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LE COSE CAMBIANO, ISBN 2013. (Federico Novaro inside!)

Posted in Uncategorized by federico novaro on 3 ottobre 2013

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Appiccico paro paro -visto che è un’occasione autopromozionale faccio eccezione- la comunicazione ufficiale

LE COSE CAMBIANO
A cura di Dan Savage e Terry Miller Edizione italiana a cura di Linda Fava
Storie di coming out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita
Prezzo di copertina: 7.90
Prezzo e-commerce: 7.90

Il ricavato della vendita del libro sarà devoluto all’associazione non profit Girls and Boys, promotrice del progetto Le Cose Cambiano

LE PRESENTAZIONI DEL LIBRO

Padova 9 ottobre ore 09.00 Centro Culturale Altinate – San Gaetano – Agorà (incontro per le scuole)
Padova 9 ottobre ore 17.30 Feltrinelli di via San Francesco 7 (incontro aperto al pubblico)
Mestre 10 ottobre ore 11.00 Centro Culturale Candiani – in collaborazione con il Comune di Mestre (incontro per le scuole)
Napoli 21 ottobre ore 11.00 Feltrinelli di via S. Caterina a Chiaia, 23 (incontro per le scuole)
Roma 22 ottobre ore 11.00 Feltrinelli Galleria Alberto Sordi (incontro per le scuole)
Bologna 27 ottobre ore 18.00 Libreria Coop – Festival Gender Bender (incontro aperto al pubblico)
Bologna 28 ottobre ore 11.00 Feltrinelli di Piazza Ravegnana 1 (incontro per le scuole)
Firenze 29 ottobre ore 11 Feltrinelli di via Dei Cerretani 30/32 (incontro per le scuole)
Milano 5 novembre ore 10.00 Feltrinelli di Piazza Piemonte (incontro per le scuole)
Milano Bookcity 23 novembre ore 17.00 Fondazione Portaluppi (incontro aperto al pubblico)

Gli Autori:
CRISTIANA ALICATA · MATTEO B. BIANCHI · ALISON BECHDEL · FRANCESCO BILOTTA · CHAZ BONO · ANDREA BORDONI · REBECCA BROWN · ALDO BUSI · DAVID CAMERON · MILENA CANNAVACCIUOLO · FABIO CINTI · HILLARY CLINTON · KATE CLINTON · ANNA PAOLA CONCIA · IVAN COTRONEO · MICHAEL CUNNINGHAM · DART · FRANCESCO D’AMORE · ELLEN DEGENERES · AVA DODGE · ELLEN FORNEY · BARBARA GAINES · JUAN CARLOS GALAN · TERRY GALLOWAY · GHEMON · LAWRENCE GULLO · DARREN HAYES · MURRAY HILL · MATTHEW ANTHONY HOUCK · SHARON KLEINBAUM · INGRID LAMMINPÄÄ · JESSICA LESHNOFF · VITTORIO LINGIARDI · MARTA MAGNI · KRISSY MAHAN · ANTONIA MONOPOLI · MESHELL NDEGEOCELLO · ANTONELLA NINNI · FEDERICO NOVARO · BARACK OBAMA · SUZE ORMAN · FRANCESCA PARDI · PIERGIORGIO PATERLINI · MILENA PAULON · FYODOR PAVLOV · ALCÌDE PIERANTOZZI · SILVIA PILLONI · GABRIELLE RIVERA · ADAM ROBERTS · RANDY ROBERTS POTTS · GENE ROBINSON · IVAN SCALFAROTTO · CHRISTOPHER A. SCHMITT · DAVID SEDARIS · JAKE SHEARS · MARCELLO SIGNORE · WALTER SITI · LAUREL SLONGWHITE · LORENZA SOLDANI · KAI TREVISAN · URVASHI VAID · NICLA VASSALLO · FRANCESCA VECCHIONI · JEAN VERMETTE · STEFANIA VISCONTI · MICHAEL K. WELLS · LANCE WHARTON

Nel 2010, dopo alcuni suicidi di ragazzi omosessuali vittime delle prese in giro dei loro coetanei, lo scrittore e attivista Dan Savage e suo marito Terry Miller hanno caricato su YouTube un messaggio diretto agli adolescenti che subivano bullismo e discriminazioni a scuola o in famiglia: «Quando avevamo la vostra età» raccontano «è stata dura anche per noi essere gay in mezzo a persone che non ci capivano, ma se oggi potessimo parlare ai quindicenni che eravamo gli diremmo di resistere, perché presto andrà tutto meglio, troveranno degli amici fantastici, troveranno l’amore e un giorno avranno una vita molto più felice di quanto immaginano». È stata la prima di migliaia di testimonianze che hanno dato vita a un sito e a una fenomenale campagna sul web, chiamata It Gets Better. Nel 2013 il progetto è sbarcato anche in Italia, con il nome Le Cose Cambiano. Dall’esperienza e dal successo dell’iniziativa ha preso forma questo libro, che raccoglie i racconti e le testimonianze più belli provenienti dal progetto italiano e da quello americano. Un archivio di buoni consigli, episodi tristi e divertenti e storie a lieto fine, che unisce le parole di personaggi famosi e persone comuni, scrittori, musicisti, attori, comici, studenti, insegnanti, avvocati, attivisti, omosessuali ed eterosessuali, transessuali e queer. Per ricordare a tutti i ragazzi LGBT che stanno affrontando un momento difficile o fanno fatica a immaginare come sarà il loro futuro, che non sono soli, e che le cose presto cambieranno, in positivo.

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Jean-Baptiste Del Amo, IL SALE / Neo edizioni 2013 (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 20 settembre 2013

È in libreria

Il Sale
(Le Sel)
di Jean-Baptiste Del Amo

traduzione di Sabrina Campolongo
progetto grafico e illustrazione di Toni Alfano
fotografia di Sylvain Norget
logo Potlach di Ricky Butler

cartaceo, brossura con alette; 269 pag.; 16€
Neo edizioni -Potlach, Castel di Sangro 2013

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Jean-Baptiste Del Amo (pseudonimo di Jean-Baptiste Garcia) è nato a Toulouse nel 1981.
Il Sale -già tradotto in spagnolo- è il suo secondo romanzo. Nel 2006 riceve il “Prix du jeune écrivain de langue française” per Ne rien faire, un breve racconto. Nel 2008 Gallimard pubblica il suo primo romanzo, Une éducation libertine, molto premiato sino a ricevere, nel 2009, il Goncourt du Premier Roman, il François Mauriac e il Fénéon.

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Verso della q. di cop. (part.), 1

Nel 2010 Gallimard pubblica Le Sel, ora tradotto da Sabrina Campolongo per Neo edizioni.

Nel 2010 Del Amo ha anche scritto la prefazione ad un libro Hervé Guibert, photographe, cosa che da sola lo rende caro a FN (la sparizione dei libri di Guibert non solo dalle librerie, ma dal panorama culturale italiano è triste segno di cosa sia questo Paese: tristo e ignorante)

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Copertina e risv. di cop (part.), 1

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Quarta di copertina (part.), 1

Il sale essendo appena uscito, in rete si trova ancora poco in italiano, perciò si farà qualche citazione in francese.
Intanto si segnala che su Satisfiction è disponibile una breve anteprima del testo.
Jean-Baptiste Del Amo anteprima. Il sale.

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. P. dello stampatore, verso della q. di cop., verso del risv. della q. di cop. (part.), 1

Angelica Gherardi su scrive sul sito SulRomanzo di Une Èducation libertine e conclude:
“[…] Resta che da un giovanissimo scrittore, il ventisettenne Del Amo alla sua prima prova, non ci si aspettava cotanta maestria nella scrittura e altrettanta cultura, un quadro d’epoca così particolareggiato e preciso. Seppur senza alcuna passione e con un po’ di noia, arriverò fino alla fine.

Addendum: L’ho finito. Il seguito è meno scontato di quanto pensassi. Ho deciso: mi è piaciuto. […]”

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Verso di risv. di cop e cop; pag. dell'occhiello (part.), 1

Su Lesdiagonalesdutemp, una sorta di dissezione anatomica de Il Sale:

“[…] au classicisme de sa langue le romancier y ajoute celui de son thème, la description d’une famille, entre famille je vous aime et famille je vous hais.

Le roman qui est le deuxième de son auteur après Une éducation libertine ( prix Goncourt du premier roman en 2009 ), paru également chez Gallimard il y a deux ansest divisé en trois parties qui portent chacune le nom d’une des Parques, Nona, Decima, Norta, représentées dans l’Antiquité comme celles qui tiennent le fil de la vie. Nona tient le fuseau, Decima marque le sort qui échoit à l’individu, Norta coupe le fil. On naît, on vit, on meurt, et « les vivants défigurent la mémoire des morts », écrit Del Amo…
[…]
Le personnage de Jonas prend le pas sur les autres, sans doute au corps défendant du romancier. Il parait si fort un double de l’auteur et l’auto-fiction ayant également, à l’insu cette fois du lecteur, éclipsé récemment les autres formes d’écriture que l’on est tout surpris de lire en quatrième de couverture que Jean-Baptiste Del Amo est né à Toulouse et non à Sète.
[…]
Jonas génère les passages les plus beaux et les plus sensuels du livre: << Il parvenait à se glisser discrètement à genoux au milieu de l’étendue d’eau et d’une colonie de ces oiseaux flamboyant. Jonas éprouvait la nécessité de se masturber sur cet ilot, un appel impérieux auquel il songeait des jour à l’avance… Souvent l’inquiétude d’être surpris, ou le poids de ce qui lui évoquait vaguement un péché – du moins l’idée d’un acte répréhensible – compressaient sa vessie et le forçaient à s’arrêter pour pisser dans un fossé ou sur la souche brune d’un arbre… S’il s’étendait sur le dos, le ciel lui offrait son bleu lavasse que balafraient le vol des mouettes et le sillage des avions. Jonas remontait son tricot de peau et se déculottait. Le plaisir qu’il éprouvait à la sensation du soleil sur son ventre, à l’empoignade de son sexe dans ce berceau de nature brute, à la fois indifférente et complice de son hédonisme, était indicible. Il n’était pas pubère et ne pouvait éjaculer, mais il restait ce qui lui semblait être des heures – et n’était en réalité que des instants bien plus brefs – à se branler au milieu de la digue et des flamants roses.>>.
[…]
Del Amo est plus un écrivain géographe qu’un romancier historien. Certes on peut considérer cette classification arbitraire mais elle dessine une géographie, justement, littéraire pas moins pertinente qu’une autre. […]”

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Pagina dell'esergo (part.), 1

Impressions sur livres, di un blogger canadese, Alain, ne scrive così:

“[…] Dans le style, je ne saurais reprocher à Jean-Baptiste Del Amo le choix d’aucun mot. Bien sur, ses descriptions ont parfois un air très balzacien. La mer, ici, prend toutes les couleurs, tous les sons, toutes les odeurs. Je suis rarement un fervent des descriptions longues, mais ici, elles prennent tout leur sens.

Les trois enfants rendus dans la quarantaine de ce bouquin vous poursuivront longtemps. Et leur mère aussi. Quant à l’autre, je n’en parle même pas. Oubliez tous vos clichés du départ et attendez-vous aux révélations les plus fortes de là où vous vous en attendiez le moins. […]”

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Verso della q. di cop. (part.), 4

Ho provato in tutti i modi di appiccicare qui il video di una sua intervista in occasione dell’uscita de Il Sale, ma invano.
Quindi appiccico qui il link, tristemente.
http://www.ina.fr/video/4282836001

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Verso del risv. di cop e della cop, pag. dell'occh., verso del risv. della q. di cop. (part.), 1

Sul sito della FNAC Del Amo parla de Le Sel. Neanche questo sono stato capace di appiccicare qui.

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Dorso (part.), 1

(chi ha pagato il libro: FN l’ha ricevuto dalla Neo edizioni, via Sabrina Campolungo, la traduttrice, che l’hanno inviato di loro sponte)

Sul filckr di FN trovate tante altre fotografie de Il Sale, di Jean-Baptiste Del Amo

Jean_Baptiste Del Amo, Il sale. Neo edizioni. Prog. graf. e ill.: Toni Alfano. Ritr. fotog b/n dell'aut.: Sylvain Norget. Logo Potlach: Ricky Butler. Copertina (part.), 3

SUMMER LOVE: Addio al bruno e al biondo

Posted in Uncategorized by federico novaro on 18 settembre 2013

SUMMER_LOVE_NOVARO_5,16

Come forse sa chi segue FN, il sito, quest’estate, da metà luglio più o meno, ho cominciato a pubblicare una serie di post titolati SUMMER LOVE.

Volevo, nel calo estivo degli accessi e profittando del tempo che ciascuno ha in vacanza da poter dedicare a letture meno veloci del consueto, provarmi in un esperimento.

Costruire un racconto giorno per giorno -salvo il sabato e domenica-, costruirlo in pubblico.

SUMMER LOVE nasce da un ritrovamento: qualche anno fa mio marito -non ancora marito- ed io trovammo in un mercato dell’usato di Bruxelles, nascosto sotto la neve che era caduta il mattino, un album dei ricordi, un album di fotografie di una coppia di giovani uomini dell’inizio degli anni ’50.

Chi furono? Come decisero di rapprentarsi? Cosa sono gli album dei ricordi?

Queste alcune delle domande alle quali SUMMER LOVE, giorno per giorno, cerca di rispondere.

Non avendo altre indicazioni -leggo le pagine dell’album una per volta raccontandole- ho chiamato i due giovani uomini il Bruno e il Biondo, dal colore dei loro capelli.

SUMMER_LOVE_NOVARO_5,5

Ora siamo arrivati all’ottava pagina, e tutto cambia.

“[…] Ho ipotizzato per tutta l’estate e questo primo scorcio d’autunno che il bruno e il biondo costruissero con l’album un ricordo di sé –della coppia, del bruno e del biondo- che necessitava, per ragioni storiche, per carattere, per volontà, di una sorta di abrasione del mondo e del presente.

Mi era sembrato di vedere nel loro modo di costruirsi per il futuro delle ascendenze riconoscibili nei cicli pittorici medievali, nelle pale d’altare e nei fondali dei film della Disney loro contemporanei.

Loro e loro soltanto, attraverso i mesi e gli anni e i decenni sino alla fine della vita, un amore così fulgido da avere bisogno di brillare come pietra incorrotta, in uno spazio e in un tempo fuori dallo spazio e fuori dal tempo.

E poi oggi giro la pagina per fotografarla (la pratica prevede anche che io fotografi una pagina alla volta: una fotografia della pagina intera, protetta dal foglio di carta semitrasparente che protegge le stampe dall’abrasione della pagina opposta, e una fotografia di ogni immagine singola –è lì che inizio a vedere, ma l’indagine vera è poi fatta al computer, una volta lavorate le immagine per renderle più leggibili calibrando i contrasti e la saturazione, ingrandendole nel tentativo frustrato di trovare cose che non vedo a occhio nudo-) e la pagina che ho davanti mi presenta una folla di persone, fotografie quasi d’occasione –dov’è quel controllo che il bruno sembrava non poter smettere di esercitare nello scegliere le inquadrature, i fondali, le pose?- e sotto a ogni persona: un nome. […]”

 

Il Bruno e il Biondo non ci saranno più, ora hanno un nome.

Quale? Lo sapremo nella prossima puntata.

Qui l’ultima, in cui mi fermo un momento, per la seconda volta, a chiedermi: Cosa sto facendo?

In coda al post troverete tutti i link alle puntate precedenti.

SUMMER LOVE, solo su FN

SUMMER_LOVE_NOVARO_4,12

Christopher Isherwood / ADDIO A BERLINO. Adelphi 2013. (Recensione di Vito de Biasi)

Posted in recensioni by federico novaro on 13 settembre 2013

Addio a Berlino
di Christopher Isherwood

traduzione di Laura Noulian
[responsabilità grafica non indicata]

cartaceo, brossura, sovracoperta incollata al dorso con alette: 252 pag.; 18€
Adelphi, Fabula 257 -Milano 2013

Christopher isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. Frontespizio (part.), 1

“Il sole splende, e Hitler è il padrone di questa città”, si conclude così Addio a Berlino, di Christopher Isherwood, e sicuramente non stiamo rovinando la sorpresa a nessuno, visto che l’opera, appena ripubblicata da Adelphi, racconta degli anni immediatamente precedenti all’ascesa del nazismo, concepita dallo scrittore inglese durante un soggiorno nella capitale tedesca dal 1930 al 1933 e pubblicata per la prima volta nel 1939.

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [resp. grafica non indicata]. Dorso (part.), 1

Addio a Berlino deve essere sembrata una sorta di opera profetica, o un instant book ante litteram, per un’Inghilterra sonnacchiosa che, assieme al resto d’Europa, si accorse tardi delle conseguenze dell’ascesa al potere di Hitler. La presenza di uno scrittore, un testimone straniero, nella Berlino della Repubblica morente di Weimar, ha sicuramente costituito un vantaggio per la comprensione del clima e della situazione della Germania del periodo, una possibilità che forse solo un corrispondente poteva avere. Il libro di Isherwood nasce proprio così, come un tentativo di fotografare la situazione civile e politica della Berlino dal ’30 al ’33 senza giudicare, semplicemente esponendo i fatti: “Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto, completamente passiva, che registra e non pensa” esordisce Christopher, narratore di se stesso. Vediamo se questo è possibile.

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [resp. grafica non indicata]. Cop. (part.), 4

Addio a Berlino è il residuo di un’opera concepita e mai scritta, una sorta di grande romanzo sulla capitale tedesca pre-hitleriana, che avrebbe dovuto intitolarsi The Lost (I perduti). È un diario, composto durante il lungo soggiorno nella città, tra continui traslochi in pensioni che toccano tutti i gradi dal discreto al fatiscente, incontri casuali o insignificanti, amicizie dominate dalla malinconia o dall’apatia, vagabondaggi in una città enorme (“otto volte più grande di Parigi”), soste in bettole, bar e locali di cabaret che si potrebbero riassumere tutti in quello in cui cantava Marlene Dietrich nell’Angelo azzurro. Su tutto, sul racconto minimo e frammentario tipico dei diari, domina un clima, un’atmosfera onnipresente e immutabile, che è la vera protagonista del romanzo: l’inquietudine per qualcosa che non si conosce ma sta arrivando, una malinconia metropolitana che attanaglia più i cittadini berlinesi che il forestiero, che ha sempre una via di fuga.

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [resp. grafica non indicata]. Copertina, taglio verticale. (part.), 1

Durante il suo soggiorno, Christopher incontra delle persone così rappresentative di ciascun tipo antropologico da sembrare frutto di pura invenzione: i miseri Nowak e i ricchi ebrei Landauer, proprietari di grandi magazzini, Fräulein Schroeder, una pensionante che interpreta perfettamente il tipico personaggio di contorno, sospeso tra malignità e pietismo, e una ragazza che sembra proprio l’Angelo azzurro: Sally Bowles, cantante e ballerina di cabaret, avventuriera, ricca ragazza perduta e personaggio letterario già compiuto. Liza Minnelli l’avrebbe incarnata poi nel film Cabaret, tratto da questo libro, e a convincerci della sua reale esistenza è Stephen Spender nei suoi diari, Un mondo nel mondo, dove racconta della convivenza con Isherwood a Berlino: “Mentre aspettavo, uno o due dei personaggi dei suoi romanzi ancora a venire schizzavano fuori da una delle stanze. Poteva essere Bobby, il barista… oppure appariva Sally Bowles, i vestiti in disordine, le grandi onici dei suoi occhi frangiate da ciglia come rigidi fili smaltati in un viso scolpito nell’avorio. Christopher viveva in questo appartamento circondato dai modelli per le sue creature”.

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [resp. grafica no3 indicata]. Cop. (part.), 1

Dunque Berlino era davvero così, maestosamente grigia e angosciante, attraversata dal filo elettrico di un’euforia della catastrofe, e anche Sally Bowles, che “dava del tu a tutti e chiamava tutti gioia”, proprio come le adorabili svampite dei film, e se ci sembra tutto così ben sceneggiato è perché è l’unico modo in cui un’esperienza così smisurata diventa raccontabile. Isherwood architetta un diario per trasmettere l’imponderabile, e cioè la testimonianza di un’intera epoca, di un momento cruciale impossibile da isolare e analizzare, e lo fa “riducendo” la Storia alla sua, alle passeggiate anonime nella metropoli, alle risse da bar che in realtà rappresentano la battaglia tra nazisti e comunisti. E lo fa soprattutto attraverso i suoi personaggi, come la giovane Natalia, figlia dei Landauer, alla quale Christopher dovrebbe insegnare l’inglese. Natalia è il simbolo di tutti i ricchi ebrei tedeschi, abbastanza consapevoli della situazione da sapere di dover scappare, un giorno. E così impara un’altra lingua, cercando di esercitarla attraverso la perduta arte della conversazione aristocratica, con risultati teneramente comici: “A lei piace Heine? Sia molto sincero, preko” (sic) e “Non capisce? Allora mi dispiace, non posso aiutarla”.

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [responsabilità grafica non indicata]. risvolto di copertina, verso della q. di cop., carta di guardia (part.), 1

Se Natalia è in un certo senso il futuro, l’individuo che potrà avere come sola patria i soldi, suo cugino Bernhard è il presente, appartiene alla Germania prussiana che scomparirà proprio con la fine del nazismo: “Credo nella disciplina per me, non necessariamente per gli altri. Tu, Christopher, che hai alle spalle secoli di libertà anglosassone e la Magna Charta scolpita nel cuore, non capisci che noi, poveri barbari, necessitiamo della rigidità di un’uniforme per stare dritti in piedi”. Il rapporto nevrotico e circospetto tra Christopher e Bernhard, la loro storia d’amore impossibile, sembra la stessa che Isherwood ha con Berlino, perché Bernhard, con la sua severità interrotta da brevi bizzarrie, è Berlino: “…questi palazzi affermano la nostra dignità di capitale: un Parlamento, un paio di musei, una banca di Stato, una cattedrale, un teatro dell’opera, una dozzina di ambasciate, un arco di trionfo. Nulla è stato dimenticato. E sono tutte costruzioni pomposissime, appropriatissime, a eccezione della cattedrale, la cui architettura rivela quel lampo di isteria che sempre balugina dietro ogni grave, grigia facciata prussiana”.

Christopher isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. Dorso e taglio superiore (part.), 1

La dichiarazione iniziale, “Io sono una macchina fotografica”, è quindi solo un inganno, un intento impossibile, un pretesto per arrivare da tutt’altra parte, come il McGuffin di Hitchcock. Le note di Isherwood sono un romanzo, che del diario ha solo la forma. Come ha dichiarato Brian Finney nel suo saggio sullo scrittore: “la distinzione tra invenzione e autobiografia in Isherwood è piuttosto un problema di tecnica”.

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [responsabilità grafica non indicata]. Risvolto di copertina, prima e seconda carta di guardia (part.), 1

Al di là delle questioni interne alla letteratura, perché dovremmo leggere oggi Addio a Berlino, a parte la giusta politica delle riedizioni dei classici? Che cosa può raccontare, che decine di altri libri e film altrettanto belli non ci abbiano già detto di quel periodo? Leggere oggi un romanzo del genere potrebbe essere una pura reazione nostalgica, la risposta a un eventuale interesse per un dato periodo di una certa città, interesse totalmente arbitrario e legittimo, come quello che spinse David Bowie, molti anni dopo Isherwood, a trasferirsi lì per produrre gli album più belli della sua carriera. Il fascino di Weimar, l’ambiguità e la breve stagione di libertà sessuale che vi si respirava, sembra la stessa che Bowie rappresentava negli anni ’70. Non è per cercare qualche difficile e nascosta bellezza che Isherwood prima, e Bowie con Iggy Pop dopo, fuggirono nella capitale tedesca, in controtendenza rispetto al Grand Tour tipico tra i loro antenati. Se lo scrittore inglese dovette assistere all’avvento del nazismo, Bowie trovò invece la città del Muro, ancora lontana dalla meta del pellegrinaggio cool di oggi. Quello che Berlino potè offrire all’uno e all’altro era l’anonimato, la possibilità di perdersi in una città “un po’ triste, molto grande” come cantava Lucio Dalla, di essere, in definitiva, privilegiati perché stranieri. Chissà che cosa si saranno detti, Isherwood e Bowie, quando si incontrarono dietro le quinte di un concerto del Duca Bianco a Los Angeles, nel 1976. Ne resta una traccia soltanto nelle allusioni di Bowie nelle interviste, e in una secca nota dei Diari di Isherwood: “Assieme a David Hockney sono andato al Forum di Ingelwood a vedere David Bowie. Ho incontrato lui e sua moglie Angie dietro le quinte dopo la performance”.

Christopher isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. Risvolto di cop., verso della cop., prima e seconda carta di guardia (part.), 1

Christopher Isherwood scelse Berlino dopo il suo netto rifiuto dell’Inghilterra, del perbenismo, della tradizione troppo pesante, e dopo averla lasciata, passando per una bizzarra convivenza collettiva a Sintra, in Portogallo, insieme a Spender e ai loro amanti, si trasferì con Auden in California, per sempre. Il sole eterno, le ville, i colori da quadro di Hockney, sembrano una scelta d’evasione, dopo le tenebre di una città (e di un continente) sull’orlo del precipizio. Allo stesso modo, l’angoscia che permea Addio a Berlino si scioglierà soltanto nell’estate del 1945, celebrata e raccontata in Un uomo solo, scritto nel 1964 e ambientato proprio in California. Qui Christopher è George, è invecchiato, è, letteralmente, un altro, e il suo racconto della fine della guerra sembra il sequel di Addio a Berlino, uno sfogo gioioso e liberatorio: “Lì, nell’intimità assoluta del chiasso e della folla, tu e la tua marchetta vi urlavate le avances preliminari. Si poteva flirtare, ma non battersi, non c’era nemmeno lo spazio per mollare uno schiaffo. Per questo, bisognava uscire. Oh, le risse sanguinose e il vomito sul ciglio della strada! I pugni volavano, le teste si sfondavano contro i paraurti delle auto in sosta! Lesbiche enormi, molto più torve degli uomini, decidevano tutto a cazzotti… Ragazze che si precipitavano giù dai loro appartamenti per trascinare qualche splendido giovane ubriaco in pericolo su per le scale, fino alla salvezza e alla prima colazione, servita a letto l’indomani mattina come un miracolo di gioia”. Il legame tra questi due romanzi e con le altre opere (come l’autobiografia ufficiale, Christopher e il suo mondo), la scelta costante del racconto in prima persona, la continuità storica quasi programmata tra un romanzo e l’altro, ci suggeriscono che dovremmo prendere il lavoro di Isherwood sempre per intero: il viaggio nella storia di un single man che ha deciso di auto-eleggersi, a forza di scrittura, testimone e voce del suo tempo.

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [resp. grafica non indicata]. Quarta di copertina (part.), 1

(chi ha pagato il libro? Allora: FN dice che lui ne ha comprato due copie. Una prima dell’estate, per fotografarla, una dopo l’estate, per fotografarla, in quanto non solo non si ricordava più di averla già comprata, ma anche non si ricordava più di averla già fotografata. La copia su cui Vito de Biasi ha condotto la sua Recensione FN non si ricorda più se De Biasi già ce l’avesse -ma non si sa, nel caso chi l’avesse pagata, probabilemnte lui medesimo De Biasi- o se invece gliel’ha fatta arrivare FN -nel caso via Amazon. Dove FN abbia comprato le due copie che s’è comprato per fotografarle non una ma due volte: non si ricorda. Probabilmente una alla Libreria Mondadori a Torino e l’altra forse pure; non sa, non ricorda)

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [resp. grafica non indicata]. Dorso, copertina. (part.), 1

Scheda bibliografica:

queer / letteratura anglo-americana / prime edizioni italiane
Addio a Berlino, di Christopher Isherwood
1. ed. – Milano : Adelphi. – 22 x 14 cm. – (Fabula – 257)
Noulian, Laura (trad. di)
“in copertina: Rudolf Schlichter, Tingeltangel (1919-1920) Collezione privata. © Mondadori Portfolio / akg images”
brossura, sovracoperta in carta opaca incollata al dorso
© 1939 Christopher Isherwood
@ 2013 Adelphi Edizioni S. P. A., Milano
tit. orig.: Goodbye to Berlin

Christopher Isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. [responsabilità grafica non indicata].Taglio superiore (part.), 1

La recensione de Un mondo nel mondo, di Stephen Spender (Barbés 2009), di Vito de Biasi

La recensione de Il diario di Sintra (Barbés 2012), di Federico Boccaccini

La Segnalazione dell’uscita di Addio a Berlino, con l’indicazione delle edizioni precedenti, a cura di FN

Christopher isherwood, Addio a Berlino. Adelphi 2013. Colophon (part.), 2

SUMMER LOVE, 1951

Posted in Uncategorized by federico novaro on 20 agosto 2013

SUMMER LOVE, le prime tre pagine

“Qualche anno fa, mio marito e io -allora ancora fidanzati- siamo andati a Bruxelles, che è una città che ci piace tanto. Era febbraio, faceva un freddo becco, ma i biglietti costavano meno. A Bruxelles c’è una piazza, Place du Jeu de Balle, dove fanno, il sabato e domenica, un mercato dell’usato. Una piazza rettangolare, con un selciato a pavè grosso adatto alle ruote dei carri, qualche albero. La mattina aveva nevicato; arrivati alla piazza, facendo strani giri -la gioia di perdersi che l’I-phone ora ci nega- tutto era ancora sotto la neve, uno strato sottile, non più d’un centimetro. Le cose, erano sotto la neve. Bisognava chinarsi -tutto è per terra- e spostare la neve; scrollare un vaso, pulire un quadro, sbattere una stoffa.

I libri, erano sotto la neve. Era il più difficile, sposti un libro e la neve cade più giù, a bagnare libri che non riesci a raggiungere; non lo tocchi, e la neve lo bagna irrimediabilmente.

Una scatola grande di cartone che andava ammollandosi nel poco sole che nel frattempo era uscito, conteneva tanti album di fotografie. Quegli album che si facevano, grandi, con la carta semi-trasparente a separare le pagine e proteggere le fotografie. Ce n’erano di tante decadi differenti, anche recenti.

[…]

guardavamo gli album, e lui -o io?, mi piacerebbe fossi stato io, chissà- trovò questo album che è fotografato più in basso.

[…]

Mio marito vorrebbe che io scrivessi un libro, cartaceo, ben impaginato, ben scritto -pensa -è giovane- a Romanzo di figure, di Lalla Romano, la “mia” Romano-. Ma io non ho fantasia, non so inventare le storie. Quest’album però è raro; lo è stato agli occhi di mio marito e così lo è stato ai miei.

Nei giorni estivi proverò a farvelo vedere, e chissà che la storia, ai vostri occhi, non venga alla luce. […]”

SL#2: l’ignoto

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“[…] Per continuare ad esistere, una foto delle foto dei ricordi, deve avere nell’occhio di chi la guarda già un ricordo che li leghi; una cosa, anche piccolissima deve già essere presente, diversamente le foto diventano trasparenti come i vetri prima appannati.

[…]

Chi furono questi due signori? […]”

SL#3: due

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“[…] Cercammo con mio marito sotto la neve altri album che potessero essere ricondotti agli stessi autori, ma niente. Dispersi forse altrove, già comprati, smarriti. Ma certamente questo che comprammo è un seguito, è la prosecuzione di una storia, non il suo inizio.

[…]

Si dice che si fotografa per conservare un ricordo. Io credo che si fotografi per costruirlo. Per chi costruiamo i ricordi che mettiamo negli album? A chi parliamo? […]”

SL#4: La Pentecoste

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“[…] La collina di Niederwald, i campi, la Basilica di San Martino, il Castello di Kropp, sono luoghi e nomi che ho trovato cercando in rete; Bingen non sembra molto cambiata da allora. Ma chissà se a chi ha scattato la foto interessassero le cose che io vi so riconoscere?

[…]

Le foglie, il ramo, si stagliano sul cielo raccontando così ciò che sta al di qua dell’obbiettivo, una giornata calda, senza vento, l’ombra dell’albero deve essere stata di ristoro, alla fine di una passeggiata, una giornata che fa quasi pensare all’estate, i prati già falciati, una mulattiera che dalla città portava ai campi, sperando un poco di vento, il riposo all’ombra dell’albero. […]”

SL#5: Bingen

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“[…] e il ragazzo, il giovane uomo –ma quanti anni ha? 25? 30? Siamo nel 1951, potrebbe essere nato quindi alla fine della Prima Guerra Mondiale, negli anni ’20. Sarà vivo ancora? […]”

SL#6: Francfort

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“[…] Sono in posa, austeri e nel contempo forse un po’ annoiati […]”

SL#7: Bad Homburg

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“[…] Ma scrivere “Io” vuol dire farsi autori. Io, qui, non può che essere chi ha fatto l’album, al minimo chi ha scritto le didascalie. Chi è questo? -Sono io.

[…]

Ma “Io e il Reno” è molto divertente. Ha qualcosa di epico, di wagneriano, rende persona e personaggio anche il fiume, maestoso, presente, anche se nella fotografia è una pura apparizione, un’ansa, un semi grigio, neanche uno sfondo, ma per questo amplificato a evocazione solenne, eppure resa domestica dall’abito dell’uomo, dalla posa, dalla camicia un po’ strotignaccola. […]”

SL#8: io

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“[…] -Perché chi fece quest’album non fotografò la Casa di Goethe e preferì invece una cartolina?

[…]

Tutto nelle cartoline si concentra sulle mani, per chi le acquista, per chi le ritrova, per chi le riceve. […]”

SL#9: Goethehouse

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“[…] Il bruno guarda il biondo, che si lascia guardare, divertito, ma anche al bruno sfugge forse una lieve espressione canzonatoria. Il bruno tiene le grandi mani incrociate davanti, il biondo dietro, appoggiato al parapetto.

Chi sono? -Siamo noi. […]”

SL#10: noi

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“[…] L’inizio di un libro le cui prime pagine sono andate perdute, resta quello della prima pagina superstite, una pagina che sappiamo non essere, nelle intenzioni di chi lo scrisse e stampò, la prima, ma che la è per noi. Quel libro comincia ora con una frase mutila, con una minuscola e si ferma quasi subito, forse ha una parola sola. Ma resta quello, per noi, l’inizio da cui partire. […]”

SL#11: inizi

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“[…] Gli album dei ricordi, quelli privati, intimi, non sono narrazione, sono semmai canovaccio, story-board: le pagine sfogliate, il disvelamento delle fotografie, creano l’album solo se accompagnati dal racconto orale di chi li illustra –l’autore, l’autrice- a chi li guarda -fossero anche la stessa persona. Se questa tace, gli album, come alla fine di un incantesimo, cadono muti. […]”

SL#12: (cosa sto facendo?)

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“[…] Dove siamo? – A Bohan […]”

SL#13: a Bohan

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“[…] la canoa che taglia in diagonale l’immagine, lasciando spazio all’acqua e più su alla sponda d’erba, a qualche albero lontano, -a fuoco lo scintillio dell’acqua-, separando il mondo dal corpo dell’amato, rivela ai miei occhi la gioia incantata di chi sa che l’altro gli appartiene, può amarlo, proteggere, guardare, anch’esso, come la canoa, tirato a secco, in pace, al sole […]”

SL#14: il tuo corpo

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“[…] Il bianco e nero, seppiati, e le pose un poco più lunghe, sembrano poter contenere un tempo più disteso. Molta più luce, molto più tempo, in uno scatto con una macchina fotografica meccanica, con la carta sensibile alla luce, sono impiegati. Le persone e le cose sono immobilizzate perché avvolte, come in un incantesimo di Harry Potter, dal tempo lungo che è stato necessario a rapirle perché arrivassero sulla carta.

La fotografia digitale nella sua parvenza d’immediatezza, strappa invece persone e cose per precipitarle altrove. […]”

SL#15: Bruges

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“[…] Chi ha posizionato la macchina? Chi ha studiato l’inquadratura? Nulla traspare. Il bruno e il biondo sembrano raccontarsi uno nello sguardo dell’altro, i loro vestiti uguali, l’orologio, la prossimità dei corpi. Si può sentire lentamente l’ingranaggio dell’autoscatto sibilare, allontanarsi nel tempo, sempre più avanti, per sempre, ti amerò per sempre. […]”

SL#16: per sempre

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