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DEEP DEEP, da :due punti edizioni (da L’indice dei Libri, 1 / 2014)

Posted in editoria, notizie by federico novaro on 21 gennaio 2014

Ripensare sempre, ripensare tutto

abbeʧe’darjo / FN. D

Se i testi si smaterializzano, c’è da chiedersi se questo non avvenga anche a chi li fa; in una forma anzi più radicale di dissoluzione e scomparsa. Per chi si occupa di editoria, l’editoria è il mondo o il suo specchio o il filtro attraverso cui vederlo –o leggerlo, come diceva Blumenberg-; per chi non se ne occupa la sensazione è sempre più di vedere una bolla d’acqua piena di pesci autistici che non vedono altro che loro stessi o meglio: per chi non se ne occupa, quel mondo, non esiste né ne avrebbe ragione.

Eppure il discorso intorno all’editoria non è mai stato tanto ricco e caotico e disperato e plurale come ora, conquistando spazi che un tempo non avrebbe saputo come riempire. Il discorso sull’editoria appassiona. Questa passione ha però delle ragioni. Certo il senso di paura come di chi sente che il terreno sta mancandogli sotto i piedi ma anche la sensazione che attorno alla smaterializzazione si giochi una partita che investa l’intera macchina di trasmissione del sapere così come l’abbiamo conosciuta.

Dopo che i libri di carta ne hanno rappresentato il canale privilegiato, in origine per una élite strettissima poi via via sempre più per una platea diffusa, ora sembra che quella platea si contragga all’improvviso, si dilegui. Questa contrazione, i motivi che l’hanno provocata, la velocità con la quale è avvenuta, hanno diffuso una sensazione di panico scomposto.

Fra le varie reazioni, di due, opposte, s’è spesso parlato qui: da una parte il ritorno al libro come “bell’oggetto”, dall’altra una radicale sterzata dei grandi marchi editoriali verso la “varia” e l’entertainment di derivazione soprattutto televisiva. Manca una discussione seria su cosa ne sia in tutto questo della figura dell’editore, cose debba essere ora una casa editrice.
Se l’oggetto che vendi non è più quello, il mestiere che fai resta lo stesso?

:due punti edizioni, da Palermo, ha deciso da tempo di fare delle proprie incertezze riguardo il proprio mestiere comunicazione e ragionamento pubblico. Procedendo per atti successivi che si propongono sempre come tentativi, come esplorazioni, soggetti a rimesse a punto, revisioni, abbandoni. Nella primavera del 2012 aprirono Hypercorpus (crf. L’Indice n. 4 – XXIX, Aprile 2012), che spostava sul digitale una parte del proprio mestiere (“Che è fare libri. E i libri non sono di carta, sono libri.”), poi nell’estate di quest’anno sono usciti dal circuito distributivo per farsene carico in proprio, ora aprono una nuova collana, “deep”, diretta da eFFe.

Il progetto o meglio l’intento è ambizioso ma ormai necessario. Dopo tutta la discussione sugli ebook che si è fatta in questi ultimi due-tre anni, non s’è andati molto oltre alla produzione di pdf. Chi li fa costare di più, chi li fa costare meno, chi li fa lunghi, chi li fa corti, chi li regala, chi li vende prima del cartaceo, chi li rilascia una settimana dopo, chi ci mette le frattaglie, chi i testi immortali. Nessuno che investa –questo il punto, naturalmente- soldi e energie intellettuali, per sfruttare almeno un pochino le vastissime possibilità che l’interrompersi del legame fra testo e carta ha prodotto. “Tutti gli eBook di deep: sono pensati per essere allo stesso tempo autonomi ma non scollegati dal più vasto arsenale di saperi e conoscenze che è la Rete.

Questo significa che abbiamo adottato degli accorgimenti tecnici per far sì che la lettura possa scorrere dall’inizio alla fine senza interruzioni e senza il bisogno di “uscire” dal libro; se tuttavia desideri farlo, l’e-book che hai in mano ti può meglio indirizzare.”. Si è quindi proceduto a un ripensamento forte della struttura di un testo digitale, cercando di coniugare leggibilità lineare con le possibilità centrifughe che il supporto concede e, se non controllato, impone.

Fra le molte innovazioni: le note sono accorpate in box tematici e rese strumenti utili alla lettura, viene da dire, ad essere moderni: all’esperienza della lettura. Il testo così è pluridimensionale ma il muovervisi all’interno è guidato, sorretto dagli strumenti formali applicati; un testo frutto di una pratica, anch’essa in futuro via via ineludibile, fra editore, curatore della collana e autore, dove l’autorialità si frange e ricompone, in opposizione alla pratica del self-publishing che, nel suo solipsismo, appare già ora demodé.

Sembrano piccole cose, ma è attraverso il ragionamento su come la lettura ora può avvenire e l’approntare di conseguenza nuove tecniche, su come i mestieri dell’editoria siano da reinventarsi e su come mutino attese e bisogni di chi legge, che passa il limite fra chi sarà presente e chi non passerà il vaglio degli anni futuri. Il primo titolo, di Fabio Pintarelli, non poteva che essere: Facebook.

(Appunti, che qui trascrivo in una versione ampliata e corredata di fotografie, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 1 – XXXI, Gennaio 2014.

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