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I LIBRI: VENDERLI NON BASTA, di Filippo Nicosia

Posted in editoria, note by federico novaro on 19 luglio 2013

Fiere e Saloni, basta. Grazie di cuore, FN

La lettera così intitolata, pubblicata il 9 luglio 2013, è stato il post più letto da che esiste FN. Ci sono stati molti commenti, su fb, su tw, pressoché tutti positivi. Segnale che forse la formula dei Saloni e delle Fiere del libro, dell’editoria ecc. non soddisfano più tanto -diverso è poter dire: io non ci vado-. La mia lettera tentava di dire le ragioni per le quali a me, che non sono editore, sembra che Saloni e Fiere abbiano ormai da tempo fallito il loro intento, che era non solo quello di fare un grande mercatone di carta varia, ma anche di promuovere la lettura. Io aggiungo che ormai non è solo necessario promuovere la lettura a prescindere, ma tentare di dare la possibilità di esercitare una lettura critica. Ho provato a suggerire un modello. Sarei molto contento se attorno a questa lettera e ai suoi temi si sviluppasse un confronto, si potessero fare delle ipotesi, dei bilanci; lo spazio di FN è aperto a chi vuole intervenire; se avete voglia di scrivere che ne pensate inviate a federico [ . ] novaro [ . ] libri [ @ ] gmail.com, ne farò un post che comparirà qui, grazie.

Inizia Filippo Nicosia, che ha scritto una lettera di risposta, la trovate qui sotto dopo la foto di uno stand all’ultimo Salone del Libro; io intanto lo ringrazio

Salone del Libro di Torino

Perché la vendita senza promozione della lettura è una strategia di corto respiro

Caro Federico,
ho letto con molto interesse il tuo pezzo sui saloni, le fiere o le sagre, come sarebbe giusto chiamarle, dell’editoria. Perché sempre di più somigliano a appuntamenti folkloristici spesso slegati dal loro vero obiettivo che dovrebbe essere quello di mostrare e promuovere la produzione libraria nel nostro paese. Il prodotto del lavoro degli editori: i libri.

Che ci sia bisogno di momenti in cui rendersi visibili associando fisicamente gli editori è indubbio, che le occasioni tradizionali non siano più degli appuntamenti culturali, ma accozzaglie di interessi mal coniugati è vero allo stesso modo.
Quello che manca è una visione di lungo respiro. Quello che spaventa è l’inesorabile passività degli editori, degli addetti ai lavori, delle istituzioni.
Ognuno ha la sua parte di responsabilità.

Gli editori alle fiere-sagre cercano un pubblico di lettori, e ne hanno diritto, ma quali lettori? Con quali mezzi li cercano? E in queste occasoni li trovano?
Credo che qualsiasi manifestazione che abbia come scopo quello esclusivo della vendita dei libri sia una manifestazione di per sé fallimentare.

Ci sono le librerie di catena e quelle indipendenti, ci sono gli store on line, gli e-commerce degli editori, i cataloghi digitali ormai sempre più folti.
I saloni, i festival, le fiere dovrebbero servire ad avvicinare non solo chi legge e già compra libri, ma anche chi un lettore non è, chi può diventarlo, chi può farsi incuriosire dai libri.
La pigrizia sta nel pensare che queste occasioni siano frequentate da persone che sanno districarsi tra gli stand, che sanno valutare, che sono in un certo senso svezzate: non è così.
Il visitatore che si trova di fronte la casa edtrice di progetto e lo stand della mortadella compie una pericolosa assimilazione.

Finché il criterio di selezione sarà esclusivamente economico rispetto all’assegnazione degli stand e delle sponsorizzazioni -il Salone del libro di Torino sempre più pubblicitario, e la Fiera di Roma dove non sempre la gestione è trasparente, come ha testimoniato una bellissima inchiesta di Carolina Cutolo su Scrittori in causa– le cose difficilmente cambieranno.

Se per gli editori di qualità fuggire sia una soluzione non saprei dirlo. Io credo di no.
Ma porre la questione al centro del dibattito, come stai cercando di fare, è necessario. Spesso gli editori non coprono neppure i costi di partecipazione alle fiere, allora che senso ha parteciparvi se nemmeno si riesce a far valere un principio elementare come la valorizzazione del lavoro editoriale e culturale?

Più che rinunciare, sarebbe bene farsi sentire in tanti, uniti per una volta, con chi sta facendo dei libri una merce equivalente alla mortadella, alle penne, ai gadgets di ogni sorta; chi sta sottovalutando la grande emorragia di lettori che c’è stata negli ultimi anni complice la crisi.

Forse il mio discorso è troppo retorico, ma perché rinunciare a degli spazi, quando si dovrebbe pretenderli diversi?
Certo sono d’accordo con te: non credo ci sia altra strada se non quella di mettere al centro di questi o di altri appuntamenti futuri e nuovi, i libri e i lettori che sono in cerca di storie una cosa di cui tutti, proprio tutti, abbiamo bisogno.

Salone del Libro di Torino

Filippo Nicosia, nato a Messina trent’anni fa, vive a Roma dove da anni lavora nell’editoria indipendente. Insieme a Alessandro De Santis dirige la collana di narrativa italiana “Luminol” delle Edizioni Socrates. Suoi racconti sono apparsi nell’antologia Si sente la voce, i migliori racconti di 8×8 (CartaCanta 2012), Cadillac, Vicolo Cannery e “F” periodico di Flanerì. È ideatore e curatore dei reading collettivi e non promozionali I Lettori Selvaggi e della libreria itinerante Pianissimo – libri sulla strada.

La lettera di FN: Fiere e Saloni, basta. Grazie di cuore, FN

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