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Fieri delle Fiere? Fiere e Saloni dei libri fanno bene alle case editrici? Una discussione.

Posted in Uncategorized by federico novaro on 3 dicembre 2013

Salone del Libro di Torino

Il Salone del Libro di Torino del 2013 si caratterizzava per l’ampio spazio dato a qualunque cosa. Esigenze di bilancio avevano legittimato la presenza di stand, molto apprezzati, dalle categorie merceologiche le più diverse. Pensa che ti pensa, coi tempi bradipici che lo contraddistinguono, FN pubblicò a fine luglio un pezzo sulla cosa. Il centro del ragionamento era: fiere e saloni sono ancora utili alle case editrici? O ormai non rischiano di essere utili soltanto -e non sempre- nell’immediato riscontro di cassa e basta? Non sarebbe forse necessario un luogo in cui le case editrici possano comunicare quello che fanno, i loro progetti, la loro storia? Chi legge è aiutato o ostacolato, nel suo avvicinarsi alle case editrici e ai libri, da dei luoghi e dei format come le fiere e i saloni?

Naturalmente uscire a metà luglio con un inizio di discussione e sperare di essere letti fu un po’ velleitario. Rispose Filippo Nicosia, prima di partire col viaggio di Pianissimo -risposta concreta a una delle questioni dirimenti: non è che forse le case editrici sono legate a un’idea di lettore che non ha riscontri reali, che è pura immaginazione o desiderio?

Ora, novembre, nei pressi della Fiera della Piccola e Media editoria di Roma, per le cure di Donatella Brindisi, su FN si prova a rilanciare l’argomento.

FIERI DELLE FIERE?

Il primo a intervenire, il 3 dicembre, è stato Marco Baleani, di Quodlibet.

Salone del Libro di Torino

Qui sotto alcuni estratti dei primi tre post e i link per leggerli tutti, su FN.

FN, 9 luglio 2013: FIERE E SALONI, basta. Grazie di cuore, FN

“[…] Non ho nulla contro i Saloni, o le Fiere dei libri in sé. Anche se trovo che il termine fiera sia più onesto. Ma, dopo la Fiera di Roma -Più libri più liberi, Fiera della piccola e media editoria- venendo via mi chiedevo: -ma a che serve? Non è che sottintendessi: a niente. Cercavo di capire a cosa servisse, perché la si facesse. A me sembrava facesse solo male. Male alle case editrici degne di questo nome, al loro lavoro, alla promozione della lettura, ai libri, al pubblico pagante, a chi legge tanto e a chi non legge niente.

[…]

Gli organizzatori dicono che lo fanno per i libri, per aumentare il numero dei lettori, per formare i lettori. Ecco, a me pare che in questo falliscano, e che le case editrici che non sono votate esclusivamente all’entertainment, siano trascinate in questo fallimento, utile solo a fare ciccia in uno spazio che se no sarebbe troppo grande.

[…]

Quali strumenti sono dati a chi -non del mestiere- facendosi un giro per le fiere voglia poter capire che non tutte le case editrici sono uguali? Quali indicazioni per riconoscere un progetto colto e eticamente rispettabile da uno tirato via con sprezzo della decenza?
Nessuno.

[…]

E in questi anni se c’è una falsa verità che è stata detta infinite volte è che casa editrice piccola corrisponda ispo facto a casa editrice buona. Ci sono case editrici piccole e spaventose! E non è certo l’indipendenza a assicurare la bontà dei progetti. Non c’è chi, sapendo di libri, non lo riconosca. Eppure un ammorbante e disperato spirito di corpo spinge a far massa.

[…]

Che fare allora?
Io direi: -primo: andarsene […]”

FIERE E SALONI, basta. Grazie di cuore, FN

Salone del Libro

Filippo Nicosia, 19 luglio 2013: I LIBRI: VENDERLI NON BASTA

“[…] ho letto con molto interesse il tuo pezzo sui saloni, le fiere o le sagre, come sarebbe giusto chiamarle, dell’editoria. Perché sempre di più somigliano a appuntamenti folkloristici spesso slegati dal loro vero obiettivo che dovrebbe essere quello di mostrare e promuovere la produzione libraria nel nostro paese. Il prodotto del lavoro degli editori: i libri.

[…]

Gli editori alle fiere-sagre cercano un pubblico di lettori, e ne hanno diritto, ma quali lettori? Con quali mezzi li cercano? E in queste occasoni li trovano?
Credo che qualsiasi manifestazione che abbia come scopo quello esclusivo della vendita dei libri sia una manifestazione di per sé fallimentare.

[…]

La pigrizia sta nel pensare che queste occasioni siano frequentate da persone che sanno districarsi tra gli stand, che sanno valutare, che sono in un certo senso svezzate: non è così.
Il visitatore che si trova di fronte la casa edtrice di progetto e lo stand della mortadella compie una pericolosa assimilazione.

[…]

Più che rinunciare, sarebbe bene farsi sentire in tanti, uniti per una volta, con chi sta facendo dei libri una merce equivalente alla mortadella, alle penne, ai gadgets di ogni sorta; chi sta sottovalutando la grande emorragia di lettori che c’è stata negli ultimi anni complice la crisi.

Forse il mio discorso è troppo retorico, ma perché rinunciare a degli spazi, quando si dovrebbe pretenderli diversi? […]”

Filippo Nicosia, I LIBRI: VENDERLI NON BASTA

Salone del Libro di Torino

Marco Baleani, 3 dicembre 2013: ECOSISTEMA

“[…] Quello del libro è un ecosistema che sta in piedi perché convivono pesci grandi e piccoli, pesci bellissimi e molto brutti, nobili e poveri, intelligenti e stupidi, coralli preziosi e viscide alghe, un sistema dove tutti hanno bisogno di tutti.

[…]

Spesso si accusa i pesci grandi di esssere la causa del problema, di provocare la crisi del settore e l’appiattimento dell’offerta, mentre a mio avviso quella dei grandi era ed è sostanzialmente una strategia di difesa di fronte a un problema ancor più grande di loro.

[…]

bisogna portare acqua in questo mare, il che, tradotto, vuol dire che non dobbiamo arroccarci sui lettori forti, quelli che ci seguirebbero comunque e qualunque cosa accadesse (ebook compresi): il libro, nelle sue diverse forme e accezioni, deve tornare ad essere un oggetto popolare, di consumo.

[…]

Nel mondo dei libri, dell’industria culturale, il successo di un titolo, per quanto guidato da marketing ecc…, è in fondo decretato dai lettori che lo acquistano e lo leggono. In questo senso una fiera tipo “Librissima” può essere interessante per i lettori forti, per coloro che riconoscono l’autorevolezza della critica, dei librai o di chi a vario titolo si assume il compito di selezionare chi entra e chi no, ma rischia di essere molto distante dall’obbiettivo di rendere di nuovo popolare la lettura […]”

Marco Baleani, Ecosistema

Salone del Libro di Torino

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