federico novaro libri

Stephen Spender / UN MONDO NEL MONDO. Barbés 2009. (Recensione di Vito De Biasi)

Posted in recensioni by federico novaro on 15 aprile 2013

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Prima di sovracoperta (part.), 3

Un mondo nel mondo
, di Stephen Spender fu pubblicato in Italia nel 1954 da Bompiani nella versione di Francesco Santoliquido; poi nel 1992 Il Mulino pubblicò la versione di Maria Luisa Bassi, col sottotitolo ricordi di poesia e politica 1928-1939. Nel 2009 Barbés la ripubblicò. FN nell’occasione pubblicò una nota di Camilla Valletti. Ora, a distanza di 3 anni, ecco la Recensione.

(Ma prima:

una grande questione che gira parlando di blog che si occupano di libri è: fanno vendere più libri? O meglio: fanno vendere di più quel libro del quale il blog si è occupato?

Qui su FN si pensa che sia una questione che interessi soltanto le case editrici, e che non dovrebbe in nulla interessare chi fa i blog; salvo questi non fossero pagati dalle case editrici, o dagli autori, o dalle cartiere o dai distributori, o dalle librerie o da chi in generale guadagna dalla vendita dei libri.

I libri -dicono le case editrici- stanno sui banconi lo spazio d’un mattino, quindi o tu blogger riesci a parlarne all’inizio di quel mattino, oppure sei zero.

FN se ne frega. Il tentativo qui è attraverso voci diverse, di dare conto di titoli che vengono ritenuti importanti e che se arriviamo a parlarne alla sera, molto lontani da quel mattino: pazienza. I tempi del ragionamento, della lettura, della scrittura, non sono quelli che piacerebbero alle grandi case editrici e compagnia. Pazienza.

Qui poi Recensiamo un libro molto bello, molto interessante, uscito quattro anni fa, da una casa editrice che nel frattempo ha pure cessato di esistere.
Per questo non dovremmo parlarne? No.

Nell’occasione FN dà il benvenuto a Vito De Biasi, che con questa Recensione inizia la sua collaborazione con FN: Evviva!)

(per aggiungere tempi differiti a tempi differiti, le illustrazioni di questo post non sono, come di consueto, fotografie dell’edizione più recente, ma di quella precedente: Il Mulino, 1992)

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Dorso di sovracoperta (part.), 1

Un mondo nel mondo

(World Within World. The Autobiography of Stephen Spender)
Stephen Spender

traduzione di Maria Luisa Bassi
prefazione di Matthew Spender
sovracoperta di Alberto Bernini

300 p.; brossura
Barbés -Intersections, Firenze 2009

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Prima di sovracoperta (part.), 1

“Spender è un sentimentale”. La sentenza di Giorgio Manganelli, nelle sue note sulla poesia di Stephen Spender, è di quelle senza appello. Quella “intemerata onestà, francamente melodrammatica” che lo scrittore italiano trovava nei versi del poeta inglese si presenta anche, con un misto di coraggio e prudenza, nella sua autobiografia, Un mondo nel mondo, pubblicata in Inghilterra nel 1951.

La sua ultima edizione italiana, del 2009, è quella di Barbès, che ha poi proseguito con l’indagine su Stephen e il suo mondo (per parafrasare il titolo dell’autobiografia di Isherwood) con la recente pubblicazione dei Diari di Sintra, avventura emotiva e civile del gruppo dei cosiddetti scrittori degli anni Trenta (Auden, Isherwood, Spender).

A differenza della polifonia di quei diari collettivi, Un mondo nel mondo è, come ogni autobiografia, a una sola voce, e, come ogni racconto da sé e su di sé, un intrigo dove è difficile separare il vero dalla fiction, la “intemerata onestà” dalla prudente omissione. D’altronde, al di là della pura aneddotica, fin troppo vicina allo spiare da un buco della serratura privilegiato, indicatoci dallo stesso spiato, ciò che è principale motivo di appassionamento in un’autobiografia è proprio questo: mettere alla prova il testo con altri che lo contraddicano, che ci discutano, fino a rivelarne la natura di fiction, tanto quanto un romanzo.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pagina dell'occhiello (part.), 1

Spender, come racconta il figlio Matthew nella puntuale prefazione, scrive questa autobiografia all’inizio degli anni ’50, e racconta con naturalezza di relazioni anche omosessuali, in un tempo in cui erano ancora considerate un reato (la legge inglese avrebbe depenalizzato l’omosessualità soltanto nel 1967).
Oltre al coraggio di questa scelta, dobbiamo segnalare una circostanza interessante: l’autore comincia a scrivere la sua storia a soli 38 anni, età prematura per un’autobiografia. Chi di noi è pronto a tirare le somme a quell’età? L’urgenza di scrivere, di testimoniare, sembra più storica che personale, più ansiosa di trovare le radici del presente in un passato vissuto sulla propria pelle.

In piena Guerra fredda, Stephen Spender decide dunque di rievocare la contrapposizione tra fascismo e repubblicanesimo durante la Guerra civile spagnola del 1936, l’avventura di chi, come lui, si scoprì antifascista pur rifiutando il comunismo stalinista. Oltre al coraggio di raccontare amori omosessuali in epoca di clandestinità, il merito non trascurabile di questo resoconto è anche quello di descrivere una posizione intellettuale maturata durante una lotta fratricida, che avrebbe deciso i destini dell’Europa degli anni ’40. Una posizione critica, che non cede ai manicheismi da Guerra fredda che hanno limitato il pensiero di molti pensatori dell’epoca: “Io non scelgo l’America o la Russia, io le giudico”, dove nei corsivi dell’autore è segnata nettamente una differenza tra intellettuali organici e intellettuali tout court.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Frontespizio (part.), 1

Al di là della ricostruzione di un clima politico e culturale, che è la parte che oggi ci arriva in maniera più sbiadita, necessariamente datata, è il racconto delle emozioni a costituire il nucleo critico dell’autobiografia, di qualunque autobiografia. È nel rendiconto delle proprie relazioni sentimentali che meglio si esprime il conflitto tra presunta sincerità davanti al lettore e protezione di sé. In breve, se Spender è anche troppo sincero, in senso manganelliano, quando parla delle sue idee, delle sue amicizie, dei suoi viaggi, quando parla d’amore, forse, mente.

Sgombriamo il campo da un equivoco, la menzogna è qui intesa come l’unica realtà possibile all’interno della letteratura, soprattutto se si parla di sentimenti viscerali come l’amore, per il quale la sincerità è un metro di giudizio nullo, semplicemente perché è inapplicabile. Amore e menzogna, in letteratura, sono le uniche due grandezze comparabili.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 23 (part.), 1

Nel 1933, Stephen Spender incontra Tony Hyndman, un gallese dai capelli biondi appartenente alla classe operaia, bello e vivace, che sopperisce alla mancanza di mezzi con un fascino che attrarrà lo scrittore.
Tony, che conosciamo dai Diari di Sintra, nelle memorie di Spender diventa “Jimmy Younger”. Probabilmente per proteggerlo da uno scandalo all’epoca dell’uscita del libro, Spender dà un nome falso al suo amore sincero, nonostante dichiari “Io do all’eroe e ai personaggi i loro veri nomi e attributi”.
Perché Tony è l’unico ad avere un nome falso in tutto il racconto? Che cosa ci dice che la sincerità non sia venuta meno anche su qualche altro aspetto? Un’altra importante omissione nel racconto di una vita è proprio l’anno trascorso a Sintra, in Portogallo, dove Spender e Hyndman si rifugeranno con Isherwood, il suo amante, e altri amici, nel tentativo di costruire una Utopia dove vivere per sempre (ci resteranno meno di un anno).

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 2 delle tavole fuori testo (part.), 1

Fuori dal racconto, ma legato a questo, c’è poi la causa intentata da Spender contro David Leavitt, che aveva “plagiato” un episodio della vita di Stephen per scriverci un intero romanzo, Mentre l’Inghilterra dorme, dove si racconta qualcosa che Un mondo nel mondo riferisce invece in maniera ambigua: Jimmy decide di partecipare alla Guerra civile spagnola a sostegno delle truppe repubblicane, dopo la delusione della storia d’amore fallita con Spender. Imprigionato con l’accusa di aver disertato, il ragazzo rischia di essere giustiziato, e per questo Spender, nonostante nel frattempo si sia legato a una donna, parte per la Spagna come corrispondente. Se il motivo sia per aiutare Jimmy a evitare un processo e una eventuale sentenza, o per partecipare attivamente alla guerra, non è dato sapere.

Probabilmente, Spender è sincero dove conta, quando si tratta della sua storia d’amore con Hyndman: “le differenze di classe e interessi tra Jimmy e me fornivano un elemento di mistero, che ammontava quasi a una differenza di sesso. Ero innamorato, per così dire, del suo retroterra sociale, del suo servizio militare, della sua famiglia operaia. Niente mi commuoveva come sentirlo raccontare storie di strada di Cardiff”, con buona pace di chi crede che l’amore sia un sentimento che nasce e resta puro, libero da ideologie personali e sociali.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 3 delle tavole fuori testo (part.), 1

Al piccolo inferno della coppia omosessuale, che Spender vive oscillando tra senso di colpa e senso di costrizione, non corrisponde l’inferno della coppia eterosessuale.
Nel racconto dei suoi due matrimoni, Spender è molto più sereno, quasi idilliaco, di quanto non sia nei confronti di Jimmy o di altri incontrati prima e dopo. Il motivo di questa disparità di animo non è nella fedele descrizione delle circostanze, ma nella convinzione delle sue idee: la relazione con Jimmy sembra tormentata, mentre i due matrimoni, nonostante il primo termini con un divorzio, sembrano felici perché Spender è convinto di questo: affinché una relazione duri, tra due persone deve esserci un enigma permanente, cosa impossibile tra due uomini, resi troppo simili dal sesso.

Ancora una volta, non ci interessa cosa sia successo veramente, né come sia andata con il suo secondo matrimonio (cui pure Tony Hyndman fece da testimone), quello che importa è come la “sincerità” dell’autobiografo sia indirizzata secondo le opportunità, come atto dimostrativo di pensieri e convinzioni. È la candida omissione di verità, la sfumatura sulla finzione, che dovrebbe interessare un lettore che non si accontenti dell’aneddoto.

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Pag. 5 delle tavole fuori testo (part.), 1

Mettendo a nudo con semplicità le sue debolezze, Spender eccelle in qualcosa che non è il racconto delle idee, né quello degli amori: è l’arte dell’incontro.
Da sempre l’autore è indicato come l’angolo in ombra di un triangolo illustre, quello formato con Christopher Isherwood, il Romanziere, e Wystan Hugh Auden, il Poeta.
E a Spender che regno resta, nel mondo della letteratura spartito dai grandi del suo tempo e della sua terra? Proprio l’autobiografia romanzata, una sensibilità pronunciata nel raccontare i caratteri, i dettagli prosaici che si riempiono di significato come nei grandi romanzi: i digiuni febbrili di Isherwood a Berlino, la voce acuta e lo “strabismo vigile” di Auden, i sigari, l’ironia divertita, i silenzi di Virginia Woolf, la cortesia da manicomio di Ezra Pound, Thomas Eliot che si aggiunge gli anni, la pancia prominente di Yeats alla fine della vita.

A interessare davvero, di Un mondo nel mondo, è “l’ideologia umanistica”, come la chiama Manganelli: quell’interesse per gli esseri umani eccezionali, talmente grandi da significare qualcosa di più di se stessi. Un interesse appassionato che fa di Spender un testimone eccellente, un cronista acuto cui forse manca il coraggio di fare un passo deciso verso la menzogna totale del romanzo. È lui stesso, quasi in chiusura di oltre 560 pagine di racconto, a scrivere: “rileggendo quanto ho scritto, mi chiedo se non avrei fatto meglio a scrivere la mia autobiografia in forma di romanzo”, cogliendo forse l’ironia di uno scacco: quello di volersi raccontare con sincerità.


(Vito De Biasi scrive per il web. Si interessa di arte, letteratura, cinema, moda. Ha scritto di arte contemporanea, fotografia e serie tv. Legge più che può)

(chi ha pagato il libro? La copia di Barbés sulla quale De Biasi ha condotto la sua Recensione è stata pagata dallo stesso De Biasi; la copia fotografata l’ha pagata FN)

Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Prima di sovracoperta (part.), 2

Il Diario di Sintra è stato recensito per FN da Federico Boccaccini

Qui la Segnalazione, con molti link
Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Sovracoperta, recto (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Quarta di sovracoperta, dorso, prima di sovracop. (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Quarta di sovracoperta (part.), 2Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Quarta di copertina, dorso, p. di cop. (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Dorso e prima di sovracoperta (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Risvolto della quarta di sovracoperta (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. Colophon (part.), 1Stephen Spender. Un mondo nel mondo. Il Mulino 1992. Sovracoperta di Alberto Bernini. incipit (part.), 1

Annunci

Il diario di Sintra, di AUDEN, ISHERWOOD, SPENDER / Barbès 2012. (Recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 18 luglio 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Dorso

Il diario di Sintra
a cura di Matthew Spender
cura e traduzione dell’edizione italiana di Luca Scarlini

testi di W. H. Auden, Brian Howard, Tony Hyndman, Christopher Isherwood, Humphrey Spender, Stephen Spender, James Stern

[responsabilità grafica non indicata]

267 p., ill., b/n ; cartaceo, 16 €
Barbès -[Intersection], Firenze 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. frontespizio (part.), 1

Tratti da una diaspora, di Federico Boccaccini

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Molti anni fa, in una intervista Michel Foucault osservò che riflettere sull’omosessualità è un atto che non si esaurisce nel domandarsi cosa essa sia o non sia, come nel volerne fissare una natura, piuttosto significa porsi di fronte alla propria vita cercando di capire come la si vuole vivere.
Nel primo caso si cerca la definizione di un oggetto, nel secondo, invece, si rivela il senso di una esperienza morale. L’esperienza di una forma di vita diversa dalle altre, con le sue regole, i suoi sotterranei conflitti, la sua etica dell’amore e dell’amicizia. Le pagine del Diario di Sintra testimoniano in limine questa esperienza.
Ma testimoniano anche la ricerca di una homeland. All’osservazione ricca di conseguenze del filosofo francese si potrebbe aggiungere in nota che, per gli indesiderati del mondo, il come vivere molto spesso ha coinciso con il problema del dove vivere.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

Tra il dicembre del 1935 e l’agosto del 1936 Stephen Spender, Christopher Isherwood e i loro rispettivi compagni, Tony Hyndman e Heinz Neddermayer, vissero insieme sotto lo stesso tetto a Sintra, in Portogallo.
Saranno accolti nel paese lusitano da un’altra coppia in fuga dalla marginalizzazione, Toni Altman e Brian Howard, raggiunti in seguito prima da Humphrey Spender, fratello di Stephen, e poi da Wystan H. Auden, in marzo, dopo la partenza di Spender e Tony.
Per circa un paio di mesi –dall’inizio del loro viaggio dal porto di Anversa il 12 dicembre 1935 al 5 febbraio 1936- il gruppo dei quattro terrà un diario comune di questa convivenza.
Per anni si è parlato di questo diario il cui originale rimase tra le carte di Isherwood. Finalmente, viene pubblicato in anteprima mondiale nell’edizione italiana da Barbès Editore, Il diario di Sintra, a cura di Matthew Spender, figlio di Stephen, con traduzione e cura di L. Scarlini.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1

Davvero un’occasione editoriale importante, soprattutto per la bella curatela che ha arricchito e completato le pagine del diario con materiali epistolari e pagine estrapolate dai diari personali dei protagonisti, fornendoci un effetto prospettico caleidoscopico, capace di far maggiore chiarezza su alcune vicende e permettendoci così di seguire il dipanarsi delle loro vite fino al mese di agosto, tantoché il diario comune, atteso per tutto questo tempo, risulta infine la parte meno interessante poiché nessuno dei protagonisti può scrivere apertamente ciò che pensa e sente.

Curioso includere il nome di Auden tra gli autori, quando in realtà non ha mai scritto una sola riga del diario, e del quale è riportata una sola breve lettera. Si ha l’impressione che si voglia vendere più un’idea che un libro, e in questo caso la bella copertina e l’immancabile fascetta risultano un po’ ingannevoli anche se attirano certamente di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 4

A dispetto di quanto si possa supporre, Il diario di Sintra non appartiene alla letteratura di viaggio ma alla letteratura civile.
Il vino di Madeira, il tè con vecchie signore inglesi che cercano di leggere l’aura dei loro ospiti, i tarocchi, il costo delle domestiche, il porto con i biscotti, le mattonelle di ceramica azzurre, una casetta di legno per i conigli, galline che scorrazzano in giardino, le coste con il mare che arriva violento sulla spiaggia, le colline di terra rossa che corrono verso Sisimbra, i villaggi di pescatori con fila di barche; le pagine del diario descrivono tutto questo, certo.
Ma soprattutto descrivono la ricerca di una casa dove vivere mentre l’Europa corre verso l’abisso. Descrivono una diaspora dell’affetto.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Si intersecano tra queste pagine due assi di lettura di eguale importanza, l’uno contenuto nel diario comune e che affiora dal materiale privato, l’altro invece dobbiamo aggiungerlo noi attraverso gli strumenti della critica affinati dalle riflessioni contemporanee post-coloniali e sul gender, capaci nello specifico di riconcettualizzare il tema della sessualità umana da un punto di vista geopolitico.
Se riflettiamo su quanti scrittori sono migrati dalla periferia al centro, dalla campagna alla città, dal Sud al Nord, da una nazione ad un’altra per poter vivere, scrivere, amare, ecco che siamo costretti a pensare che il luogo geografico sia stato per loro importante tanto quanto il foglio su cui scrivere e che forse tanta letteratura non sarebbe mai nata se non a causa di questo sradicamento e di questa delocalizzazione forzata.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Non mi sembra che i critici facciano molta attenzione a questo elemento che tuttavia appare costante pur nel variare delle lingue. Si dovrebbe accettare allora l’idea che la categoria “letteratura della diaspora” non classifichi solo quella scritta in una lingua meticcia che rappresenta una dispersione geografica, poiché la dispersione dei membri di una comunità in diversi paesi riguarda anche culture che non hanno costruito una identità intorno ad una lingua, bensì intorno ad un’altra esperienza morale della vita.
Questo è il caso davvero peculiare –e forse ne è uno dei suoi tratti più costitutivi- della cultura omosessuale e della parola che la rappresenta. Bisognerebbe dunque estendere il concetto di “diaspora” in letteratura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Certo, parlare di letteratura gay significa porre la questione se esista una letteratura senza una lingua. Ma significa anche riconsiderare il rapporto tra la parola e l’immaginazione del poeta. Immaginare vite diverse è ciò che permette di scriverne, in quale lingua è questione successiva. Per questa ragione questa opera è prima di tutto letteratura civile, poi semmai di viaggio.
Racconta un episodio di questa diaspora non del sangue ma dell’affetto, di una comunità umana che non ha mai avuto una terra d’origine a cui far ritorno, semmai un luogo da immaginare solo somewhere over the rainbow.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3

L’altro asse di lettura si manifesta maggiormente nei diari privati. Parla sottovoce della disparità tra amante e amato, emerge a tratti nelle loro giornate e rende l’aria elettrica. Isherwood annota il 2 marzo nel suo diario privato di voler cercare di “scrivere della depressione che mi ha preso dalla scorsa settimana […] Che è successo? Beh, solo questo: Stephen e Tony partono da Sintra a metà mese: vanno in Spagna, Grecia, Austria. Tutto in modo molto amichevole e ne siamo contenti, ma ovviamente sappiamo tutti che il nostro tentativo di vivere insieme è stato un fiasco completo”.
Qualcosa ha turbato il ménage, la ricerca dell’Eden ha rivelato la sua fragilità.

Nella sua preziosa introduzione –che avrebbe meritato meno refusi-, Matthew Spender osserva acutamente che la tensione tra le due coppie è dovuta ad una difficile stabilità degli affetti e, rievocando dei toccanti versi di Auden (‘Se uguale affetto non possiamo avere / fa che sia io a provare più amore’), sottolinea come la parola chiave in questa forma d’esperienza sia ‘uguale’.

“Ogni tipo di uguaglianza tra due persone che vivono insieme è problematica, ma nel caso di due dello stesso sesso, la richiesta è particolarmente difficile, perché non c’è in ballo la differenza tra maschile e femminile. Nell’assenza di una polarità di gender, tutto ha bisogno di essere ridefinito. Classe, cultura, uso del linguaggio, gusto in letteratura, in cucina o nell’abbigliamento: tutto ha bisogno di negoziazioni. E la lotta per l’uguaglianza fornirà sempre la qualità dell’affetto”.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1

Questa considerazione del curatore riassume perfettamente la situazione emotiva a Sintra. Tony e Heinz sono più giovani, sono di una classe sociale inferiore, sono intellettualmente e economicamente più poveri. Tony è gallese, Heinz tedesco e non parla inglese. Spender e Isherwood sono amici, sono scrittori, il primo ha studiato ad Oxford con Auden, il secondo a Cambridge. Come tutta la loro generazione, vedono la scrittura come impegno politico e vogliono scrollarsi via di dosso la loro formazione borghese, la englishness dei loro padri. Entrambi percepiscono il pericolo hitleriano, entrambi non pensano che il comunismo sia la risposta adeguata ai mali del mondo. Perché allora non è stato possibile vivere insieme?

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il 3 gennaio Isherwood confessa nel suo diario privato che i suoi giorni sono avvelenati dalla paura della guerra, “non posso più discutere apertamente con Stephen, perché siamo divisi tra noi dalla segreta conoscenza reciproca: se le cose si mettono male, lui vuole tornare in Inghilterra, io no.”
Se le cose si mettono male, entrambi sanno che persone vogliono essere. E come sappiamo le cose si metteranno male. Spender tornerà malinconicamente all’ordine, Isherwood partirà nuovamente, con Auden, alla ricerca ancora una volta di un’altra patria. Ma dentro questo conflitto d’ideali che sembra più una scommessa con se stessi se ne consuma un altro tra classe e sesso, uguaglianza e amore, forse il solo davvero politico e che, forse per questo, brucia di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il rapporto tra Spender e Tony Hyndman è stato raccontato da Spender stesso in World Within World (1951) (Un mondo nel mondo, Barbès, 2009).
Ma immaginiamo un altro scenario.
Immaginiamo Maurice Hall e Alec Scudder, gli amanti del romanzo Maurice di E. M. Foster, fuggire dall’Inghilterra per vivere insieme a Sintra. Foster era amico e mentore del giovane Isherwood il quale aveva letto privatamente Maurice che, scritto nel 1913, fu pubblicato solo dopo la morte di Foster nel 1971, in un mondo che avrebbe iniziato ad accettare lo scandalo del risveglio felice tra due uomini, l’affetto tra due persone che metteva in pericolo le rigide regole vittoriane di distinzione tra classi che tanti romanzi hanno raccontato e accettato.
Come in un racconto di Foster, i due inglesi di buona famiglia amano due ragazzi di classe diversa. Eppure qui il finale è diverso, nessuno si allontana nella nebbia per raggiungere e vivere per sempre con il proprio amato. Se eguali non siamo per la società, lasciamo almeno che sia il nostro amore a renderci tali, sembra suggerire il finale scandaloso e perfetto di Maurice.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Eppure a Sintra i due scrittori non sembrano riuscire a dimenticare la differenza di classe. Tra socialismo e liberalismo, politica e poesia, Isherwood vuole tenere per sé Heinz perché ha paura che una donna possa portarglielo via, Spender al contrario vuole rendere indipendente Tony istruendolo. Ma entrambi non vogliono vedere i loro difetti perché amano tenerli con loro “come un cagnone buono accanto al fuoco”.
Tener con sé in questo modo il proprio amato vuol dire non dover pensare al sesso e potersi consacrare completamente alla scrittura ma, con una punta di dolore, si ammette anche il desiderio di possedere qualcuno che sentiamo inferiore. È probabile che entrambi lo sapessero e che entrambi detestassero vedere questa verità riflessa nell’altro.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

In trasparenza il Diario di Sintra evoca, senza parlarne, la ricerca antica e difficile dell’amicizia perfetta e del perfetto amore tra uomini. Eppure questo non sopravvive quando si vive errando, quando il proprio desiderio è straniero a se stesso, quando ogni mattina si deve fingere agli occhi degli altri di non essere altro che quattro amici in vacanza. Nella sua vita immaginaria Maurice ha capito chi voleva essere e quale vita voleva vivere, è riuscito là dove venti anni più tardi nelle loro vite reali Isherwood e Spender a Sintra hanno fallito, non aver capito che l’amore è arte e non natura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1

Riassunto bibliografio:
Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Il diario di Sintra. Dicembre 1935 – Agosto 1936 / a cura di Matthew Spenmder
1. ed – Firenze : Barbés. – 267 p. ill. b/n, ritr. fotog. 21 x 14 cm. – (Intersection)
[il nome della collezione è desunto dal catalogo, non è presente sul volume]
Spender, Matthew (a cura di) ; Scarlini, Luca (edizione italiana a cura di) ; Scarlini, Luca (traduzione a cura di)
alla copertina: “Wystan Hugh Auden, Stephen Spender e Christopher Isherwood in una foto del 1929. (Probabilmente un autoscatto di Stephen Spender)”
brossura
©2012 Matthew Spender for Introduction and Notes
@2012 The Estate of Christopher Isherwood
©2012 The Estate of Stephen Spender
©2012 The Estate of Tony Hyndman
©2012 The Estate of Humphrey Spender
@2012 Barbès editore, per l’edizione italiana
tit. orig.: Sintra Diary

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 30 (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 134-135(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 238-239(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 207-208 (part.), 1

Federico Boccaccini ha recensito per FN, in ordine cronologico:

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. ilSaggiatore 2011

Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011

W. H. Auden / GRAZIE, NEBBIA. Adelphi 2011

Yukio Mishima / LA DECOMPOSIZIONE DELL’ANGELO. Feltrinelli 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. dell'indice(part.), 1

Sul Flickr di FN potete trovare altre fotografie de Il Diario di Sintra

Tutte le recensioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate belle ordinate su FN / Recensioni

Tutte le segnalazioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate pure loro belle ordinate su FN / Segnalazioni

(chi ha pagato il libro: la copia qui ritratta in fotografia è un omaggio del curatore, Luca Scarlini, portato personalmente a FN in occasione dell’FN/PaperShop, tenutosi a Torino l’11 maggio 2012; la copia sulla quale Federico Boccaccini ha condotto la sue recensione è stata acquistata da FN su Amazon, affinchè gli venisse recapitata in terra belga, dove Federico Boccaccini attualmente risiede)

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Quarta, dorso, cop. (part.)

Auden, Isherwood, Spender / IL DIARIO DI SINTRA. Barbès 2012 (segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 6 giugno 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Dorso

È in libreria

Il Diario di Sintra
Dicembre 1935 – Agosto 1936
(Sintra Diary)
a cura di Matthew Spender
testo di
W. H. Auden, Brian Howard, Tony Hyndman, Christopher Isherwood, Humphrey Spender, Stephen Spender, James Stern

traduzione e cura dell’edizione italiana
di Luca Scarlini
[responsabilità grafica non indicata]

265 p. ; cartaceo | 16 €
Barbès -Intersections, Firenze 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

Auden, Isherwood e Spender a Sintra, in Portogallo. È il 1935 e per sei mesi i tre scrittori, oltre a Heinz Neddermayer, compagno di Isherwood, e a Tony Hyndmann, compagno di Spender, cercano e poi abitano una grande casa, destinata ad accoglierli per sempre, ma infine abbandonata; durante il viaggio, la ricerca, e poi i mesi di permanenza, tengono a più mani un diario, restato sinora inedito.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1

Il Diario è preceduto da una prefazione di Matthew Spender, figlio di Stephen e curatore, che sulla scorta di memorie personali traccia una breve ricostruzione dei rapporti che legavano i componenti del gruppo. In coda al testo, delle Brevi Biografie aiutano a ricostruire la tessitura amicale citata nei Diari. Segue un Indice dei nomi e un Indice delle opere.
Nella nota al testo, il curatore italiano segnala:

“[…] L’originale del Diario di Sintra è rimasto con Isherwood. la presente versione deriva da due fotocopie del manoscritto, una nell’Archivio Sthephen Spender alla Bodleian Library di Oxford e l’altra alla Huntingon Library in California. […] Isherwood lavorò al Diario di Sintra almeno due volte […] La regola che gli scrittori si erano dati era che le registrazioni sul diario non potessero essere corrette e dovessero rimanere anche con errori di grammatica. […] Il materiale non ha prodotto un romanzo, ma alcuni passaggi sono citati in Christopher e il suo mondo. […] Nel testo compiaono materiali epistolari e pagine di diario di persone in qualche modo legate a questo momento, che non fanno parte dell’originale Diario di Sintra. Questi testi illuminano elementi e dettagli meno chiari nel manoscritto originale. […]”

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3

In occasione dell’uscita dei Diari, Davide Mazzocco ne ha parlato su Quotidianopiemontese.it:

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 4

“[…] Nel Portogallo legato da un’alleanza millenaria all’Inghilterra, questo diario a sei mani scoperchia al lettore la vita dei tre scrittori a contatto con il calore e i profumi del mondo lusitano raggiunto dagli echi della guerra civile spagnola e di quanto avveniva a Berlino dove Hitler preparava il terreno per il secondo conflitto mondiale. […] Nonostante i protagonisti siano due dei più importanti scrittori del Novecento inglese come Wystan Hugh Auden e Christopher Isherwood nessuno in Gran Bretagna si è dimostrato disponibile alla pubblicazione. La toscana Barbès Editore non si è fatta sfuggire l’occasione e ha pubblicato il libro in anteprima mondiale. Nei prossimi mesi il libro uscirà in Svezia, Francia e Spagna, forse in Germania. Dovrebbe partire a breve una trattativa per pubblicarlo negli Stati Uniti. In Inghilterra, invece, nessuno sembra interessato a scavare in questo diario vecchio di quasi ottant’anni. […]”

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 5

Su L’Unità Maria Serena Palieri Spalieri ha intervistato Mattehw Spender; la chiosa dell’intervista è interessante perché contestualizza la sua Introduzione, arricchendola di una parzialità che nel libro manca:

“[…] In copertina campeggiano i volti ridenti di tre ancora giovanissimi futuri pezzi da novanta della letteratura britannica: da sinistra ecco il più goffo di loro – ma diventerà il poeta più grande – Wystan Hugh Auden, poi svettante come un campanile e un po’ divo Stephen Spender e infine piccolo, grazioso e legnoso, Christopher Isherwood.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 1

[…]

arricchito con altri materiali epistolari e con un’appendice di cenni biografici sugli altri che vi compaiono, dal Gerard Hamilton che ispirò l’ambigua figura di Mr Norris nei racconti berlinesi di Isherwood alla Norton autrice di libri per ragazzi (poi grazie alla trasposizione disneyana di Pomi d’ottone e manici di scopa diventata ricchissima). Questa parte biografica è di una bellezza sui generis, lampeggiante, perché Matthew Spender ci dice, dei personaggi, solo ciò che è funzionale a illuminare meglio la storia

[…]

osserva Matthew Spender. «Prima della guerra civile spagnola, dei processi di Mosca e dell’Anschluss, loro sapevano che stava arrivando la catastrofe. Perché erano vissuti a Berlino. Avevano visto i loro compagni occasionali diventare da comunisti camicie brune nel giro di una notte. E avevano visto la persecuzione nazista degli omosessuali. Dentro una comunità britannica in prevalenza ancora filo-nazista, erano dei giovani profeti»

[…]

«Da bambino ho osservato da vicino il sentimentalismo di mio padre e lo stoicismo di mia madre. Finché lei viveva – è morta diciotto mesi fa – pensavo che il problema fosse loro, non mio. Adesso devo tirare i conti con tutti: con lui, con lei, e con le mie emozioni. Credo di essere un po’ omofobo. Ci sono dei rapporti di potere ambigui, nelle relazioni omosessuali, che mi fanno paura. Sono alle prese, ora, con questo mio bisogno di chiarire tutto» […]”

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1

Su ilGiornale si possone leggere degli stralci del Diario di Sintra

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1

A giorni nella sezione Editoria > Note, su FN, un intervento già apparso su Alias, di Luca Scarlini, traduttore e curatore del Diario di Sintra.

Su FN la bibliografia di Christopher Isherwood vergognosamente non aggiornata.

Di Auden Federico Boccaccini ha recensito Addio, nebbia, Adelphi 2012.

Fra le Segnalazioni, su FN, Un mondo nel mondo, ripubblicato da Barbès nel 2009

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. frontespizio (part.), 2

Barbès (Saluti dal salone). 4

Posted in cartoline by federico novaro on 20 maggio 2012

voland

Barbès è una casa
editrice molto interessante
ma che non sempre capisco.
Esiste da neanche 4 anni,
ma con la scelta ardita
di affidare tutte le sue copertine
a Roberto Mastai,
che le istoriava di disegni dai
tratti marcati, qualche volta
in contrasto non felice coi
titoli
che ne risultavano offuscati,
è riuscita a farsi largo,
ben distribuita da RCS, sugli scaffali.
Poi Mastai ha lasciato spazio anche a delle fotografie ma
devo dire,
con esiti molto alterni, e a riconoscibilità
attenuata. Naturalmente qui parliamo di superficie,
il catalogo è sempre interessante,
così come la nuova branca, Nikita,
che porta in Italia la letteratura dell’ex
blocco sovietico.
Ma questa collanina qui, “Poesia”,
forse porterà soldi, non ho idea,
ma è proprio un po’ inutile.
Sul sito, dove,
cattivi, non
indicano mai l’anno di pubblicazione dei titoli,
è raro che per questi libretti indichino
la cura, la traduzione, niente.
Ora, detto che se un editore
pubblicasse solo i titoli
in qualche modo considerati
“necessari”
chiuderebbe, forse spero,
subito, c’era davvero bisogno
di un altro libretto per avere sempre in tasca
Shakespeare Leopardi Gozzano Rilke?
E se sì: non meritava forse la pena di
fare uno sforzo minimo per inventarsi una grafica,
scegliere una carta,
trovare da qualche parte un articoletto,
per non fare dei librini così inconsistenti,
così scalcagnati nella dimensione variabile dei caratteri,
col marchio così difficilmente -bianco su colore- leggibile,
mai fermo, una volta sopra una volta sotto il nome della collana?
Certo, costano 6€,
ma è una ragione sufficiente?
Ecco.
Invece è molto bella la copertina
e la cura e l’intelligenza
che sembrano concentrarsi ne
Il diario di Sintra, diario a più
mani di W. H. Auden, Christopher Isherwood e Stephen Spender
a cura di Matthew Spender,
e, per l’edizione italiana, di Luca Scarlini in uscita ora fra gli “Intersections”.
Come dice la quarta:
“Un libro leggendario, un “mito” di cui si | parla
da sessant’anni. Pubblicato in
anteprima | mondiale nell’edizione italiana”.
Evviva!

Un saluto,
a presto
FN

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: