federico novaro libri

Come si compone un Alfabeto: PAOLO POLI nei SUPERCORALLI

Posted in editoria, note by federico novaro on 31 ottobre 2013

Alfabeto Poli
a cura di Luca Scarlini

[resposabilità grafica e iconografica non indicata]

171 p.; cartaceo, rilegato con sovracoperta: 18€ | ebook: 9,99€
Einaudi -Supercoralli, Torino 2013

Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima di sovracoperta (part.), 1

(Paolo Poli è lo straordinario, fantasmagorico, scintillante attore, regista, show man, cantante, intellettuale come nessun altro in Italia. Sulle scene ha attraversato in vita e con il suo lavoro l’intero secolo scorso e continua pervicamente in questo. Una mole imponente -da lui così sottile- di video, testi, tracce che non sono ancora sistematizzate, anche per una sua avversione quasi proverbiale.

Esce ora da Einaudi un libro “autobiografico”, che è un “autoritratto per mano di Scarlini”.

Scarlini ha scandagliato archivi e anditi misteriosi e ne ha distillato una composizione che ricostruisce o evoca la voce di Poli lungo un lemmario che si propone ad argine, a cesto, da cui -certo- Poli sembra fuggire d’ogni pertugio a lui possibile come anguilla imprendibile.
La pratica che ha portato a questo testo e la forma che il testo è assunto è parsa a FN molto interessante e così s’è chiesto a Camilla Valletti, consulente per Einaudi per la letteratura italiana e a Luca Scarlini, il curatore del volume, di dire come hanno contribuito a che l’Alfabeto Poli si componesse.)

Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima di sovracoperta (part.), 2

Sulle tracce di Poli

Come consulente della casa editrice Einaudi, avrei voluto convincere i miei editor a ripubblicare i testi teatrali di Paolo Poli perché restituiscono in modo vivo e inequivocabile la sua capacità di gioco, di lavoro sulla tradizione popolare, di utilizzo della letteratura minore italiana di primo novecento. Ma sapevo anche che non sarebbe stato possibile: le ragioni di mercato sono decisive in queste scelte. Dunque, convinta che comunque fosse necessario che l’Einaudi ospitasse il nome di Poli, ho cercato di mettermi in contatto con lui, nella speranza di indurlo a ragionare su un possibile lavoro di tipo autobiografico. E qui si è verificato il secondo, annunciato, fallimento. Dopo innumerevoli contatti con la sua gentilissima agente/segretaria/amica di nome Giovanna, finalmente in un giorno di riposo (in quel periodo Paolo Poli era impegnato in uno spettacolo tratto da Anna Maria Ortese che aveva presentato in una sfiancante tournée in molte città italiane), riuscii a parlare direttamente con lui. Un disastro. Mi disse che nessuno poteva essere davvero interessato alla sua vita, tutto quello che aveva da dire lo aveva già detto e che mi ringraziava, ringraziava me, signorina sabauda dalla armi troppo poco affilate. Con le pive nel sacco, riportai all’editor  la definitiva risposta la quale, spinta da un moto di vana speranza, pensò ancora di inviargli una lunga lettera di suo pugno. E questa volta si aprì una breccia che Luca Scarlini, da vero esperto, riuscì a far fruttare con una proposta che lo lasciasse  tranquillo e insieme coinvolto. “Alfabeto Poli” nasce quindi come imprevedibile compromesso tra le ragioni di un artista schivo e la volontà ferrea di un editore di accogliere una traccia del suo lavoro, del suo stile, della sua consapevolezza di essere un sopravvissuto.

[Camilla Valletti]

Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Totale recto di sovracoperta (part.), 1

Il romanzo parlato di Paolo Poli

Paolo Poli, a cui sono ormai collegate numerose pubblicazioni, ha sempre dichiarato, categoricamente, “non sono Flaubert, e allora non scrivo”. Il che a ben vedere, non è poi proprio vero, perché spigolando nelle biblioteche si trovano prefazioni, postfazioni, avvertenze. Il fatto è che, se si trovano anche i non pochi volumi della collaborazione drammaturgica, di grande felicità, con Ida Omboni, pubblicati negli anni dalla meritoria MilanoLibri diretta da Oreste del Buono e poi da Garzanti, non c’era  una autobiografia compiuta. Negli ultimi tempi sono usciti volumi di diverso taglio dedicati a Poli:  una ricostruzione di lampi dell’esistenza per sequenze di cene e pranzi di Pino Strabioli (RCS) e un bel libro sulla relazione  di lavoro durata una vita con Emanuele Luzzati, edito da Maschietto. Al momento in cui ho cominciato a pensare a un’idea narrativa, si è imposta l’idea di un alfabeto, un po’ come una versione ridotta dell’Encyclopèdie illuminista. Nessuno più di Poli, come si segue chiaramente nel libro, ha posto in valore il Settecento, come secolo dell’eleganza intellettuale, con le dovute punte di crudeltà. Ho cominciato quindi a leggere nella chiave di una mètaintervista tutti i materiali editi, a partire dalla monografia, ormai di difficile reperibilità, di Rodolfo Di Giammarco, uscita negli anni ’80 da Gremese. Poi mi sono spostato verso i quotidiani, mettendo a ferro e fuoco gli archivi delle redazioni, disturbando amici e conoscenti, sempre potendo contare sull’aiuto del Centro Studi del Teatro Stabile di Torino.  In seguito sono state le teche RAI, con i materiali televisivi, noti e sconosciuti (resta sempre delizioso il Babau dove Poli è esilarante a fianco di Camilla Cederna e Umberto Eco) e soprattutto un vero e proprio tesoro di interventi radiofonici, tra trasmissioni, interviste, dichiarazioni, sviamenti e chi ne ha più più ne metta. Stoccato il materiale è cominciato il montaggio, articolato, basato su lampi, scarti, assonanze e dissonanze. La voce di Poli mi ha inseguito per mesi, e io ho unito le frasi per temi, per scelte di lessico, senza aggiungere un singolo lemma. Il risultato è un romanzo parlato, in cui suona per me autentica la voce di uno dei maggiori attori del Novecento italiano, tra aspetti più noti e altri più segreti, nell’incrocio delle relazioni con scrittori, teatranti, registi di cinema, lasciando largo spazio alle numerose predilezioni letterarie, di chi ha sempre definito se stesso come “figlio dell’era cartacea”.

[Luca Scarlini]

Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima di sovracoperta (part.), 3Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima di sovracoperta (part.), 4Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima di sovracoperta (part.), 5Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima di sovracoperta (part.), 6Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima di sovracoperta (part.), 7Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Dorso e prima di sovracoperta (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Quarta, dorso e prima di sovracoperta; idem di copertina (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Dorso e prima di sovracoperta (part.), 2Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Quarta di sovracoperta (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Quarta di sovracoperta (part.), 2Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Tagli superiori (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Prima e risvolto di sovracoperta (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Risvolto e quarta di sovracoperta (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Quarta, dorso e prima di sovracoperta (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Dorso e prima di sovracoperta (part.), 3Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Quarta di sovracoperta (part.), 3Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [responsabilità grafica e iconografica non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di Paolo Poli di Guido Harari. Quarta, dorso e prima di copertina (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Verso del risvolto e della pr. di sovrac., verso e recto della pr. e sec. carta di guardia (part.), 1Alfabeto Poli,a cura di L. Scarlini.Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. nn indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Verso del risvolto e della 1a di sovrac., v. e r. della 1a e 2a carta di g., colpohon, frontesp. (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Frontespizio (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Verso del risvolto e della pr. di sovrac., verso e recto della pr. e sec. carta di guardia (part.), 2Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 3 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 29 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 61 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 65 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 78 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 110 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 117 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 129 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 145 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 161 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 161 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Pag. 168 (part.), 1Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini. Einaudi 2013. [resp. graf. e iconograf. non indicata]. Fotog. di cop.: ritr. b/n di P. Poli di G. Harari. Tagli inferiori (part.), 1

Annunci

Luca Scarlini, LA SINDROME DI MICHAEL JACKSON / Bompiani 2012. Segnalazioni

Posted in segnalazioni by federico novaro on 3 ottobre 2012

È in libreria

La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traumi
di Luca Scarlini

collana a cura di Antonio Scurati
copertina di Paola Bertuzzi
progetto grafico di Polystudio

129 p. ; cartaceo: 10,90 €
Bompiani -Agone/10, Milano 2012

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Copertina (part.), 1

Luca Scarlini è nato nel 1966, e il suo curriculum, scaricabile dal sito LucaScarlini.it (purtroppo non aggiornato, si ferma al 2008), basterebbe per riempire 5 o 6 curriculum di molti suoi più mediaticamente vezzosi colleghi di generazione: oltre a una cinquantina di titoli tradotti dall’inglese e dal francese (fra i tanti, Gore Vidal, L’età dell’oro, Fazi, 2000; Philip Ridley, Narciso Forbicini, per il Festival Andersen, 2005; Henry de Montherlant, Malatesta, Rimini, Raffaelli, 1993), il curriculum elenca una ventina di testi teatrali, e nove saggi.

Dal 2008 ibs segnala a nome Luca Scarlini: 3 titoli per il 2012, 3 per il 2011, 2 per il 2010, 1 per il 2009.

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Quarta di copertina (part.), 2

Sempre dal suo sito si scarica una breve biografia:

Luca Scarlini, saggista, drammaturgo, storyteller in scena, spesso insieme a cantanti, attori e anche in veste di interprete. Insegna all’Accademia di Brera e in altre istituzioni italiane e straniere; collabora con numerosi teatri e festival in Italia e all’estero.  Collabora con Radio3 e ha scritto in molti contesti delle relazioni tra musica e società, intervenendo nei programmi di sala di vari teatri europei, curando anche rubriche per il Teatro Regio di Torino; suoi testi sono tradotti in numerose lingue. Tra i suoi libri: La musa inquietante (Cortina) Equivoci e miraggi (Rizzoli), D’Annunzio a Little Italy (Donzelli), Lustrini per il regno dei cieli (Bollati Boringhieri), scrive regolarmente su “Alias” del Manifesto e su “L’Indice dei Libri”.

Anche questa probabilmente non aggiornata.

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Copertina (part.), 4

Sul sito di MITO / Settembre musica, se ne trova un’altra:

Luca Scarlini è saggista, drammaturgo, storyteller.
Dopo aver insegnato all’Accademia di Brera e in altre istituzioni italiane e straniere, insegna attualmente presso lo IED di Milano e scrive per il Teatro Regio di Torino, così come per molte altre istituzioni teatrali e musicali in Italia e in Europa. In passato ha collaborato con Rai Radio3 e ha scritto, in diversi contesti, sulle relazioni tra musica e società.

Tra i suoi libri vanno ricordati: La musa inquietante (Cortina), Equivoci e miraggi (Rizzoli), D’Annunzio a Little Italy (Donzelli), Lustrini per il regno dei cieli (Bollati Boringhieri), che affronta il tema dei castrati dal punto di vista della società del tempo. Recentemente ha scritto Un paese in ginocchio (Guanda) e Sacre sfilate (Guanda).

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Copertina (part.), 2

Sul sito di Oblique, se ne trova un’altra, molto lunga e articolata.

Luca Scarlini è nato a Firenze nel 1966, si occupa di drammaturgia contemporanea e di letteratura comparata. Ha realizzato per Stampa Alternativa due Millelire dedicati alla Beat Generation (Beat City Blues e Abbasso i capelloni), ha curato la riedizione di La penultima moda di Alfredo Panzini (Raffaelli) e insieme a Fulvio Paloscia ha firmato Star Trash (Castelvecchi), Mode (Adn Kronos) e Il mondo dei fan club (Adn Kronos). Ampia la sua opera in campo teatrale: spicca in particolare la traduzione dall’inglese di Medea di Robinson Jeffers nella collana I greci nostri contemporanei, dedicata alle riscritture contemporanee della mitologia classica, da lui diretta per la casa editrice Aletheia di Firenze.

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Quarta di copertina (part.), 3

Come storico dello spettacolo, attività che svolge come professore free-lance in varie università europee (tra cui Ginevra), ha pubblicato Un altro giorno felice. La fortuna dell’opera teatrale di Samuel Beckett in Italia edito da Maschietto & Mugolino, Lo sguardo selvaggio: cinema e televisione di Samuel Beckett edito da Quaderni del Battello Ebbro, saggi su Alberto Arbasino e Primo Levi nella rivista-libro Riga edita da Marcos y Marcos. Ha curato l’edizione italiana di Tutto il teatro di Sarah Kane e di Pittura su legno di Ingmar Bergman, entrambi usciti per Einaudi. Ha tradotto in ambito teatrale Lazy Brien di Gregoty Motton, Possibilities di Howard Barker, Turisti e soldatini di Wole Soyinka e in collaborazione con Barbara Nativi Sparkleshark di Philip Ridley, After Juliet di Sharman Macdonald, L’esame di Andy Hamilton.

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Quarta di copertina (part.), 1

Si occupa inoltre dell’opera di Giorgio Manganelli di cui ha curato le edizioni di Il delitto rende ma non abbastanza (Comix), Solo il mio corpo è reale (Quaderni di Via del Vento), De America (Marcos y Marcos) e per Einaudi (Collezione di Teatro, di cui Scarlini è collaboratore stabile) la pubblicazione delle traduzioni di Manganelli di La Duchessa di Amalfi di John Webster e di Manfredi di George Gordon Byron; ha curato un’antologia degli scritti di spettacolo (recensioni e saggi) sempre di Manganelli intitolata Cerimonie e artifici uscita presso Oedipus, mentre è uscito di recente Il personaggio da Archinto che inaugura la collana di tutti i testi teatrali.

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Pagina dell'occhiello (part.), 1

Tra gli ultimi lavori, la traduzione di L’età dell’oro di Gore Vidal (Fazi, 2001), il volume Shakespeare & Shakespeare dedicato alle riscritture shakespeariane pubblicato da Marsilio, la traduzione di Sherlock Holmes e i tranelli della logica di Colin Bruce (Cortina) e i saggi La musa inquietante. Il computer nell’immaginario (Cortina) e Equivoci e miraggi, recentemente uscito da Rizzoli. Ha tradotto in inglese per Faber & Faber la pièce Noccioline di Fausto Paravidino pubblicato nel volume collettivo Connections.

Lavora per l’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux per cui ha curato, tra l’altro, la mostra sul Fondo teatrale Proclemer presentata al Teatro della Pergola di Firenze nel 1998 e quella sul Fondo Bucciolini presentata nel 1999.

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Frontespizio (part.), 1

Insegna tecniche narrative presso la Scuola Holden di Torino e collabora con numerose istituzioni teatrali italiane, tra cui il Festival Intercity di Sesto Fiorentino, la Biennale di Venezia e, all’estero, con il progetto Connections del National Theatre di Londra e con il Festival Lift. Collabora inoltre con il Teatro Stabile di Parma, il Festival della Letteratura di Mantova, TTV – Videoteatro di Riccione, Teatri 90, Ravenna Teatro, Link di Bologna, The British Council e il Teatro Regio di Torino. Scrive regolarmente su L’indice come recensore di libri di teatro e spettacolo.

Anche questa, temo, non aggiornata.

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. pag. 9 (part.), 1

(in coda alla bio di Oblique una serie di commenti degli studenti -Scarlini ha tenuto delle lezioni all’interno dei corsi di editoria ivi organizzati-, che copio [Oblique mi perdonerà tutto questo copia-incolla]:

Giudizi degli allievi

  1. Un pozzo di cultura senza fondo. La sua lezione è stata una delle più interessanti, divertenti, coinvolgenti;
  2. Quest’uomo è un genio, sa un sacco di cose, ma parla troppo velocemente! È davvero difficile riuscire a stargli dietro. Nei corsi futuri, secondo me, dovrebbe assolutamente ritornare, anché perché spesso chi è interessato all’editoria deve conoscere anche sommariamente il lavoro del traduttore, spesso sottovalutato;
  3. Oh Luca Scarlini! Scarlini è un poeta, un Dalì, un personaggio che ti ammalia e ti fa innamorare. Di Scarlini non posso che parlare bene;
  4. Bellissima e pratica la sua lezione;
  5. Ho faticato un po’ a seguire il suo ritmo ma poi ho apprezzato moltissimo la sua intelligenza e competenza (Carla);
  6. Lo ammiro per la sua cultura ma il suo modo di porsi è insopportabile;
  7. Colto, intelligente. Interessante la comparazione fra traduzioni diverse;
  8. Personaggio sui generis. Direi che la lezione ha avuto elementi utili ma molte digressioni.”

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Copertina, dorso (part.), 1

Una biografia di Luca Scarlini è anche su Doppiozero (lì Scarlini tiene una rubrica: Signore e signori):

Luca Scarlini, saggista, performer, drammaturgo, occasionalmente cantante. Tra i suoi ultimi libri Lustrini per il regno dei cieli (Bollati Boringhieri), Sacre sfilate (Guanda). lavora tra teatro e performance in Italia e in altri paesi, negli ultimi tempi in specie in Belgio.”

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Pagina dell'occhiello (part.), 1

Questo La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traumi, è il suo ultimo libro (oggi, mercoledì 3 ottobre 2012).

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. Quarta di copertina, dorso, copertina, dorso (part.), 1

Ne ha parlato Fulvio Paloscia per Repubblica:
“[…] Nel vivace immaginario del saggista, drammaturgo e storyteller fiorentino, forte del suo saper miscelare nozioni trasversali (come sempre nei suoi libri, anche qui si passa con disinvoltura dal cinema al romanzo alla psicanalisi) e ironia, Jackson diviene l’icona di tutto quanto c’è di positivo (poco) e di negativo (molto) nello sfruttamento del mito dell’infanzia all’interno della cultura pop.[…]”

Luca Scarlini, La sindrome di Michael Jackson. Bambini, prodigi, traum. Bompiani 2012. Copertina: Paola Bertuzzi; progetto grafico: Poljstudio. pagine non numerate in coda al testo (part.), 1

Una recensione di Luca Scarlini, pubblicata da L’Indice e poi su FN, fu scorsa da VADIeLOFO

Il diario di Sintra, di AUDEN, ISHERWOOD, SPENDER / Barbès 2012. (Recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 18 luglio 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Dorso

Il diario di Sintra
a cura di Matthew Spender
cura e traduzione dell’edizione italiana di Luca Scarlini

testi di W. H. Auden, Brian Howard, Tony Hyndman, Christopher Isherwood, Humphrey Spender, Stephen Spender, James Stern

[responsabilità grafica non indicata]

267 p., ill., b/n ; cartaceo, 16 €
Barbès -[Intersection], Firenze 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. frontespizio (part.), 1

Tratti da una diaspora, di Federico Boccaccini

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Molti anni fa, in una intervista Michel Foucault osservò che riflettere sull’omosessualità è un atto che non si esaurisce nel domandarsi cosa essa sia o non sia, come nel volerne fissare una natura, piuttosto significa porsi di fronte alla propria vita cercando di capire come la si vuole vivere.
Nel primo caso si cerca la definizione di un oggetto, nel secondo, invece, si rivela il senso di una esperienza morale. L’esperienza di una forma di vita diversa dalle altre, con le sue regole, i suoi sotterranei conflitti, la sua etica dell’amore e dell’amicizia. Le pagine del Diario di Sintra testimoniano in limine questa esperienza.
Ma testimoniano anche la ricerca di una homeland. All’osservazione ricca di conseguenze del filosofo francese si potrebbe aggiungere in nota che, per gli indesiderati del mondo, il come vivere molto spesso ha coinciso con il problema del dove vivere.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

Tra il dicembre del 1935 e l’agosto del 1936 Stephen Spender, Christopher Isherwood e i loro rispettivi compagni, Tony Hyndman e Heinz Neddermayer, vissero insieme sotto lo stesso tetto a Sintra, in Portogallo.
Saranno accolti nel paese lusitano da un’altra coppia in fuga dalla marginalizzazione, Toni Altman e Brian Howard, raggiunti in seguito prima da Humphrey Spender, fratello di Stephen, e poi da Wystan H. Auden, in marzo, dopo la partenza di Spender e Tony.
Per circa un paio di mesi –dall’inizio del loro viaggio dal porto di Anversa il 12 dicembre 1935 al 5 febbraio 1936- il gruppo dei quattro terrà un diario comune di questa convivenza.
Per anni si è parlato di questo diario il cui originale rimase tra le carte di Isherwood. Finalmente, viene pubblicato in anteprima mondiale nell’edizione italiana da Barbès Editore, Il diario di Sintra, a cura di Matthew Spender, figlio di Stephen, con traduzione e cura di L. Scarlini.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1

Davvero un’occasione editoriale importante, soprattutto per la bella curatela che ha arricchito e completato le pagine del diario con materiali epistolari e pagine estrapolate dai diari personali dei protagonisti, fornendoci un effetto prospettico caleidoscopico, capace di far maggiore chiarezza su alcune vicende e permettendoci così di seguire il dipanarsi delle loro vite fino al mese di agosto, tantoché il diario comune, atteso per tutto questo tempo, risulta infine la parte meno interessante poiché nessuno dei protagonisti può scrivere apertamente ciò che pensa e sente.

Curioso includere il nome di Auden tra gli autori, quando in realtà non ha mai scritto una sola riga del diario, e del quale è riportata una sola breve lettera. Si ha l’impressione che si voglia vendere più un’idea che un libro, e in questo caso la bella copertina e l’immancabile fascetta risultano un po’ ingannevoli anche se attirano certamente di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 4

A dispetto di quanto si possa supporre, Il diario di Sintra non appartiene alla letteratura di viaggio ma alla letteratura civile.
Il vino di Madeira, il tè con vecchie signore inglesi che cercano di leggere l’aura dei loro ospiti, i tarocchi, il costo delle domestiche, il porto con i biscotti, le mattonelle di ceramica azzurre, una casetta di legno per i conigli, galline che scorrazzano in giardino, le coste con il mare che arriva violento sulla spiaggia, le colline di terra rossa che corrono verso Sisimbra, i villaggi di pescatori con fila di barche; le pagine del diario descrivono tutto questo, certo.
Ma soprattutto descrivono la ricerca di una casa dove vivere mentre l’Europa corre verso l’abisso. Descrivono una diaspora dell’affetto.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Si intersecano tra queste pagine due assi di lettura di eguale importanza, l’uno contenuto nel diario comune e che affiora dal materiale privato, l’altro invece dobbiamo aggiungerlo noi attraverso gli strumenti della critica affinati dalle riflessioni contemporanee post-coloniali e sul gender, capaci nello specifico di riconcettualizzare il tema della sessualità umana da un punto di vista geopolitico.
Se riflettiamo su quanti scrittori sono migrati dalla periferia al centro, dalla campagna alla città, dal Sud al Nord, da una nazione ad un’altra per poter vivere, scrivere, amare, ecco che siamo costretti a pensare che il luogo geografico sia stato per loro importante tanto quanto il foglio su cui scrivere e che forse tanta letteratura non sarebbe mai nata se non a causa di questo sradicamento e di questa delocalizzazione forzata.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Non mi sembra che i critici facciano molta attenzione a questo elemento che tuttavia appare costante pur nel variare delle lingue. Si dovrebbe accettare allora l’idea che la categoria “letteratura della diaspora” non classifichi solo quella scritta in una lingua meticcia che rappresenta una dispersione geografica, poiché la dispersione dei membri di una comunità in diversi paesi riguarda anche culture che non hanno costruito una identità intorno ad una lingua, bensì intorno ad un’altra esperienza morale della vita.
Questo è il caso davvero peculiare –e forse ne è uno dei suoi tratti più costitutivi- della cultura omosessuale e della parola che la rappresenta. Bisognerebbe dunque estendere il concetto di “diaspora” in letteratura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Certo, parlare di letteratura gay significa porre la questione se esista una letteratura senza una lingua. Ma significa anche riconsiderare il rapporto tra la parola e l’immaginazione del poeta. Immaginare vite diverse è ciò che permette di scriverne, in quale lingua è questione successiva. Per questa ragione questa opera è prima di tutto letteratura civile, poi semmai di viaggio.
Racconta un episodio di questa diaspora non del sangue ma dell’affetto, di una comunità umana che non ha mai avuto una terra d’origine a cui far ritorno, semmai un luogo da immaginare solo somewhere over the rainbow.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3

L’altro asse di lettura si manifesta maggiormente nei diari privati. Parla sottovoce della disparità tra amante e amato, emerge a tratti nelle loro giornate e rende l’aria elettrica. Isherwood annota il 2 marzo nel suo diario privato di voler cercare di “scrivere della depressione che mi ha preso dalla scorsa settimana […] Che è successo? Beh, solo questo: Stephen e Tony partono da Sintra a metà mese: vanno in Spagna, Grecia, Austria. Tutto in modo molto amichevole e ne siamo contenti, ma ovviamente sappiamo tutti che il nostro tentativo di vivere insieme è stato un fiasco completo”.
Qualcosa ha turbato il ménage, la ricerca dell’Eden ha rivelato la sua fragilità.

Nella sua preziosa introduzione –che avrebbe meritato meno refusi-, Matthew Spender osserva acutamente che la tensione tra le due coppie è dovuta ad una difficile stabilità degli affetti e, rievocando dei toccanti versi di Auden (‘Se uguale affetto non possiamo avere / fa che sia io a provare più amore’), sottolinea come la parola chiave in questa forma d’esperienza sia ‘uguale’.

“Ogni tipo di uguaglianza tra due persone che vivono insieme è problematica, ma nel caso di due dello stesso sesso, la richiesta è particolarmente difficile, perché non c’è in ballo la differenza tra maschile e femminile. Nell’assenza di una polarità di gender, tutto ha bisogno di essere ridefinito. Classe, cultura, uso del linguaggio, gusto in letteratura, in cucina o nell’abbigliamento: tutto ha bisogno di negoziazioni. E la lotta per l’uguaglianza fornirà sempre la qualità dell’affetto”.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1

Questa considerazione del curatore riassume perfettamente la situazione emotiva a Sintra. Tony e Heinz sono più giovani, sono di una classe sociale inferiore, sono intellettualmente e economicamente più poveri. Tony è gallese, Heinz tedesco e non parla inglese. Spender e Isherwood sono amici, sono scrittori, il primo ha studiato ad Oxford con Auden, il secondo a Cambridge. Come tutta la loro generazione, vedono la scrittura come impegno politico e vogliono scrollarsi via di dosso la loro formazione borghese, la englishness dei loro padri. Entrambi percepiscono il pericolo hitleriano, entrambi non pensano che il comunismo sia la risposta adeguata ai mali del mondo. Perché allora non è stato possibile vivere insieme?

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il 3 gennaio Isherwood confessa nel suo diario privato che i suoi giorni sono avvelenati dalla paura della guerra, “non posso più discutere apertamente con Stephen, perché siamo divisi tra noi dalla segreta conoscenza reciproca: se le cose si mettono male, lui vuole tornare in Inghilterra, io no.”
Se le cose si mettono male, entrambi sanno che persone vogliono essere. E come sappiamo le cose si metteranno male. Spender tornerà malinconicamente all’ordine, Isherwood partirà nuovamente, con Auden, alla ricerca ancora una volta di un’altra patria. Ma dentro questo conflitto d’ideali che sembra più una scommessa con se stessi se ne consuma un altro tra classe e sesso, uguaglianza e amore, forse il solo davvero politico e che, forse per questo, brucia di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il rapporto tra Spender e Tony Hyndman è stato raccontato da Spender stesso in World Within World (1951) (Un mondo nel mondo, Barbès, 2009).
Ma immaginiamo un altro scenario.
Immaginiamo Maurice Hall e Alec Scudder, gli amanti del romanzo Maurice di E. M. Foster, fuggire dall’Inghilterra per vivere insieme a Sintra. Foster era amico e mentore del giovane Isherwood il quale aveva letto privatamente Maurice che, scritto nel 1913, fu pubblicato solo dopo la morte di Foster nel 1971, in un mondo che avrebbe iniziato ad accettare lo scandalo del risveglio felice tra due uomini, l’affetto tra due persone che metteva in pericolo le rigide regole vittoriane di distinzione tra classi che tanti romanzi hanno raccontato e accettato.
Come in un racconto di Foster, i due inglesi di buona famiglia amano due ragazzi di classe diversa. Eppure qui il finale è diverso, nessuno si allontana nella nebbia per raggiungere e vivere per sempre con il proprio amato. Se eguali non siamo per la società, lasciamo almeno che sia il nostro amore a renderci tali, sembra suggerire il finale scandaloso e perfetto di Maurice.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Eppure a Sintra i due scrittori non sembrano riuscire a dimenticare la differenza di classe. Tra socialismo e liberalismo, politica e poesia, Isherwood vuole tenere per sé Heinz perché ha paura che una donna possa portarglielo via, Spender al contrario vuole rendere indipendente Tony istruendolo. Ma entrambi non vogliono vedere i loro difetti perché amano tenerli con loro “come un cagnone buono accanto al fuoco”.
Tener con sé in questo modo il proprio amato vuol dire non dover pensare al sesso e potersi consacrare completamente alla scrittura ma, con una punta di dolore, si ammette anche il desiderio di possedere qualcuno che sentiamo inferiore. È probabile che entrambi lo sapessero e che entrambi detestassero vedere questa verità riflessa nell’altro.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

In trasparenza il Diario di Sintra evoca, senza parlarne, la ricerca antica e difficile dell’amicizia perfetta e del perfetto amore tra uomini. Eppure questo non sopravvive quando si vive errando, quando il proprio desiderio è straniero a se stesso, quando ogni mattina si deve fingere agli occhi degli altri di non essere altro che quattro amici in vacanza. Nella sua vita immaginaria Maurice ha capito chi voleva essere e quale vita voleva vivere, è riuscito là dove venti anni più tardi nelle loro vite reali Isherwood e Spender a Sintra hanno fallito, non aver capito che l’amore è arte e non natura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1

Riassunto bibliografio:
Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Il diario di Sintra. Dicembre 1935 – Agosto 1936 / a cura di Matthew Spenmder
1. ed – Firenze : Barbés. – 267 p. ill. b/n, ritr. fotog. 21 x 14 cm. – (Intersection)
[il nome della collezione è desunto dal catalogo, non è presente sul volume]
Spender, Matthew (a cura di) ; Scarlini, Luca (edizione italiana a cura di) ; Scarlini, Luca (traduzione a cura di)
alla copertina: “Wystan Hugh Auden, Stephen Spender e Christopher Isherwood in una foto del 1929. (Probabilmente un autoscatto di Stephen Spender)”
brossura
©2012 Matthew Spender for Introduction and Notes
@2012 The Estate of Christopher Isherwood
©2012 The Estate of Stephen Spender
©2012 The Estate of Tony Hyndman
©2012 The Estate of Humphrey Spender
@2012 Barbès editore, per l’edizione italiana
tit. orig.: Sintra Diary

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 30 (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 134-135(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 238-239(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 207-208 (part.), 1

Federico Boccaccini ha recensito per FN, in ordine cronologico:

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. ilSaggiatore 2011

Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011

W. H. Auden / GRAZIE, NEBBIA. Adelphi 2011

Yukio Mishima / LA DECOMPOSIZIONE DELL’ANGELO. Feltrinelli 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. dell'indice(part.), 1

Sul Flickr di FN potete trovare altre fotografie de Il Diario di Sintra

Tutte le recensioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate belle ordinate su FN / Recensioni

Tutte le segnalazioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate pure loro belle ordinate su FN / Segnalazioni

(chi ha pagato il libro: la copia qui ritratta in fotografia è un omaggio del curatore, Luca Scarlini, portato personalmente a FN in occasione dell’FN/PaperShop, tenutosi a Torino l’11 maggio 2012; la copia sulla quale Federico Boccaccini ha condotto la sue recensione è stata acquistata da FN su Amazon, affinchè gli venisse recapitata in terra belga, dove Federico Boccaccini attualmente risiede)

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Quarta, dorso, cop. (part.)

L’INDICE DEI LIBRI di Luglio, è in edicola

Posted in Uncategorized by federico novaro on 10 luglio 2012

È in edicola

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Appunti (purtroppo mozzato a metà di una parola che non prosegue da nessuna parte: infortuni estivi, diciamo), parla di cose sghimbescie: la nuova collana da Guanda: “Microcosmi”, il nuovo corso di Meridiano Zero, e una serie estiva di BUR.

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Ci sono due pagine dedicate a Angelo Morino: un lungo inedito: Le letture pericolose, e una bella recensione a I film della sua vita, di Anna Chiarloni.

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Camilla Valletti s’imbarca sul Titanic, a proposito di Lo spettro del ghiaccio (Einaudi 2012), recensito da Angelo Ferracuti, e scheda Una lettera dal passato, di Max Simon Ehrlich (Frassinelli 2012) e Squali! di Pietro Spirito (Greco & Greco, 2012)

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Luca Scarlini scheda I racconti dell’arcipelago, di August Strinberg (Felici, 2012)

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Mariolina Bertini torna su Betibù, di Claudia Piñeiro (Feltrinelli 2012) (già oggetto di una recensione per Grazie Liala)

L'Indice dei Libri del mese, Luglio 2012

Hermann Bang, Klaus Mann / L’ULTIMO VIAGGIO DI UN POETA. Iperborea 2012. (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 15 giugno 2012

È in libreria

L’ultimo viaggio di un poeta

contiene:
Klaus Mann
Viaggio al termine della notte. Herman Bang
(Reise ans Ende der Nacht. Herman Bang)

traduzione di Sandra Bertolini

Herman Bang
Il transatlantico
(Atlanterhabsbaaden)
Il biglietto di ritorno
(Returbilletten)
Mia cara amica. L’ultima lettera a Betty Nansen
(Det sidste brev til Betty Nansen)

traduzione di Bruno Berni

postfazione di Bruno Berni
[responsabilità grafica non indicata]

98 p. ; cartaceo | 9,50€
Iperborea, Milano 2012

Untitled

Un piccolo libro composito, che è un omaggio funebre e un memento, che coglie l’Europa verso lo sfumare nell’abisso. Chiude le quattro uscite contemporanee che Iperborea dedica a Herman Bang, insieme a La casa bianca, La casa grigia e I quattro diavoli. Due racconti postumi, un’ultima lettera, un ritratto.

Untitled

Alessandra Iadiccio scrive su TuttoLibri de La Stampa un articolo a tratti buffo, ma con molte informazioni:

“[…] «E chi è Herman Bang?», chiese con ingenuità un atletico angelo americano mentre aspettava di accogliere lo scrittore danese in arrivo a New York nel gennaio del 1912. «Domanda sciocca…», commentarono gli scandinavi radunati all’hotel McAlpin per incontrare un ospite tanto chiacchierato, controverso e scandaloso. Un secolo fa, nell’anno della sua morte, della drammatica uscita di scena che un autore così inquieto, da sempre attratto dall’universo del teatro, non avrebbe potuto recitare in modo più spettacolare, tutti sapevano chi fosse Bang.

[…]

nulla vede né sa l’ingenuo John, personaggio inventato da Klaus Mann nel racconto de L’ultimo viaggio di un poeta, scritto nel 1939 per presentare Bang al pubblico statunitense e poi mai pubblicato. Il giovane yankee resta anzi sedotto dallo charme del grande straniero: «Potrebbe conquistare la più bella delle donne solo schioccando le dita!», gli dice invidioso, «Sarebbe un padre fantastico, un genitore perfetto!», esclama suscitando un sorriso doloroso nel poeta come nel lettore di questo piccolo perfetto ritratto, messo a punto da Mann con estrema simpatia letteraria e umana per colui del quale condivideva i gusti estetici ed erotici. […]”

Untitled

Bang lasciava l’Europa per gli Stati Uniti, dove sarebbe morto di lì a poco, in uno scompartimento di un treno, mentre viaggiava. Klaus Mann, l’autore de La svolta, figlio di Thomas, ne descrive l’incontro con l’America, un ritratto per una serie mai pubblicata, di europei al loro approdo dall’altra parte dell’Oceano.

Untitled

Nella sezione Editoria > note, un articolo di Luca Scarlini, da Alias (il manifesto), su Herman Bang

Su flickr altre fotografie de L’ultimo viaggio di un poeta

Tutte le segnalazioni di testi LGBTQ apparse qui le trovate ben ordinate su FN

Su Pinterest un board raccoglie le fotografie delle sole copertine dei libri comparsi qui

Untitled

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: