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LE VOCI DI BERLINO di Mario Fortunato (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 11 aprile 2014

È in libreria
Le voci di Berlino
di Mario Fortunato

progetto grafico di Polystudio
copertina di Carla Moroni
alla copertina: Mark Weigel e Ute Maria Lerner [ma sul volume si indica “Lener”]
@ 2001 Hilde Wilms
al risolto della quarta di copertina: ritratto fotog. b/n dell’autore
@ Rino Bianchi

cartaceo, brossura con sovracoperta, 185 pag.: 17€
Bompiani, Milano 2014

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 1

Innanzitutto la foto in copertina: loro, Mark Weigel e Ute Maria Lerner, sono due attori tedeschi, che in questa foto citano quella famosa -un po’ diversa, in realtà, e più bella, dei fratelli Erika e Klauss Mann, figli di Thomas, per il loro spettacolo, “Ruhe gibt es nicht, bis zum Schluss“, dove mettono in scena l’epistolario fra i due.

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 2

Al colophon si legge: “Published by arrangement with Marco Vigevani Agenzia Letteraria”; sul sito dell’agenzia si trovano le prime recensioni, tratte da L’Espresso, che vede Fortunato fra i collaboratori, e dal Venerdì di Repubblica.

Paolo Mauri sul Venerdì:

“[…] In quegli anni [durante la Repubblica di Weimar, ndr.], prima del tracollo, due giovani scrittori inglesi, ambedue omosessuali, si trasferiscono a Berlino per vivere e per scrivere. Sono il poeta Wystan Auden e il romanziere Christopher Isherwood […] I caffè per omosessuali erano centotrenta e centosessanta i bordelli per soli uomini. […] per immergersi davvero in quell’atmosfera bisogna leggere Addio a Berlino di Isherwood […]. Mario Fortunato si guarda intorno per cercare le tracce di quel passato: ma troppe cose sono cambiate. […] Ecco allora prendere corpo l’idea di una riconquista delle varie epoche attraverso visi diverse che si intrecciano a quelle di Auden e Isherwood: quelle dei figli di Thomas Mann. […]”

Enrico Arosio su L’Espresso:

“[…] Non è facile determinare se in queste “Voci di Berlino” comandi la città o comandi lo scrittore. L’io narrante se ne va dopo il prologo […] il ricordo di una notte stralunata trascorsa a Berlino est in compagnia di un ragazzo appena conosciuto che lo ospitò dal buio sino all’alba. Subito dopo Fortunato esce di scena. […] Le voci [diverse a ogni capitolo, ndr.] si rincorrono lungo il Novecento un po’ a capriccio. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 4

Ne ha parlato anche La Stampa (sì, Bompiani è un marchio RCS -Rizzoli Corriere della Sera, del quale la famiglia Agnelli è importante azionista) (non è polemica tanto per fare. Il punto è che in Italia gli intrecci in editoria sono così soffocanti che non parlare degli amici sembra -sembra- impossibile): Mirella Serri:

“[…] a condurci in una suggestiva carrellata, in cui si alternano i ricordi personali dell’autore e la storia di questa straordinaria capitale, è Mario Fortunato ne Le voci di Berlino che ha avuto accesso al diario berlinese di Auden, a tutt’oggi inedito. Le voci che lo scrittore fa riemergere e porta alla luce sono quelle «di dentro», che vengono da cuore della città e narrano le avventure di chi proprio a Berlino ha impresso una svolta alla propria esistenza: dal muratore comunista Marinus van der Lubbe, incriminato per l’incendio del Reichstag e nel 1934 condannato a morte, ai figli di Thomas Mann, Erika e Klaus. Quest’ultimo, trasferitosi da Monaco, è pronto a immolare la propria vita su un altare di cocaina e di eroina, mentre la sorella fa giochi pericolosi: Erika, legata sentimentalmente a Pamela Wedekind, figlia del grande drammaturgo, convola a nozze con l’omosessuale Gustaf, prima comunista e poi nazista, a sua volta innamorato di Klaus. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 3

Su Vanity Fair ne ha scritto Elena Dallorso:
“[…] Mario Fortunato ne racconta le molte vite [di Berlino, ndr.] […] quando la città era considerata “il luogo più vizioso dai tempi di Sodoma”, che attirò immediatamente lo scrittore Christopher Isherwood (dal suo soggiorno berlinese nacque Cabaret, diventato il famosissimo film di Bob Fosse): 36 teatri, moltissimi cinema, 130 caffè per omosessuali e 170 bordelli per soli uomini, per dare i numeri di tanta vitale perversione. Lo fa cominciando dalla sua prima volta a Berlino, ancora città divisa in due: da una parte le luci dell’occidente, dall’altra la cupezza del settore orientale. E poi affida il racconto ad altre voci, come quelle di Erika e Klaus, i due figli di Thomas Mann, ma anche di Frank, omosessuale creativo in cerca d’aria, o di Gerd Schäfer, famoso attore della DDR e padre di Frank. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Copertina. (part.), 1

Calabria on-web ha pubblicato una fluviale e molto interessante intervista a Fortunato, dove fra molte altre cose, parla anche de Le voci di Berlino:

“[…] Gli americani e gli inglesi, in particolare, hanno inventato il narrative non-fiction, ovvero il romanzo non romanzesco, una storia raccontata in maniera narrativa ma che non è finzione. Un mio libro appena uscito da Bompiani, “Le voci di Berlino”, è appunto narrative non-fiction, cioè una narrazione della città tedesca dagli anni Venti fino a oggi attraverso una serie di storie vere che io però tratto narrativamente. Io amo la letteratura, fin da ragazzo, è stata una via di salvezza per la mia vita. Ma non amo solo i romanzi […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Risvolto della quarta di sovracoperta. (part.), 2

Federico Caporali ne scrive su In Libera Uscita:

“[…] si tratta di una biografia nascosta sotto le mentite spoglie di un romanzo e racconta (inizialmente) la storia di un ragazzo poco più che ventenne, che, rimasto solo dopo la morte del compagno, decide di cominciare un nuovo inizio nell’unico posto dove la speranza di lenire il dolore è ancora viva. Un luogo pieno di cultura e di emozioni, una città dove camminare per strada ti libera l’anima, una capitale dove il cuore in pezzi ha la possibilità di guarire, una metropoli “che è stata il fulcro di una monarchia imbelle, di una repubblica litigiosa, di due dittature e infine diventata il centro politico dell’Europa: Berlino, con le sue voci, la sua essenza, il suo gelo invernale e i suoi locali”. […] all’inizio del libro troviamo il nostro ragazzo dal cuore spezzato che, subito dopo aver letto il libro Un uomo solo di Christopher Isherwood prende la decisione di partire. […] “Uno dei motivi principali per voler vivere a Berlino era che un giorno un anziano parente mi aveva messo in guardia su questa città, dicendo che era il posto più volgare mai esistito dai tempi di Sodoma. Una città straordinariamente viziosa, anche se civile e rispettabile, dove persino la vita notturna ha una simpatica, domestica giovialità e dove i film sono i migliori d’Europa”. […] “Nel giro di qualche settimana dilapidai i miei risparmi e comprai un biglietto aereo. Atterrai una sera d’ottobre, ragionevolmente sicuro di essere sbarcato su Plutone“. E così ha fatto. Con tutti gli annessi e connessi della situazione. La storia però, poi, prende una doppia strada, da un lato seguiamo le vicende del nostro protagonista con i suoi giri, i suoi incontri e le difficoltà a “gestire” le parti divise della città; dall’altra entriamo in un mondo parallelo formato da tutti gli intellettuali che a inizio secolo campeggiavano in Città spinti dallo stesso ardente desiderio di conoscere, di viziarsi, di ingigantirsi culturalmente e magari di produrre qualcosa che valeva la pena essere pubblicato. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Risvolto della prima di sovracoperta. (part.), 1

Sul Flickr di FN potete trovare tante altre fotografie de Le voci di Berlino, di Mario Fortunato

(Chi ha pagato il libro? FN, comprato, gli par di ricordare, alla libreria Coop di Torino)

Tongzhi: Beijing Story / Nottetempo 2009. Recensione.

Posted in Federico Novaro, recensioni by federico novaro on 3 settembre 2009

Tongzhi
Beijing Story

Traduzione di Lucia Regola
Nottetempo – narrativa, Roma 2009
249 p. ; 16 €

Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, frontespizio: part., 1

C’è un bel po’ di sesso in Beijing Story

Mario Fortunato, curatore del libro, ne parla dicendo che il sesso qui svolge una funzione fàtica, termine che forse da quando lo strutturalismo non è più di moda inizia a sfuggire a molti (“La funzione fàtica […] riguarda la verifica del canale o contatto fra mittente e destinatario […] riguarda anche altre forme stereotipate di discorso, come i convenevoli, i saluti, gli auguri […]”: Angelo Marchese, Dizionario di retorica e stilistica, Mondadori 1978): “[…] l’autore non fa che chiederci attenzione, ma ciò che vuole comunicare non è la bellezza o la forza dell’eros omosessuale, bensì la fragilità e la contraddittorietà dei sentimenti che talvolta esso scatena […]” (nota al testo e intervista a QueerBlog del 22 luglio 2009, medesime frasi).

Erezione in copertina

Certo è che ce n’è tanto, ed è divertente, a cominciare dalla copertina, con un fiammeggiante pene in erezione, sufficientemente trattato graficamente da diventare elegante segno grafico e quasi non più riconoscibile (e vorrei la trascrizioni delle discussioni che hanno portato a questa copertina), ma sufficientemente spudorato da permettere il fremito di scandalo.

Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, Dario e Fabio Zannier (progetto grafico), Copertina di Dario Zannier, fotografia alla copertina: "Girolamo P.", © anonimo: part., 1

Tutto il libro è un po’ costruito sullo scandalo e sull’eccezione, e cerca di inseguire, restando einaudianamente raffinato, com’è di Nottetempo, l’evento, e Fortunato l’accompagna con perizia.

Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, Dario e Fabio Zannier (progetto grafico), Copertina di Dario Zannier, fotografia alla copertina: "Girolamo P.", © anonimo: part., 3

Il testo viene presentato come nato su internet (se ne dà anche l’indirizzo, eccolo qui), un blog misterioso, dall’autore anonimo (Tongzhi vuol dire compagno in cinese, ma un progressivo slittamento di senso lo ha portato a significare gay) per via del tema ancora in Cina proibito, cui ha fatto seguito un film (Lan Yu, di Stanley Kwan, Cina 2001), e dal film, ora, prima in Italia che altrove, è discesa l’idea di farne un testo, che è quello che leggiamo.

Afflati, patimenti e svenevolezze

Un manager dedito al successo e al denaro come non se ne immaginavano più dagli anni ’80, giovane e rampante (“[…] a ventisette anni ero già un uomo affermato e pieno di supponenza […]”, p. 13), è abituato al sesso comprato da giovani prostitute; un po’ per caso, un po’ per noia allarga i suoi orizzonti ad un ragazzo, fragile e vergine studente della provincia. Sarà amore? Potrà essere amore? Tutto gioca contro, gli ostacoli sociali, culturali, caratteriali. La fine, che non sarà rivelata qui, è coerente con un’impostazione da feuilleton inizio ‘900. Aiutato, in italiano (traduzione dal cinese di Lucia Regola) da una lingua fiorita, quasi belle epoque (“[…] Il suo corpo emanava un leggero sentore di sapone mescolato a un tipico aroma di giovane uomo […] dovessi campare cent’anni […] gli occhi luminosi traboccavano di malinconia […] lineamenti squisiti […] fatto sta che insisteva a elargirmi nuovi consigli […] per fortuna l’allegria delle nozze travolse la mia tristezza sommergendola come un’onda […] fui percorso da un fremito di rabbia […]”, pp. 51, 17, 56, 133, 160, 204)

Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, Dario e Fabio Zannier (progetto grafico), Copertina di Dario Zannier, fotografia alla copertina: "Girolamo P.", © anonimo: part., 4

(L’Italia sembra amare le storie gay esotiche, che vengono da paesi dove più esplicitamente l’omofobia ha corso che da noi, c’è un vago sapore nostalgico, per temi qui imbarazzanti, in un paese che si descrive moderno e dove gli atti violenti di omofobia si susseguono, piacciono testi che evocano tempi in cui l’interdetto era chiaro, si rimpiange un tempo dove l’ostacolo giustificava una felicità costantemente posticipata, dove l’essere infelici era legittimo. Siamo ancora l’Italia baraccona del cinema muto, delle tende a cui appendersi, della svenevolezza da cucinino, l’infinito scenario da salotto buono).

Ah, l’amour

Il testo però è divertente, forse anche involontariamente (“[…] Quando mi sfilò gli slip e il mio grosso arnese gonfio di sangue saltò fuori di colpo, lui rise: ‘Che grosso!’ […]”, p. 11), la funzione fàtica indicata da Fortunato si realizza con la sfontatezza timida degli adolescenti, e più che la vicenda narrata commuove il tentativo un po’ goffo, ma che non per questo appare più costruito, di essere disinvolto. I frequenti passaggi di sesso alla lunga sono ripetitivi, ma questo li rende commoventi, perché lontani dal tentativo esibitorio di fare la bella pagina acrobatica lasciano l’ipotesi –il tratto più riuscito del libro- che in amore non vi sia ripetizione, non vi sia esperienza.
Questo, la brevità, la levigata eleganza dell’edizione, snobisticamente scandalosa, la qualità della stampa, rendono Beijing Story un libro piacevole e divertente per maschi omosessuali, credo poco interessante per il resto del mercato.

L’immagine di copertina, una fotografia elaborata graficamente, è, in modo tristemente significativo, di “Anonimo”.

Attraversa tutto il libro una consueta e faticosa vena misogina.

Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, Dario e Fabio Zannier (progetto grafico), Copertina di Dario Zannier, fotografia alla copertina: "Girolamo P.", © anonimo: part., 1

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura cinese / prime edizioni italiane
1. ed. – Roma : Nottetempo. – 249 p. ; 20 x 14 cm. – (narrativa)
Regola, Lucia (traduzione di ) ; Fortunato, Mario (a cura di) ; Dario Zannier (progetto grafico di) (copertina di) ; Fabio Zannier (progetto grafico di)
Alla copertina: Girolamo P., © Anonimo
©2009 Nottetempo
Titolo originale: Beijing Story

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Beijing Story / Tongzhi. Nottetempo 2009. (segnalazione)

Posted in letteratura cinese, segnalazioni by federico novaro on 26 luglio 2009

E’ in libreria

Beijing Story / Tongzhi
Tradotto dal cinese da Lucia Regola
A cura di Mario Fortunato
249 p. ; 16 €
Nottetempo – narrativa, Roma 2009

Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, Dario e Fabio Zannier (progetto grafico), Copertina di Dario Zannier, fotografia alla copertina: "Girolamo P.", © anonimo: part., 7

Qui un’intervista di QueerBlog a Mario Fortunato.

La mia recensione, qui.

Qui il sito di nottetempo.

Il trailer del film

Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, Dario e Fabio Zannier (progetto grafico), quarta di copertina: part., 1Beijing Story, di Tongzhi, Nottetempo 2009, Dario e Fabio Zannier (progetto grafico), quarta di copertina: part., 1

Su questo blog s’è parlato di Mario Fortunato qui, e di nottetempo qui.

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Mario Fortunato : Certi pomeriggi non passano mai / nottetempo 2009. (recensione)

Posted in Federico Novaro, letteratura italiana, recensioni by federico novaro on 17 maggio 2009

Mario Fortunato / Certi pomeriggi non passano mai
nottetempo, Roma 2009

Mario Fortunato, Luoghi naturali, Einaudi 1988, frontespizio (part.) 1

Luoghi naturali

Mario Fortunato esordisce nel 1988 con Luoghi Naturali nei “nuovi coralli” Einaudi (397), una raccolta di nove racconti, autonomi ma fitti di rimandi interni, dove la scansione segnata dai titoli è più una cadenza che una separazione: un romanzo in forma di racconti; di due anni prima è La casa del corpo (Libreria Shakespeare and Company, 1986), una raccolta di poesie.

Mario Fortunato, Luoghi naturali, Einaudi 1988, impostazione grafica di copertina: Federico Luci; immagine alla copertina: Nature morte au chevet, di Catherine Murphy (part.) 1

Luoghi naturali, uscito due anni dopo la traduzione italiana (a cura di Delfina Vizzoli) di Ballo di famiglia di David Leavitt (Mondadori, 1986), propose la figura di Fortunato come esempio italiano di autore minimalista, che, con quel Nuovo Corallo portava una scrittura, dei temi, un attitudine sin lì minoritaria, nei quartieri alti dell’editoria italiana.

Riletto ora sembra un inascoltato tentativo di proseguire in forme piane il genere romanzo, che vacillava allora dopo anni di affondi, senza finti ritorni nostalgici, bensì attraverso la tessitura delicata ma non rinunciataria dei toni, degli echi che si intrecciano attorno ai personaggi, e ai luoghi, di pagina in pagina.

Da quel testo Mario Fortunato ha tentato ancora sulla medesima strada, (muovendosi fra Einaudi, Theoria, Rizzoli, Bompiani) via via però inspessendo le trame e i riferimenti ai generi, e allontanandosi anche dal presente.
Ha tentato un’autobiografia attraverso le letture e gli autori amati, ha sconfinato nel reportage narrativo, sempre fedele ad un tentativo di sperimentalismo dimesso, via via però sedotto dai movimenti ampi del melodramma, del giallo, del feuilleton.

Certi pomeriggi non passano mai

Ora vent’anni dopo Luoghi Naturali esce da nottetempo, ne “i sassi”, un breve raccontino: Certi pomeriggi non passano mai.

Scritto in prima persona il testo ondeggia fra discorso interiore e racconto. Valicando le due forme secondo delle curve emotive, che seguono e descrivono gli stati d’animi di chi parla: quando si fa racconto l’esposizione dei fatti inalbera una ricerca d’ordine, cronologico e causale fra i fatti, quando diventa un parlare, un gridare, fra sé, accoglie l’irrompere della disperazione, dello spavento.

Il narratore è in casa, aspetta l’arrivo dell’amato.
In gioco è l’amore, la nostalgia, il timore che quell’amore sia finito. C’è stato fra loro un allontanamento, dopo una lunga storia. L’occasione dell’incontro è banalmente quotidiana, lascito della consuetudine alla presenza: un aiuto nella vita pratica.

Pian piano che la voce narrante si costruisce, il testo suona non più come racconto, conquista una dimensione teatrale, di messa in scena di sé che necessita di un pubblico: la triade Cocteau-Magnani-Almodovar, La voix humaine, aleggiano con discrezione, sostituito il telefono col cellulare, e gli sms, Fortunato scrive un monologo, chiuso nello spazio di un appartamento a due piani, della terrazza.

Mario Fortunato, Luoghi naturali, Einaudi 1988, impostazione grafica di copertina: Federico Luci; immagine alla copertina: Nature morte au chevet, di Catherine Murphy (part.) 2

Amata disperazione

Di quell’attesa e quella frustrazione che Cocteau rese così bene, questo testo è debitore, ma da quel modello Fortunato sembra essersi affrancato, introducendo, oltre agli scatti melodrammatici (“Mi viene da piangere ma invece di piangere urlo, dico frasi sconnesse e inutili”, p. 37), una lieve ironia su di sè, mai esibita, che tutta passa attraverso l’uso di parole un poco desuete: “la giacchetta” (p. 8), “la poveretta […] era rovinata in terra”, (p. 14), “due piccoli farabutti”, “energumeni”, (p. 15), “tutto è perduto”, (p. 33), che disegnano una discreta lontananza dal mondo, uno sguardo modesto, che risulta buffo confronto alle furie di disperazione che a tratti prendono il narratore.

Mario Fortunato, Certi pomeriggi non passano mai; nottetempo 2009; progetto grafico: Studio Cerri Associati: cop. (part.) 2

C’è in Certi pomeriggi non passano mai una consuetudine con lo strazio dell’incertezza dell’amore che non si fa mai disillusione; pur nella febbre decifratoria che abita il narratore, maniacale nell’enumerazione delle ipotesi riguardo al ritardo dell’amato, che subito si tramuta in assenza, e subito in sparizione, c’è anche un pacato godimento, una fiducia, nell’amore, che illumina i giorni quando questi sono giorni buoni, di felicità perfetta, di presenza condivisa, ma illumina anche i giorni bui, i giorni e le ore di spavento per l’assenza, di paura della fine.

Mario Fortunato, Certi pomeriggi non passano mai; nottetempo 2009; progetto grafico: Studio Cerri Associati: cop. (part.) 3

Non c’è qui il feroce accanimento all’idea dell’amore, la certezza di non esistere senza l’altro, che Magnani inverava nella sua voce roca, bensì, nella consapevolezza delle proprie fragilità, una sorta di stupore persistente, forse conquistato con gli anni, verso l’amore. “[…] Svegliandomi di tanto in tanto, lo guardavo provando la pena infinita che solo la felicità può dare. […]”, (p. 31).

Mario Fortunato, Certi pomeriggi non passano mai; nottetempo 2009; progetto grafico: Studio Cerri Associati: cop. (part.) 4

Il titolo è il sigillo ironico al testo, indicando, in quel plurale, una consuetudine. Come c’è stato quel pomeriggio, così ce ne devono essere stati altri, e altri ci saranno, perché le difficoltà dell’amore, come i suoi doni, non lo mettono mai in dubbio, ma sempre ritornano, qualche volta di pomeriggio.

Echi

In coda al testo una piccola sezione, “Appendice (sms, appunti, scarti)”, gioca, in cinque brevissimi testi, con l’eco del testo concluso. A sipario chiuso permette l’evocazione di momenti esterni, che illuminano retrospettivamente la relazione fra il narratore e l’amato, e in maniera sorprendente per quanto sia efficace, testimoniano della persistenza del sentimento amoroso, disincarnato forse dall’essere amato, ma da questo sempre debitore.

Mario Fortunato, Certi pomeriggi non passano mai; nottetempo 2009; p. 44 (part.)

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura italiana / prime edizioni
Certi pomeriggi non passano mai
/ Mario Fortunato
1. ed. – Roma : nottetempo. – 47 p. ; 15 x 10,5 cm. – (i sassi)
Studio Cerri Associati (progetto grafico di)
©2009 nottetempo srl

Mario Fortunato, Luoghi naturali, Einaudi 1988, impostazione grafica di copertina: Federico Luci (part.)

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Certi pomeriggi non passano mai / Mario Fortunato. nottetempo 2009. (segnalazione)

Posted in letteratura italiana, segnalazioni by federico novaro on 5 maggio 2009

E’ in libreria

Mario Fortunato
Certi pomeriggi non passano mai

nottetempo – i sassi, Roma 2009
47 p. ; 3 €

Mario Fortunato, Certi pomeriggi non passano mai; nottetempo 2009; progetto grafico: Studio Cerri Associati: cop. (part.)

Alla quarta di copertina: “Una volta gli ho chiesto a chi avesse / raccontato di me, o di noi, e lui ha / risposto: a nessuno, sei il mio segreto”.

La recensione è qui.

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