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Del come e del perché GEORGE R. R. MARTIN è un plagiatore, di Natalia Gildi

Posted in editoria, note by federico novaro on 11 ottobre 2013

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(FN non sa niente di fantasy e perciò mai se n’è occupato, ma quando Natalia Gildi gli ha mandato l’articolo che potete leggere qui sotto s’è detto: oibò! È un piccolo spiraglio, ma ci racconta come ci sia un mondo editoriale del quale critici e osservatori poco si occupano, sempre pronti a censurare le virgole degli autori comme il faut e dimentichi di innumerevoli testi che vanno in mano spesso a primi lettori e lettrici. Insomma: questo è un primo inizio, FN spera tanto che Gildi ci racconti presto altre cose. Intanto le dà il benvenuto. Molte lettrici e lettori di FN inferiranno la giovane età di Gildi dal considerare dimenticata Marion Zimmer Bradley, che, autrice della saga di Avalon, fu e resta molto famosa per chi sia nato prima degli anni ’80. Ma, accidenti, il tempo passa e questa è una buona testimonianza di come cose che si credono presenti siano in realtà passate. Grazie a Gildi per ricordarcelo.)

 

Del come e del perché George R. R. Martin è un plagiatore, di Natalia Gildi

George Raymond Richard Martin è noto in tutto il mondo grazie alla saga fantasy non ancora conclusa di Game Of Thrones, in italiano Il Trono di Spade: ambientati negli immaginari Sette Regni, i suoi libri si concentrano perlopiù sugli intrighi di corte (e non), le faide presenti tra le maggiori famiglie dei Regni e sui partecipanti al Gioco del Trono. Ovvero: dopo la morte del compianto re Robert Baratheon, chi siederà al suo posto?

Ho letto tutti i romanzi della saga in pochissimo tempo, adorandoli, sennonché poco tempo dopo aver finito La Danza dei Draghi, ultimo romanzo finora pubblicato, mi è capitato sotto mano La Donna del Falco, prima edizione americana 1982 (quattordici anni prima de Il Trono di Spade), edito in Italia da TEA, scritto da un’autrice di fantasy-fantascienza morta da una quindicina d’anni e ormai purtroppo quasi dimenticata: Marion Zimmer Bradley.
Eppure un tempo doveva essere piuttosto famosa, visto che i suoi libri (per quanto molti di loro affrontino – con tono leggero, chiaramente, si tratta pur sempre di romanzi per ragazzi – tematiche piuttosto delicate, specialmente l’omofobia) sono stati tutti pubblicati in Italia tra gli anni ‘80 e ’90.

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L’autrice stessa fra l’altro – si è scoperto dopo la sua morte – era omosessuale e pubblicò, in giovane età e sotto pseudonimo, racconti e romanzi autobiografici, ormai introvabili, in cui narrava di relazioni da lei avute con alcune donne.
In La Donna del Falco, dicevo, si riscontrano numerosi elementi simili, se non identici, a quelli che appaiono nei libri di Martin.

La protagonista del romanzo è Romilda, una ragazza del pianeta immaginario chiamato Darkover, che ha ereditato dal padre il Potere. Esistono su Darkover diversi tipi di Potere, che cambiano a seconda della famiglia – ma questo è irrilevante: la cosa importante è che il potere di Romilda è diventare un tutt’uno con la mente degli animali. Quando ciò accade, lei perde momentaneamente conoscenza. Ora, chi conosce le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco saprà che i metamorfi come gli appartenenti alla famiglia degli Stark si comportano esattamente allo stesso modo.

Romilda ha tre fratelli e una sorella. Uno dei fratelli studia in un monastero tra i ghiacci (molti a Darkover sono Cristiani, chi non lo è prega il Signore della Luce; nei Sette Regni alcuni venerano R’hllor, Signore della Luce. Un caso?)  sulle montagne al confine delle Sette Nazioni di Darkover (Sette Nazioni come Sette Regni?), i cui monaci giurano di “non prendere mai parte alle contese degli uomini”. Il confine ultimo dei Sette Regni è delimitato da una enorme Barriera di ghiaccio e pietra, sulla quale vegliano i Guardiani della Notte. Indovinate un po’ cosa bisogna – fra le altre cose – giurare per poter entrare a far parte di questa confraternita?

Il suddetto fratello di Romilda, Darren, un bel giorno torna a casa dal monastero portando con se un amico. Il nome di questo amico? Alderic Castamir. E chi potrebbe mai dimenticare il lord di Castamere, colui che in Game Of Thrones osò opporsi a Tywin Lannister?
“And so he spoke, and so he spoke,that lord of Castamere,but now the rain sweep over his hall,with no one there to hear.”
[“E così parlò, e così parlò, quel lord di Castamere, ma ora la pioggia piange sul suo salone, con nessuno lì ad ascoltarla”, versi finali di The Rains Of Castamere, cantata dai The National per la serie televisiva de Il Trono di Spade]

Romilda scappa di casa e segue in guerra un sovrano spodestato, occupandosi dei suoi uccelli-spia nel corso delle battaglie. Battaglie che si rivelano tragiche non tanto per l’abilità bellica dei nemici quanto per l’utilizzo da parte loro della pece stregata, una sostanza infiammabile impossibile da spegnere, che brucia fino all’osso cose e persone e viene alimentata persino dall’acqua. Il chiaro rimando è all’Altofuoco creato dai piromanti di Martin, anche se è possibile che in questo caso entrambi gli autori abbiano preso spunto dal fuoco greco usato dai Bizantini per bruciare le navi nemiche nel corso delle battaglie.

Durante una battaglia il migliore amico del re, Orain, viene catturato dall’esercito nemico, che si barrica in una città lasciando che il re la assedi. Ogni giorno al sovrano giunge, tramite un messaggero, un “pezzo” di Orain: un dito, un orecchio…
Ramsay Bolton, in Game Of Thrones esegue la medesima operazione con Reek, alias Theon Greyjoy, spedendo un pezzo della pelle del suddetto ad ogni suo familiare.
Romilda, calmando i cani di guardia grazie al suo Potere, riesce a penetrare nella città addormentata, sfilando Orain sotto il naso dei suoi torturatori. Nei Sette Regni durante la battaglia di Duskendale, nel corso della notte Ser Barristan Selmy porta di nascosto in salvo Aerys il Folle, prigioniero del lord della cittadina, riportandolo vivo e vegeto all’esercito reale, che tiene sotto assedio Duskendale.

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In conclusione, uno dei più celebri scrittori fantasy degli anni 2000 è riuscito a infilare in dodici libri (mi riferisco ovviamente all’edizione italiana) un intero romanzo di un’autrice semi-sconosciuta, peraltro morta. Vedete da voi che sono un po’ troppi gli elementi che coincidono perché si tratti semplicemente di un caso…

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12 Risposte

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  1. mara fam said, on 11 ottobre 2013 at 3:06 pm

    Tutti gli artisti rubano un po’ dai predecessori. Certo, se Martin non avesse mai tributato omaggi alla Zimmer Bradley sarebbe un po’ un difetto…

  2. Raffa said, on 11 ottobre 2013 at 10:45 pm

    Marion Zimmer Bradley non è affatto semi-sconosciuta. Il fatto che tu lo ripeta per ben due volte nel tuo articolo inficia ogni ragione che tu potessi avere.

  3. federico novaro said, on 11 ottobre 2013 at 10:52 pm

    argomento un po’ debole. Marion Zimmer Bradle non è affatto semi-sconosciuta, per chi? Questo è il punto. Il tempo passa, passa e cancella.

  4. Raffa Ella said, on 11 ottobre 2013 at 11:01 pm

    http://en.wikipedia.org/wiki/Marion_Zimmer_Bradley
    Io ho letto tutto quello che (non di fantascienza) è stato tradotto in italiano. Qualcosa perfino postuma, ma dopo la morte la sua penna è peggiorata.
    Se tu credi che sia semi-sconosciuta, vuol dire che hai delle grosse lacune letterarie. E dovresti rimediare al più presto, secondo me.

  5. federico novaro said, on 11 ottobre 2013 at 11:03 pm

    aprrovo il messaggio solo per dire che qui questi toni non sono graditi. soprattutto non è gradito ricevere 4 commenti simili se non uguali da quattro indirizzi diversi. perciò o i prossimi contengono delle cose interessanti o saranno cestinati. grazie, fn

  6. Strix said, on 14 ottobre 2013 at 11:26 am

    Definire Marion Zimmer Bradley “autrice semi sconosciuta” è un’ottimo metro per definire quest’articolo.
    Darkover è una delle saghe più celebri del panorama fantasy mondiale, la Bradley è talmente famosa che, giusto a seguire un pochino l’ambiente, non si può fare a meno di trovarsi a leggere discussioni in cui, se lei non è il perno, viene almeno citata.
    Le sue eroine “femministe” sono celeberrime (particolarmente non le ho mai digerite un gran che. Il suo romanzo che preferisco è “la casa tra i mondi” dove non vi sono impavide principesse o altere sacerdotesse, nelle cui mani è posto il destino dell’universo.)
    Nemmeno lei si è inventata un gran che, a volerla dire tutta, dal momento che pesca a piene mani dal mito e dalla storia, com’è normale che sia.
    Un’autore può anche citarne un’altro, omaggiarlo, ispirarvisi. Non c’è nulla di male in questo.
    Di certo i libri di Martin sono MOLTO diversi da quelli della Bradley, se non altro per il ruolo che la donna riveste nello scrivere dei due autori. (un’eroina della Bradley, nell’universo di Martin, durerebbe molto poco, altro che essere ago della bilancia dell’universo!)
    La ricerca dell’originalità a tutti i costi, purtroppo, a portato solo alla produzione di romanzi a mala pena leggibili. (ma la considerazione non si ferma alla letteratura. In ogni campo creativo, il rifiuto delle influenze e delle tendenze, a portato a brutture come gli orrendi libri illustrati per bambini che un bambino non vorrebbe mai leggere.)

  7. Munky said, on 14 ottobre 2013 at 12:00 pm

    La Zimmer viene considerata ancora adesso “La regina del fantasy” e le sue opere vengono ancora lette.
    Poi, diciamo che gli argomenti di questo supposto “plagio” sono abbastanza risibili: il potere di trasferire la propria mente negli animali sta in migliaia di opere (mi viene in mente Nonnina Ogg nel ciclo delle Streghe di Pratchett, ma sono sicuro che se faccio mente locale trovo migliaia di altri esempi. Ecco, toh: Eric Draven, nel Corvo, usa gli occhi dell’animale per vedere dall’alto. E sono anche ragionevolmente sicuro che se vado a rileggermi i miti greci anche gli dei dell’olimpo potevano fare cose del genere.).
    “La Barriera”: mai sentito parlare di Muraglia Cinese? O del Muro di Berlino? Anche qui le opere che hanno un enorme muro che divide un regno in due sono parecchie, non sto neanche a citarle.
    Il Signore della luce è un altro nome presente in migliaia di opere, in primis nella bibbia dove il dio cristiano è accostato spesso alla luce.

    Mi fermo qui, per pietà, davvero. Il fatto di essere giovani, non è una scusante per non conoscere di cosa si sta parlando, spiacente.

  8. Aurora McLee said, on 14 ottobre 2013 at 12:11 pm

    Dire che il romanzo della Bradley e la saga di Martin non hanno niente in comune sarebbe ancora riduttivo nei confronti della realtà. Tanto per cominciare, la Donna del Falco si colloca all’interno di un intero ciclo letterario, che spazia dal fantasy alla fantascienza dura e pura (a seconda dei romanzi), e che a sua volta non c’entra assolutamente niente con l’opera di Martin. In secondo luogo, la trance e l’empatia con gli animali sono un cliché quasi quanto le battaglie e gli assedi dei castelli, e per inciso, lo svolgersi degli eventi nei due libri è completamente diverso. Occorre davvero avere letto solo questi libri, per trovarci una qualche similitudine.
    Il fatto di definire la Bradley semisconosciuta non merita nemmeno commenti. Passi per chi non sa niente di fantasy, ma qualsiasi appassionato sa (o dovrebbe sapere) che si tratta ‘solo’ dell’autrice che ha sdoganato il concetto di eroina, di protagonista femminile, una cosa da niente, insomma.
    George Martin si è ispirato apertamente e dichiaratamente alla Guerra delle due rose, con eventi che combaciano così tanto che, per sapere cosa succederà nei prossimi volumi, basterebbe studiare un po’ di storia.
    Con le argomentazioni portate in questo articolo, si può dimostrare che Martin ha plagiato qualsiasi cosa, da Omero a Pacific Rim.

  9. Munky said, on 14 ottobre 2013 at 12:11 pm

    Aggiungo anche un altra cosa: si, la Zimmer ha scritto e collaborato con alcuni movimenti gay in età giovanile. Il fatto è che poi s’è sposata DUE VOLTE ed ha avuto tre figli. Forse si confonde lesbismo con femminismo? Ma usare wikipedia, sembrava così brutto?

  10. Natalia Cincillà Casca All'Insù said, on 14 ottobre 2013 at 2:44 pm

    Evidentemente sono sorte delle incomprensioni. Dicendo che oggi la Zimmer Bradley è semi-sconosciuta, intendo dire che nessuno la “scopre”. I suoi libri – a parte qualcuno del ciclo di Avalon – li ho trovati soltanto in librerie dell’usato e alla libreria della Stazione Termini, dove peraltro stavano palesemente da anni, erano tutti impolverati, relegati a un angolino alla fine della sezione fantasy e scontati del venti percento. Inoltre io ho quindici anni, perdonatemi se tra i RAGAZZI nessuno l’ha mai neanche sentita nominare! Ci chiamano “nuove generazioni”, e buona parte di noi anche se non sembra legge. Specialmente fantasy! E ci sono anche veri appassionati, checché voi ne diciate.
    Marion Zimmer Bradley, in tutto ciò, sembra caduta nel dimenticatoio.

    Poi. Capisco come due autori possano ispirarsi agli stessi eventi storici, o alla stessa opera, ma addirittura al punto da trovare un elemento uguale ogni due pagine mi sembrava un’esagerazione. Per questo l’ho scritto.
    Per finire, ho letto almeno un paio di articoli in cui si parlava lungamente della sua omosessualità. So che è stata sposata, ma questo non sempre è indice di eterosessualità o sbaglio? Specialmente parlando di una persona nata nel 1930.

  11. Munky said, on 16 ottobre 2013 at 1:01 pm

    Rubo un commento da un forum in cui si parla di cose molto simili a questa.
    “Il punto non è quali idee vengono tirate fuori, il punto è come lo sviluppi. Mi spiego: conosci Jim Butcher? è uno dei prossimi autori che ho in programma di leggere. Lui ha pubblicato un ciclo chiamato Codex Alera che ha la genesi più stupida che si possa immaginare.

    Ne faccio il riassunto: c’era questo forum (credo di una casa editrice, ma potrei sbagliarmi) in cui infervorava una discussione molto accesa (di quelle in cui la gente ha il BLOC MAIUSCOLO perennemente attivo, per intenderci) tra due opposti schieramenti, che propugnavano le seguenti idee:

    un libro di successo si fonda su ottime idee;
    le idee non contano nulla: il successo deriva da come le sviluppi.

    Butcher apparteneva a questo schieramento. Senonché arriva un tipo che lo sfida pubblicamente a scrivere un best seller partendo da un’idea pessima e Butcher risponde che farà di più: gli dice “tu dammi due idee pessime e io produrrò un gran libro”. Al che questo replica “Molto bene. La mia prima idea è la legione perduta perché ho letto molti libri sulla legione perduta ed erano tutti pessimi. Visto che ti credi tanto bravo, la mia seconda pessima idea sono i Pokemon”.

    Epilogo: Butcher ha si è documentato e ha trovato che i Pokemon sono lgi spiriti guardiani della religione shintoista e ha deciso che la legione perduta era tale perché era passata per un portale dimensionale, come il Triangolo delle Bermuda. Ha chiamato i Pokemon le Furie di Calderon e ha scritto questo libro che è stato così ampiamente apprezzato che adesso il Codex Alera conta qualcosa come sei libri.”

    Se mi impegno posso trovare decine di esempi di questa o quella opera che hanno “rubato”, come dici tu, da altre opere precedenti, ma il punto non è questo. Il punto è prendere un idea inflazionata, filtrarla attraverso i propri gusti e la propria coscienza e poi risputarla fuori.
    Prendi Tarantino: i suoi film sono infarciti da citazioni, scopiazzature, personaggi, presi pari pari da opere precedenti. Poi è la sua sensibilità, il suo filtrare quelle situazioni alla sua maniera a rendere grande ogni suoi film. Probabilmente Martin ha preso spunto su due o tre cose dalla Zimmer. E allora? Non è certo quello che rende i suoi libri dei plagi, né li sminuisce di fronte all’autrice (o a qualsiasi altro).

  12. Coso said, on 18 ottobre 2013 at 3:18 pm

    Esuliamo dal contesto dei libri, ma rimaniamo in tema di “plagi” o presunti tali. Prendiamo il mondo dei Comics. Ci sono personaggi/gruppi che sono il doppione l’uno dell’altro (Freccia Verde/Hawkeye – Supes/Sentry – Doom Patrol/X-Men). Eppure, sono tutti caratterizzati in maniera differente.

    Il fatto che ci siano richiami di elementi comuni a moltissimi Fantasy non mi sembra una cosa così scandalosa, soprattutto alla luce del fatto che gran parte dei libri in maniera più o meno diretta abbiano preso spunto/citato/inserito idee presenti nel Signore degli Anelli (si pensi a Terry Brooks nei suoi primi libri, tanto per fare un esempio).

    Senza contare che poi, il successo di ASoIaF non sta tanto nei personaggi (in quanto tali) o nei loro “poteri”, quanto nel modo in cui sono caratterizzati e il timbro “realistico” della storia.

    Poi, a voler proprio essere pignoli, esclusa la faccenda degli Skinchangers tutti gli elementi del supposto plagio sono particolari di contorno ai fini della storia.

    – Lord Castamere è protagonista di una canzone per dare importanza ai Lannister (io direi che è una citazione/tributo)
    – I Sette Regni lo sono solo di nome, ma non di fatto (al massimo sono tre, adesso). E, anche questo, potrebbe non essere né più ne meno di una citazione/tributo da parte di un autore amante sia dello Sci-Fi sia del Fantasy (e mi pare che la saga da te citata della Zimley faccia parte di entrambi questi generi)
    – Il Wildfire è chiaramente un riferimento al fuoco greco. Non penso sia definibile plagio in alcuna maniera.
    – La Barriera, invece, io l’ho sempre paragonata alla grande muraglia cinese che fu costruita proprio con lo stesso scopo: tenere lontani i nemici.
    – La battaglia di Duskendale è un altro evento passato e, a ben vedere, ininfluente nel corso della storia. E non è di certo un esclusiva della Zimley quella di aver mandato un personaggio nel cuore dell’esercito nemico a salvare qualcun altro.
    – I Nightwatchers, così come i personaggi “neutrali” della Zimley, poi sono un po’ come gli Ent: non prendono dispute nelle grandi guerre e si occupano di proteggere le foreste. Il giuramento, poi, è un po’ alla base di tutte le confraternite (vere o finte che siano).
    – Ramsay Bolton e il fatto che scuoi le persone potrebbe essere, oltre ad un tributo, anche un modo per dare maggiori contorni ad un personaggio che ha il compito di farsi odiare (e che, probabilmente, morirà. O Almeno spero).

    Insomma, più che plagio le definirei citazioni. Potremmo prendere qualunque autore Fantasy e metterci a spulciarne le opere e vedremmo che tutti (o quasi) alla fine hanno preso spunto in molte cose da Papà Tolkien.

    Tutti plagi? Non penso proprio.


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