell’Arti, una nuova casa editrice, che della prima mantiene l’allure francofila e la fondamentale distribuzione RCS.
A neanche un anno di vita Clichy elenca già 29 titoli per 7 collane, forse un po’ troppe e arruffate, ma tuttavia interessanti.

È divertente nella collana “Gare du Nord”, dedicata alla narrativa francese contemporanea, vedere accanto Marguerite Duras (I miei luoghi) e Françoise Hardy (L’amore folle) o un libro di Cyrille Martinez che ricostruisce in Deux jeunes artistes au chômage –qui tradotto col mediocre Giovani, artisti e disoccupati– la giovinezza pre-fama di Andy Warhol e John Giono insieme a New York; “les petits éléphant” è l’ormai irrinunciabile collana di librini: si comincia con un elogio anticipato del Papa attuale, 128 p.; 11 x 15 cm; 4,90 €; “Beaubourg” è lo strappo maggiore confronto all’alterigia severa e un po’ rocciosa di Barbès: collana pop con dentro un po’ di tutto e con vesti grafiche incoerenti fra loro; “Père Lachaise” forse quella che più meriterà seguire, collana di classici dimenticati, programmaticamente attenta alle traduzioni e agli apparati promette bene, inizia con Stefan Zweig, Estasi di libertà e Viaggi e balene. Scritti inediti, di Hermann Melville; il format della collana prevede anche qualche pagina a disposizione di chi ha tradotto; più inaspettata è “Ro Ro Ro”. Rifacentesi a un’escamotage da dopo guerra in Germania la “Ro Ro Ro” pubblica libri su carta da giornale, in rotativa, che così possono costare 1€. Le notti bianche, Cuore di tenebra, La metamorfosi: leggerli in una forma fisica radicalmente diversa da quella abituale è un’esperienza interessante, la caducità del supporto acuisce il lato fuggevole del testo, esalta la trama, e insieme la spoglia dell’aura di classico che questi titoli hanno.

È un gesto divertente, che spernacchia Newton Compton e gli ebook allo stesso tempo. Hanno un sacco di controindicazioni per reggere sul mercato, anche solo la collocazione –sono necessari degli espositori, ma potrebbe essere un vantaggio-, ma se reggessero, e se i titoli si allargassero a scelte meno drammaticamente banali, sarebbe bello.

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Pochi stand più in là era lo stand di Del Vecchio editore.
Era solo l’autunno dell’anno scorso che la casa editrice di Bracciano riprogettava integralmente la veste grafica di tutte le sue collane –rimodulandole e diminuendole di numero-, cambiava carta e impostazione dei paratesti, passando con un gesto efficace di grado, da casa editrice piccola ma un po’ dimenticabile nella confusione volenterosa di direzioni non ben definite, a casa editrice piccola ma chiara e riconoscibile, che dimostrava coi suoi volumi di aver saputo ragionare non solo sui testi da pubblicare ma sul disegno d’insieme, sulla natura fisica del libro e sul contesto nel quale i volumi avrebbero dovuto confrontarsi.

Era dicembre, a Roma, che a Più Libri più Liberi la Del Vecchio editore si presentava con un numero sufficiente di volumi per far pensare che sì, la direzione giusta era stata presa, e per augurare loro buona fortuna.

A Torino, il mese scorso, preceduta da una campagna breve ma immediatamente riconducibile al suo autore, la Del Vecchio si presenta nella sua terza mutazione: ora i volumi, il nuovo marchio, la comunicazione, tutto, è stato progettato da capo da Maurizio Ceccato / Ifix –che ha appena riprogettato anche la veste grafica di Gaffi-.
Nome di chi traduce sempre in copertina, Del vecchio con questa nuova mutazione prende una via più pop, adottando font e organizzazione della copertina secondo un gusto old vagamente western, dove lievi abrasioni del colore evocano la stampa tipografica e le sue imperfezioni, un gusto molto trendy che forse porterà lettori chic; in quarta, alle informazioni consuete si è preferito una serie di parole, anch’esse come mal stampate; toni più spigliati nei risvolti, i blurb sono all’interno del volume, dopo la pagina dell’occhiello, al recto del colophon, segue una pagina, bianca al verso, con un ritratto di chi ha scritto il libro, a cura dello stesso Ceccato, sovrastante una breve citazione dal testo; infine il frontespizio, che ripropone la copertina, depurata di qualche elemento; la carta è morbida al tatto e la griglia della pagina ariosa.

Sarà la versione definitiva della Del Vecchio editore? Vedremo. Certo non hanno avuto paura di cambiare, o per lo meno non la dimostrano.

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(Appunti, che qui trascrivo in una versione ampliata e corredata di fotografie, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 5 – XXX, Maggio 2013.

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