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:due punti edizioni: LA RESA DEFINITIVA

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 2 settembre 2013

abbeʧe’darjo / FN. D

Quel ch’è fatto è reso

Con la fine dell’estate ricomincia l’anno e questa mi sembra la notizia d’editoria più significativa con la quale ricominciare (insieme a Pianissimo, per il quale rimando a un prossimo post).

Non che sia una bella notizia. Ma neanche credo sia una notizia terribile sulla quale chinarsi nel compianto.

Dicono bene sulla pagina fb i tre editori di :due punti edizioni rispondendo a un commento:

“ma adesso vi distribuirete da soli? (quelle copie sciupate fanno parecchia rabbia…come se non bastasse…)” [Filomena Grimaldi]

“Sì | MA NON DA SOLI: ci distribuiamo da soli, saltiamo intermediazioni che non funzionano più e ci prendiamo tutti i rischi economici (lo facevamo già) condividendo quelli commerciali alla pari con i LIBRAI indipendenti che credono al nostro progetto, e poi ci sostengono i LETTTORI con i loro ordini (anche online).

Sì | RABBIA: vedere libri stampati per essere macerati fa davvero rabbia, come anche trovarsi davanti a libri trattati come spazzatura. A fare davvero male è il pensiero che non sia una cosa anomala, ma che questo – fuor di metafora – sia in fondo il vero ciclo economico dell’editoria in Italia: qualcosa di ipocrita, antiecologico, autolesionista, dilatorio, fittizio e che si conclude con un grande spreco in fondo alla pattumiera.”
[:rs]

La resa definitiva è il titolo del video che :due punti edizioni ha messo su YouTube: testimonia dell’arrivo -a casa- dell’invenduto, spedito dal distributore con il quale la casa editrice ha interrotto il rapporto.

Sono mesi -anni?- che andiamo dicendo che la stortura immobilizzante del mercato, compiuta giorno dopo giorno con sempre maggior determinazione, da parte dei pochi grandi gruppi editoriali in Italia, ha fra le sue strategie la desertificazione di tutto ciò che non appartiene loro. Quando una così grande forza è in mano a così pochi è facile che piuttosto che mettersi lì a scervellarsi su cosa fare per aumentare le dimensioni del mercato ci si concentri sull’eliminazione di ogni altra scelta alternativa. Sono metodi corsari, metodi vecchi e indegni, che Paperon de’ Paperoni ha abbandonato da almeno un trent’ennio. In Italia invece si può.

Si sa, in Italia è permesso ad una medesima proprietà di possedere l’intera filiera libraria, dalle agenzie di scouting, al contratto con chi scrive, alla produzione materiale, alla comunicazione, alla distribuzione, al punto vendita.

Chi si barcamena negli spazi interstiziali fatica mille volte quello che dovrebbe faticare se il mercato non fosse preda di chi può agire in regime di concorrenza sleale sempre e comunque.

Si sa che FN non pensa che piccolo è bello, che le piccole case editrici siano di per sé cosa bella, anzi, anzi, anzi. Detto questo è innegabile che per chi non ha assunto come verità unica il fatto che una casa editrice sia soltanto un impresa che vende modi per riempire il proprio tempo e il proprio narcisismo -rispettabile in quanto tale, naturalmente- ha vita molto difficile. Che magari fai pure dei bei libri, magari riesci pure a rispettare una scrittura che non sia uniformata al gusto medio del redattore o redattrice di D di Repubblica, magari riesci pure a trovare i soldi per farlo, ma poi tutto si schianta contro un muro degno della più sterta economia di stato -solo che è privata.

Stare a insistere è possibile, ci sono marchi che ce la fanno, ma a veder così sembra che la quantità di energia richiesta sia così tanta, così inutile, che forse sarebbe meglio andarsene.

Andarsene da un’altra parte, provare a stringere nuovi legami, fra chi scrive, chi seleziona e stampa -o compone in un ebook-, chi vende, chi legge.

Per decenni s’è pensato che basta che fossero di carta e c’avessero una copertina e allora erano dei libri, erano la stessa cosa. Non è più così, se mai lo è stato.

Don Brown non è il piccolo inedito di Perec che non è il Codice medievale che non è il saggio di cultural studies che non sono un YB che non è la raccolta inedita di poesie che non è un libro d’artista.

Perché diavolo dovrebbero essere venduti negli stessi posti, alle stesse persone, negli stessi modi?

:due punti edizioni ragiona da tempo su cosa sia fare l’editore oggi -e se sia necessariamente una questione di libri; SUR ha provato un nuovo patto distributivo, Pianissimo si interroga su cosa voglia dire vendere i libri.

Insomma, strade ce n’è.

Intanto: La resa definitiva

Ah, e qui un mio articolo uscito quando i :due punti s’inventarono Hypercorpus


abbeʧe’darjo / FN. D

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