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Simone Bisantino / IL RAGAZZO A QUATTRO ZAMPE. Caratteri Mobili 2012 [Recensione di F. N.]

Posted in recensioni by federico novaro on 20 novembre 2013

Il ragazzo a quattro zampe
di Simone Bisantino

Editing di Enzo Mansueto
Progetto grafico e impaginazione di Michele Colonna
Illustrazioni di Giuseppe Incampo

cartaceo, brossura, 75 pag.: 10€
caratteri mobili -gli incendiati, 1: Bari 2012

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe. Caratteri Mobili 2012. Pr. grafico e impaginazione: Michele Colonna; ill. di Giuseppe Incampo. Pagina dell'incipit (part.), 1

Il ragazzo a quattro zampe, di Simone Bisantino, è un librino molto corto.
I librini sono una categoria sempre più diffusa, questione di costi e di ricarichi come di diverso uso del tempo rispetto a qualche anno fa e così via. Sono spesso testi brevi, estratti da raccolte, frammenti, racconti pensati per essere letti insieme ad altri e che vengono isolati. Spessissimo sono testi fuori diritti, cosa che rientra nella questione dei costi e dei ricarichi.
Spesso in questi anni il librino insegue il grazioso nella forma editoriale. Nella brevità della quale sono portatori, sia confronto alla produzione dell’autore sia confronto alla pratica della lettura, i librini spesso incarnano qualcosa di monco e anzi questa loro autonomia difettosa è spesso il cuore della loro natura.

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe. Caratteri Mobili 2012. Pr. grafico e impaginazione: Michele Colonna; ill. di Giuseppe Incampo. Segnalibro (part.), 1

Nulla di ciò in questo librino, che è anzi, nella sua dimensione minuta, sovrabbondante.
Bisantino, come il Campani de Nel paese del Magnano, è scrittore di mola e di conserva, che mai darebbero una parola in più per la sola facilità, per ignavia o per tedio. Eppure entrambi –niente li lega nei luoghi, nei caratteri, nei tratti e nei fatti dei loro testi- dipanano un pensiero e una scrittura che torna e ritorna dove già è stata.
Questa sovrabbondanza, in misure così brevi, è etica, prima che esistenziale, prima che di pratica o retorica del proprio discorso. La sovrabbondanza –che si manifesta nel ritornare di certi giri di frasi, di certe luci sulle cose, di sentimenti che compaiono, o fatti, o ricordi, a sostanziare personaggi diversi, che vengono a sembrare uno, non essendolo, o sì, forse- conchiusa in spazi così piccoli –il Ragazzo è di sole 75 pagine, il Magnano di 164- appare come un forte segno di distanza –lo si vorrebbe leggere come disgusto- per la letteratura votata all’entertainment, supportata da editor nutriti da un’idea classista del mercato al quale danno in pasto materiali via via più scadenti, convinti che esso non si meriti altro.

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe. Caratteri Mobili 2012. Pr. grafico e impaginazione: Michele Colonna; ill. di Giuseppe Incampo. Pagine 4 e 5 (part.), 1

Di fronte allo strabordante flusso di parole inutili che colano dai grandi volumoni degli scrittori e delle scrittrici pubblicati in Italia, Campani e Bisantino asciugano, sottraggono, frenano. Non per fortuna scegliendo la facile strada dell’astrazione, o del simbolico, dell’aforistico, del motteggio. Il mondo che entrambi descrivono è, semplicemente come quello di ognuno di noi, complesso, sfumato, imprendibile, doloroso e talvolta felice –irriducibile a ogni semplificazione- e il tentare di comprenderlo è, semplicemente come per chiunque, il loro modo per vivere, per tentare di non essere, dalla vita, sopraffatti.
In quanto scrittori si sono dati come compito il non deflettere nel loro mestiere di fronte a quella complessità e alla necessità di quel tentativo e di provare e restituircene una forma che rappresenti una risposta –o forse meglio: un resoconto- al mistero che per ognuno rappresenta la vita.

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe. Caratteri Mobili 2012. Pr. grafico e impaginazione: Michele Colonna; ill. di Giuseppe Incampo. Ultima pagina del testo (part.), 1

Bisantino racconta di cose terribili. Storie di sesso si dice. Storie piuttosto di fragilità, di esistenze così delicate, così sfibrate da potersi manifestare solo nello spazio impalpabile che può a volte socchiudersi fra le tappe di reiterate sfinite violenze. Nel silenzio sospeso che nasce dopo che la furia che ci ha investito appare placarsi, un istante soltanto, lì ci dice Bisantino, riusciamo, a volte, a vivere.
Siamo lontani da ogni fascinazione virilista della violenza. Non c’è uno sguardo fintamente distante, non c’è il plot. Bisantino non pensa che la vita si riassuma e si comprenda in una storia. È semmai il sapersene sottrarre a darci un barlume di possibilità di cogliere qualcosa che non ci risulti falsificato.

In 75 pagine Bisantino inanella 12 racconti –ma la mancanza di un Indice più ancora che il ritornare d’alcuni nomi, di alcuni tratti, di alcuni sentimenti, ci dice che il testo è unitario-; la sua scrittura –che si immagina lavorata da continue riletture ad alta voce- insegue la dolcezza. In bilico sul precipizio dello stucchevole.
La serenità di lessico e di fraseggio con cui Bisantino racconta di rapporti sessuali consumati fra un padre e suo figlio, di vite squassate dall’eroina, di sguardi sempre offuscati, di marchette –forse debitrici della scrittura di Scott Heim– dagli sguardi che sembrano cadere non appena si affacciano oltre l’orbita degli occhi, di corpi mediocri e stanchi, esclude ogni compiacimento, è anzi sanzionatorio verso chi si avvicinasse alle sue pagine con sguardo –si diceva un tempo- lubrico.

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe. Caratteri Mobili 2012. Pr. grafico e impaginazione: Michele Colonna; ill. di Giuseppe Incampo. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

Bisantino gioca, anche. C’è, lontanissimo, l’eco di uno sberleffo nell’inseguire –come il più consumato dei Coelho- a chiosa di ogni sequenza, un tocco tonale d’incanto. Ma è lì che il testo, giocando uno scacco a chi legge, dimostra la sua forza: non è l’orrore ciò che si sta raccontando, ma la consuetudine.
Niente di ciò che racconta Bisantino –se riusciamo a vedere le nostre vite tentando di andare oltre il racconto che ce ne facciamo- è eccezionale, niente procura –in nessuno- scandalo. Semplicemente il racconto che accettiamo, di noi e delle nostre vite, scorpora ciò che Bisantino racconta e lo relega nell’altrove.
Ancora: non c’è in Bisantino alcun intento riparativo –non cerca Bisantino di illuminare vite oscure, sottraendole al loro invisibile destino. Questo è lasciato ai talk-show, siano televisivi o in forma di romanzo. Bisantino fa semmai il vuoto intorno a chi legge, verso il quale non vi è alcuna solidarietà, seduzione, rapporto di forza giocato in modo complice.

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe. Caratteri Mobili 2012. Pr. grafico e impaginazione: Michele Colonna; ill. di Giuseppe Incampo. Verso della copertina, carta di guardia (part.), 1

L’immaginario al quale Bisantino accede non è in nulla inedito, è tutto lì, in ogni portale porno il cui accesso è più semplice che per un quotidiano, o, imbarocchito, su qualunque magazine di moda, o maldestro, nelle pose dei ragazzini e delle ragazzine che s’affacciano su facebook, pose che a saperle leggere -come si leggono gli affreschi nelle chiese- ci raccontano di quanto essi siano consumatori normali e quotidiani dell’immenso mare del porno, nella cecità opportunista degli occhi degli adulti.

La spia –anche questa remotamente sbeffeggiante- che Bisantino dissemina nel suo testo per segnare lo squallore- è l’accarezzare, gesto che compie spesso, lo zuccheroso. Talvolta i toni, gli snodi delle frasi, gli scenari sembrano scivolati di peso dai diari di qualche adolescente di nessuna lettura, lì, dove l’incanto diventa stucchevole, l’orrore delle vite disperse che Bisantino inscena è abbagliante.

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe. Caratteri Mobili 2012. Pr. grafico e impaginazione: Michele Colonna; ill. di Giuseppe Incampo. Pagina 7 (part.), 1

(contrariamente al solito non ho fatto menzione dell’aspetto grafico e materico del volume. Ma perché già l’ho fatto ampiamente. Che tanto mi piacque che ne scrissi entusiasta su L’Indice e poi come giurato a Buona la prima lo elessi come migliore copertina dell’anno. Per ciò mi son detto: mo’ basta. Parliamo anche un po’ di quel che c’è dentro, visto che è molto bello pure quello.)

(Chi ha pagato il libro? Il libro fu regalato a FN dalla casa editrice caratteri mobili in occasione della Fiera di Roma del 2012. Non credo immaginassero che FN gli avrebbe fatto tutto ‘sto can can attorno, ma visto che ormai è passato un anno da allora staranno anche a dirsi: ma mo’ ne parla? che siamo usciti ch’è già un anno? FN ha tempi rapidi, si sa: implacabili e rapidi)

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