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LA GRAFICA E IL FUTURO DELLE LIBRERIE, di Riccardo Falcinelli

Posted in editoria, note by federico novaro on 17 settembre 2013

La grafica e il futuro delle librerie

(FN è molto contento di ospitare un intervento di Riccardo Falcinelli. Ancor più è contento di ospitare questo intervento. Parliamo da tanto di crisi delle librerie -molto criticando, poco proponendo-. Falcinelli, da grafico, propone un modello possibile, che non si limita a agire sulla struttura -librerie più grandi, librerie più piccole, librerie indipendenti, di catena, con le Focaccerie, monotematiche, punti d’incontro, cattedrali alla memoria-, ma parte dallo stato di fatto -per un verso o per l’altro, per una ragione o per l’altra, nessuna libreria può più pensare di accontentare il proprio pubblico davvero. Troppo vincolanti le strutture della distribuzione per sperare di poterlo fare, troppe le alternative forse insoddisfacenti ma di facilissimo accesso.

Questa che espone Falcinelli qui sotto è un’ipotesi che a me convince interamente, e d’ora in poi la farò mia senza deflettere)

(le immagini piccole sono fotografie di particolari di Fare i libri, di Riccardo Falcinelli, minimum fax 2011)

Senza titolo

 La grafica e il futuro delle librerie

Da qualche tempo, quando qualcuno viene a sapere che mi occupo di copertine di libri, non può fare a meno di dirmi: beh tra un po’ non avrai più un lavoro! Nella sua testa è ovvio che i libri elettronici sostituiranno quelli di carta e che i libri del futuro (anche quei pochi di carta) non avranno bisogno di copertine, ritenute uno strumento di marketing necessario solo alle librerie tradizionali (che ovviamente non esisteranno più).

Nel pensiero comune è diffusa un’idea debole della grafica che la assimila alla pubblicità e al suo proverbiale ruolo di persuasore occulto. C’è poi anche l’idea, un po’ iconoclasta, che il digitale libererà il pensiero, le idee (lo spirito?) dalla materia che le tiene prigioniere. Perché come dice un vecchio adagio: non si giudica un libro dalla copertina.
Proverò a sfatare questi luoghi comuni (un po’ moraleggianti), proponendo anche un possibile futuro per i lettori e le librerie.

FALCINELLI_6

Immaginate di entrare in una libreria – una di quelle grandi, tipo supermercato – e di trovare tutti libri graficamente uguali: tutti bianchi con autore e titolo in nero, tutti della stessa font. Si tratta di un’immagine onirica e improbabile tanto da somigliare a un’installazione di arte contemporanea.
È chiaro che le copertine oltre a sedurre svolgono un ruolo cruciale per il lettore, sono una bussola che con pochi segni ci dice dove siamo: una copertina bianca con un quadrato colorato dice al lettore che siamo dalle parti della saggistica Einaudi; una foto dai toni freddi con lettering robusto si riconosce come thriller.
Non è solo questione di persuadere ma pure (e soprattutto) di orientare.

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Proviamo a fare un esperimento simile con una libreria online: cerchiamo la parola “adelphi” su amazon.it. Visualizziamo il risultato della ricerca e vediamo poi cosa accade se priviamo quella pagina delle sue copertine: non solo scompare l’adelphità, ma ci troviamo respinti da un muro di righe di testo in cui è difficile scegliere un libro, a meno che, come quando ci si muove tra bibliografie accademiche, non sappiamo già bene dove vogliamo arrivare.

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Se credete che questo valga solo per i lettori forti o colti vi presento lo stesso gioco con alcuni titoli di best-seller popolari come quelli di Newton Compton: anche qui se tolgo le copertine scompare il libro e il romanticismo: niente più diamanti, niente più Tiffany.

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L’associazione italiana editori conferma che su internet i libri dotati di una piccola cover in jpeg vendono di più di quelli che non ce l’hanno.
Per i designer si tratta a questo punto di progettare copertine che funzionino anche piccole come francobolli. Ma del resto chi progetta best-seller questa cosa l’ha sempre saputa: una copertina deve funzionare anche vista a distanza da chi passa frettolosamente davanti a una vetrina, e in questo caso l’impressione retinica della cover è sempre stata piccola come se si guardasse un francobollo.

La copertina è un pezzo di un sistema complesso che dà forma (fisica o psicologica) al libro: immaginare oggetti esclusivamente virtuali è una semplificazione ben lontana dal modo con cui trattiamo la realtà, non solo quella dei libri. Ad esempio le vecchie foto stampate da rullino possiedono un’autorevolezza e una forza ontologica dovuta allo spazio preciso che occupano dentro gli album o nelle scatole, forza che i milioni di file dispersi nei nostri computer non hanno più.

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Molto probabilmente saranno proprio i best-seller del futuro ad aver bisogno di un packaging adeguato come strumento di visibilità, magari solo per allestire le vetrine.
Di questi libri, la maggior parte sarà venduta in e-book ma sarà necessario disporre di una minoranza cartacea da usare anzitutto come simulacro: espositore, vetrina, display.
Oggi i lettori comprano la versione digitale di un libro che esiste “veramente” da un’altra parte e senza quell’oggetto potenziale, senza quella garanzia psicologica sarebbe tutto più difficile. Il paragone con il mercato discografico è improprio: del libro possediamo un’idea di tangibilità che la musica non ha mai avuto.

Dopotutto, anche se non è immediatamente evidente, i libri esposti sugli scaffali dei punti vendita o nelle vetrine sono allo stesso tempo i libri “veri” ma anche la loro rappresentazione. Senza quest’ultima è difficile per un editore far risaltare i propri libri in mezzo a migliaia di altri esemplari.
Da una parte ci sono strumenti nuovi e sofisticati: come gli algoritmi stile Amazon che ci consigliano un titolo perché abbiamo comprato qualcos’altro di simile; ci sono le recensioni e i blog; ma a questi nuovi mezzi manca quella virtù che avevano le librerie di farci scoprire un libro per caso, passeggiando o perdendo tempo (piacere per il lettore, occasione di guadagno per l’editore).
Tra qualche anno ci capiterà forse di ricordare con nostalgia i giorni in cui, durante le nostre passeggiate, ci si fermava alla Feltrinelli, per passare il tempo, per consumare un rituale come può esserlo un caffè sorseggiato al tavolino di un bar. Questo modello è destinato all’estinzione?

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L’attuale crisi del libro è, tra le altre cose, anche una crisi dei lettori deboli, che hanno spostato il loro budget su fonti di intrattenimento alternative
. Il nemico non sembra però l’e-book, bensì il device (iPad, Kindle o telefonino) che moltiplica le attività possibili: non solo libri ma pure film, serie tv, videogiochi, social e chat.
Eppure i lettori continueranno a esistere.

Anche i lettori forti comprano sempre meno in libreria, molti perché, a quanto dicono, non trovano più le cose che li interessano: semplicemente le librerie non hanno spazio per tenerle.


Ha senso trascurare i lettori forti?
La soluzione per rilanciare le librerie potrebbe essere dietro l’angolo.

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Se le si trasformasse in show-room, esponendo una sola copia di ogni titolo per mantenere la visibilità di un catalogo enorme
. Il tutto integrato con caffetteria, cartoleria e tutto ciò che può allietare una passeggiata. Così i libri (e la loro grafica) potenzierebbero il loro ruolo di rappresentazione e display.

Funzionerebbe così: una volta dentro si prende il libro che si desidera, lo si passa al lettore ottico e l’ordine è fatto, come su Amazon ma con più coinvolgimento: in 24 ore si riceve la copia a casa (se la si vuole cartacea) o subito sul tablet se si preferisce il digitale, mentre dei titoli di nicchia si avrà una copia print-on-demand.

Non è fantascienza: le librerie Taschen sparse per il mondo sono anzitutto la messa in scena del loro catalogo, un display spalmato su metri quadri percorribili.
Certo, Taschen è l’anti e-book per eccellenza, fatto per essere sfogliato, per arredare, guardato ma poco letto. Eppure l’idea che i libri siano un’esperienza esclusivamente immateriale è frutto di un malinteso: si confonde il libro con l’esperienza della lettura facendo coincidere tutti i libri con i romanzi (quando qualcuno dice che gli piace leggere sottintende “romanzi”).

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Il libro è indubbiamente la lettura, ma è pure altro: ad esempio c’è qualcosa di sensato ed elegante nell’arredare il proprio spazio quotidiano con libri letti e amati. Credere che una cosa esista, serva o vada usata in un unico modo è moralistico (è giusto così e non colà).

I moralisti più rigorosi vi spiegheranno ad esempio che la lingua serve per deglutire i cibi o per parlare, ma chiunque abbia un rapporto complesso col mondo sa che la lingua serve pure per assaporare, per schioccarla e farci rumori, per fare le linguacce, per baciare (in più modi) e ovviamente per farci i palloni con la gomma americana.

Senza titolo

Riccardo Falcinelli (Roma 1973), grafico e teorico del design, ha progettato libri e collane per i maggiori editori italiani tra cui Einaudi Stile libero, minimum fax, Laterza, Carocci. È autore di Guardare, pensare, progettare sul rapporto tra neuroscienze e design e Fare i libri il racconto di dieci anni di progetti editoriali per minimum fax. Insieme a Marta Poggi, ha scritto e disegnato i graphic novel Cardiaferrania, L’allegra fattoria (minimum fax) e Grafogrifo (Einaudi).

5 Risposte

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  1. Salvo Geraci said, on 17 settembre 2013 at 10:40 am

    Articolo positivamente visionario! Pregevole…

  2. Francesca said, on 17 settembre 2013 at 10:44 am

    Interessante punto di vista. Ho lanciato la riflessione anche in questo gruppo di librai, vediamo che ne pensano i diretti interessati https://www.facebook.com/groups/213446522128316/permalink/327753950697572/ E gli editori? Che ne pensano gli editori?

  3. anna albano said, on 19 settembre 2013 at 12:33 am

    L’ha ribloggato su cose da librie ha commentato:
    Pubblico molto volentieri un bel contributo di Riccardo Falcinelli (scoprite chi è, se già non lo sapete, in calce al suo articolo), ospitato dal blog di Federico Novaro. Spassatevela.

  4. Benedetta Saglietti said, on 24 settembre 2013 at 2:22 pm

    Reblogged this on Benedetta Saglietti and commented:
    Da leggere

  5. […] importanza nella scelta di un ebook. Non a caso ne ha recentemente discusso Riccardo Falcinelli in questo suo intervento, confermando che i lettori si lasciano ancora incuriosire dall’”involucro” del […]


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