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Il diario di Sintra, di AUDEN, ISHERWOOD, SPENDER / Barbès 2012. (Recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 18 luglio 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Dorso

Il diario di Sintra
a cura di Matthew Spender
cura e traduzione dell’edizione italiana di Luca Scarlini

testi di W. H. Auden, Brian Howard, Tony Hyndman, Christopher Isherwood, Humphrey Spender, Stephen Spender, James Stern

[responsabilità grafica non indicata]

267 p., ill., b/n ; cartaceo, 16 €
Barbès -[Intersection], Firenze 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. frontespizio (part.), 1

Tratti da una diaspora, di Federico Boccaccini

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Molti anni fa, in una intervista Michel Foucault osservò che riflettere sull’omosessualità è un atto che non si esaurisce nel domandarsi cosa essa sia o non sia, come nel volerne fissare una natura, piuttosto significa porsi di fronte alla propria vita cercando di capire come la si vuole vivere.
Nel primo caso si cerca la definizione di un oggetto, nel secondo, invece, si rivela il senso di una esperienza morale. L’esperienza di una forma di vita diversa dalle altre, con le sue regole, i suoi sotterranei conflitti, la sua etica dell’amore e dell’amicizia. Le pagine del Diario di Sintra testimoniano in limine questa esperienza.
Ma testimoniano anche la ricerca di una homeland. All’osservazione ricca di conseguenze del filosofo francese si potrebbe aggiungere in nota che, per gli indesiderati del mondo, il come vivere molto spesso ha coinciso con il problema del dove vivere.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

Tra il dicembre del 1935 e l’agosto del 1936 Stephen Spender, Christopher Isherwood e i loro rispettivi compagni, Tony Hyndman e Heinz Neddermayer, vissero insieme sotto lo stesso tetto a Sintra, in Portogallo.
Saranno accolti nel paese lusitano da un’altra coppia in fuga dalla marginalizzazione, Toni Altman e Brian Howard, raggiunti in seguito prima da Humphrey Spender, fratello di Stephen, e poi da Wystan H. Auden, in marzo, dopo la partenza di Spender e Tony.
Per circa un paio di mesi –dall’inizio del loro viaggio dal porto di Anversa il 12 dicembre 1935 al 5 febbraio 1936- il gruppo dei quattro terrà un diario comune di questa convivenza.
Per anni si è parlato di questo diario il cui originale rimase tra le carte di Isherwood. Finalmente, viene pubblicato in anteprima mondiale nell’edizione italiana da Barbès Editore, Il diario di Sintra, a cura di Matthew Spender, figlio di Stephen, con traduzione e cura di L. Scarlini.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1

Davvero un’occasione editoriale importante, soprattutto per la bella curatela che ha arricchito e completato le pagine del diario con materiali epistolari e pagine estrapolate dai diari personali dei protagonisti, fornendoci un effetto prospettico caleidoscopico, capace di far maggiore chiarezza su alcune vicende e permettendoci così di seguire il dipanarsi delle loro vite fino al mese di agosto, tantoché il diario comune, atteso per tutto questo tempo, risulta infine la parte meno interessante poiché nessuno dei protagonisti può scrivere apertamente ciò che pensa e sente.

Curioso includere il nome di Auden tra gli autori, quando in realtà non ha mai scritto una sola riga del diario, e del quale è riportata una sola breve lettera. Si ha l’impressione che si voglia vendere più un’idea che un libro, e in questo caso la bella copertina e l’immancabile fascetta risultano un po’ ingannevoli anche se attirano certamente di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 4

A dispetto di quanto si possa supporre, Il diario di Sintra non appartiene alla letteratura di viaggio ma alla letteratura civile.
Il vino di Madeira, il tè con vecchie signore inglesi che cercano di leggere l’aura dei loro ospiti, i tarocchi, il costo delle domestiche, il porto con i biscotti, le mattonelle di ceramica azzurre, una casetta di legno per i conigli, galline che scorrazzano in giardino, le coste con il mare che arriva violento sulla spiaggia, le colline di terra rossa che corrono verso Sisimbra, i villaggi di pescatori con fila di barche; le pagine del diario descrivono tutto questo, certo.
Ma soprattutto descrivono la ricerca di una casa dove vivere mentre l’Europa corre verso l’abisso. Descrivono una diaspora dell’affetto.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Si intersecano tra queste pagine due assi di lettura di eguale importanza, l’uno contenuto nel diario comune e che affiora dal materiale privato, l’altro invece dobbiamo aggiungerlo noi attraverso gli strumenti della critica affinati dalle riflessioni contemporanee post-coloniali e sul gender, capaci nello specifico di riconcettualizzare il tema della sessualità umana da un punto di vista geopolitico.
Se riflettiamo su quanti scrittori sono migrati dalla periferia al centro, dalla campagna alla città, dal Sud al Nord, da una nazione ad un’altra per poter vivere, scrivere, amare, ecco che siamo costretti a pensare che il luogo geografico sia stato per loro importante tanto quanto il foglio su cui scrivere e che forse tanta letteratura non sarebbe mai nata se non a causa di questo sradicamento e di questa delocalizzazione forzata.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Non mi sembra che i critici facciano molta attenzione a questo elemento che tuttavia appare costante pur nel variare delle lingue. Si dovrebbe accettare allora l’idea che la categoria “letteratura della diaspora” non classifichi solo quella scritta in una lingua meticcia che rappresenta una dispersione geografica, poiché la dispersione dei membri di una comunità in diversi paesi riguarda anche culture che non hanno costruito una identità intorno ad una lingua, bensì intorno ad un’altra esperienza morale della vita.
Questo è il caso davvero peculiare –e forse ne è uno dei suoi tratti più costitutivi- della cultura omosessuale e della parola che la rappresenta. Bisognerebbe dunque estendere il concetto di “diaspora” in letteratura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Certo, parlare di letteratura gay significa porre la questione se esista una letteratura senza una lingua. Ma significa anche riconsiderare il rapporto tra la parola e l’immaginazione del poeta. Immaginare vite diverse è ciò che permette di scriverne, in quale lingua è questione successiva. Per questa ragione questa opera è prima di tutto letteratura civile, poi semmai di viaggio.
Racconta un episodio di questa diaspora non del sangue ma dell’affetto, di una comunità umana che non ha mai avuto una terra d’origine a cui far ritorno, semmai un luogo da immaginare solo somewhere over the rainbow.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3

L’altro asse di lettura si manifesta maggiormente nei diari privati. Parla sottovoce della disparità tra amante e amato, emerge a tratti nelle loro giornate e rende l’aria elettrica. Isherwood annota il 2 marzo nel suo diario privato di voler cercare di “scrivere della depressione che mi ha preso dalla scorsa settimana […] Che è successo? Beh, solo questo: Stephen e Tony partono da Sintra a metà mese: vanno in Spagna, Grecia, Austria. Tutto in modo molto amichevole e ne siamo contenti, ma ovviamente sappiamo tutti che il nostro tentativo di vivere insieme è stato un fiasco completo”.
Qualcosa ha turbato il ménage, la ricerca dell’Eden ha rivelato la sua fragilità.

Nella sua preziosa introduzione –che avrebbe meritato meno refusi-, Matthew Spender osserva acutamente che la tensione tra le due coppie è dovuta ad una difficile stabilità degli affetti e, rievocando dei toccanti versi di Auden (‘Se uguale affetto non possiamo avere / fa che sia io a provare più amore’), sottolinea come la parola chiave in questa forma d’esperienza sia ‘uguale’.

“Ogni tipo di uguaglianza tra due persone che vivono insieme è problematica, ma nel caso di due dello stesso sesso, la richiesta è particolarmente difficile, perché non c’è in ballo la differenza tra maschile e femminile. Nell’assenza di una polarità di gender, tutto ha bisogno di essere ridefinito. Classe, cultura, uso del linguaggio, gusto in letteratura, in cucina o nell’abbigliamento: tutto ha bisogno di negoziazioni. E la lotta per l’uguaglianza fornirà sempre la qualità dell’affetto”.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1

Questa considerazione del curatore riassume perfettamente la situazione emotiva a Sintra. Tony e Heinz sono più giovani, sono di una classe sociale inferiore, sono intellettualmente e economicamente più poveri. Tony è gallese, Heinz tedesco e non parla inglese. Spender e Isherwood sono amici, sono scrittori, il primo ha studiato ad Oxford con Auden, il secondo a Cambridge. Come tutta la loro generazione, vedono la scrittura come impegno politico e vogliono scrollarsi via di dosso la loro formazione borghese, la englishness dei loro padri. Entrambi percepiscono il pericolo hitleriano, entrambi non pensano che il comunismo sia la risposta adeguata ai mali del mondo. Perché allora non è stato possibile vivere insieme?

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il 3 gennaio Isherwood confessa nel suo diario privato che i suoi giorni sono avvelenati dalla paura della guerra, “non posso più discutere apertamente con Stephen, perché siamo divisi tra noi dalla segreta conoscenza reciproca: se le cose si mettono male, lui vuole tornare in Inghilterra, io no.”
Se le cose si mettono male, entrambi sanno che persone vogliono essere. E come sappiamo le cose si metteranno male. Spender tornerà malinconicamente all’ordine, Isherwood partirà nuovamente, con Auden, alla ricerca ancora una volta di un’altra patria. Ma dentro questo conflitto d’ideali che sembra più una scommessa con se stessi se ne consuma un altro tra classe e sesso, uguaglianza e amore, forse il solo davvero politico e che, forse per questo, brucia di più.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Il rapporto tra Spender e Tony Hyndman è stato raccontato da Spender stesso in World Within World (1951) (Un mondo nel mondo, Barbès, 2009).
Ma immaginiamo un altro scenario.
Immaginiamo Maurice Hall e Alec Scudder, gli amanti del romanzo Maurice di E. M. Foster, fuggire dall’Inghilterra per vivere insieme a Sintra. Foster era amico e mentore del giovane Isherwood il quale aveva letto privatamente Maurice che, scritto nel 1913, fu pubblicato solo dopo la morte di Foster nel 1971, in un mondo che avrebbe iniziato ad accettare lo scandalo del risveglio felice tra due uomini, l’affetto tra due persone che metteva in pericolo le rigide regole vittoriane di distinzione tra classi che tanti romanzi hanno raccontato e accettato.
Come in un racconto di Foster, i due inglesi di buona famiglia amano due ragazzi di classe diversa. Eppure qui il finale è diverso, nessuno si allontana nella nebbia per raggiungere e vivere per sempre con il proprio amato. Se eguali non siamo per la società, lasciamo almeno che sia il nostro amore a renderci tali, sembra suggerire il finale scandaloso e perfetto di Maurice.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

Eppure a Sintra i due scrittori non sembrano riuscire a dimenticare la differenza di classe. Tra socialismo e liberalismo, politica e poesia, Isherwood vuole tenere per sé Heinz perché ha paura che una donna possa portarglielo via, Spender al contrario vuole rendere indipendente Tony istruendolo. Ma entrambi non vogliono vedere i loro difetti perché amano tenerli con loro “come un cagnone buono accanto al fuoco”.
Tener con sé in questo modo il proprio amato vuol dire non dover pensare al sesso e potersi consacrare completamente alla scrittura ma, con una punta di dolore, si ammette anche il desiderio di possedere qualcuno che sentiamo inferiore. È probabile che entrambi lo sapessero e che entrambi detestassero vedere questa verità riflessa nell’altro.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 9

In trasparenza il Diario di Sintra evoca, senza parlarne, la ricerca antica e difficile dell’amicizia perfetta e del perfetto amore tra uomini. Eppure questo non sopravvive quando si vive errando, quando il proprio desiderio è straniero a se stesso, quando ogni mattina si deve fingere agli occhi degli altri di non essere altro che quattro amici in vacanza. Nella sua vita immaginaria Maurice ha capito chi voleva essere e quale vita voleva vivere, è riuscito là dove venti anni più tardi nelle loro vite reali Isherwood e Spender a Sintra hanno fallito, non aver capito che l’amore è arte e non natura.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1

Riassunto bibliografio:
Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

queer / letteratura inglese / prime edizioni italiane
Il diario di Sintra. Dicembre 1935 – Agosto 1936 / a cura di Matthew Spenmder
1. ed – Firenze : Barbés. – 267 p. ill. b/n, ritr. fotog. 21 x 14 cm. – (Intersection)
[il nome della collezione è desunto dal catalogo, non è presente sul volume]
Spender, Matthew (a cura di) ; Scarlini, Luca (edizione italiana a cura di) ; Scarlini, Luca (traduzione a cura di)
alla copertina: “Wystan Hugh Auden, Stephen Spender e Christopher Isherwood in una foto del 1929. (Probabilmente un autoscatto di Stephen Spender)”
brossura
©2012 Matthew Spender for Introduction and Notes
@2012 The Estate of Christopher Isherwood
©2012 The Estate of Stephen Spender
©2012 The Estate of Tony Hyndman
©2012 The Estate of Humphrey Spender
@2012 Barbès editore, per l’edizione italiana
tit. orig.: Sintra Diary

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 30 (part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 134-135(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 238-239(part.), 1 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 207-208 (part.), 1

Federico Boccaccini ha recensito per FN, in ordine cronologico:

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. ilSaggiatore 2011

Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011

W. H. Auden / GRAZIE, NEBBIA. Adelphi 2011

Yukio Mishima / LA DECOMPOSIZIONE DELL’ANGELO. Feltrinelli 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. dell'indice(part.), 1

Sul Flickr di FN potete trovare altre fotografie de Il Diario di Sintra

Tutte le recensioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate belle ordinate su FN / Recensioni

Tutte le segnalazioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate pure loro belle ordinate su FN / Segnalazioni

(chi ha pagato il libro: la copia qui ritratta in fotografia è un omaggio del curatore, Luca Scarlini, portato personalmente a FN in occasione dell’FN/PaperShop, tenutosi a Torino l’11 maggio 2012; la copia sulla quale Federico Boccaccini ha condotto la sue recensione è stata acquistata da FN su Amazon, affinchè gli venisse recapitata in terra belga, dove Federico Boccaccini attualmente risiede)

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Quarta, dorso, cop. (part.)

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Auden, Isherwood, Spender / IL DIARIO DI SINTRA. Barbès 2012 (segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 6 giugno 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. Dorso

È in libreria

Il Diario di Sintra
Dicembre 1935 – Agosto 1936
(Sintra Diary)
a cura di Matthew Spender
testo di
W. H. Auden, Brian Howard, Tony Hyndman, Christopher Isherwood, Humphrey Spender, Stephen Spender, James Stern

traduzione e cura dell’edizione italiana
di Luca Scarlini
[responsabilità grafica non indicata]

265 p. ; cartaceo | 16 €
Barbès -Intersections, Firenze 2012

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop.

Auden, Isherwood e Spender a Sintra, in Portogallo. È il 1935 e per sei mesi i tre scrittori, oltre a Heinz Neddermayer, compagno di Isherwood, e a Tony Hyndmann, compagno di Spender, cercano e poi abitano una grande casa, destinata ad accoglierli per sempre, ma infine abbandonata; durante il viaggio, la ricerca, e poi i mesi di permanenza, tengono a più mani un diario, restato sinora inedito.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. q. di cop. (part.), 1

Il Diario è preceduto da una prefazione di Matthew Spender, figlio di Stephen e curatore, che sulla scorta di memorie personali traccia una breve ricostruzione dei rapporti che legavano i componenti del gruppo. In coda al testo, delle Brevi Biografie aiutano a ricostruire la tessitura amicale citata nei Diari. Segue un Indice dei nomi e un Indice delle opere.
Nella nota al testo, il curatore italiano segnala:

“[…] L’originale del Diario di Sintra è rimasto con Isherwood. la presente versione deriva da due fotocopie del manoscritto, una nell’Archivio Sthephen Spender alla Bodleian Library di Oxford e l’altra alla Huntingon Library in California. […] Isherwood lavorò al Diario di Sintra almeno due volte […] La regola che gli scrittori si erano dati era che le registrazioni sul diario non potessero essere corrette e dovessero rimanere anche con errori di grammatica. […] Il materiale non ha prodotto un romanzo, ma alcuni passaggi sono citati in Christopher e il suo mondo. […] Nel testo compiaono materiali epistolari e pagine di diario di persone in qualche modo legate a questo momento, che non fanno parte dell’originale Diario di Sintra. Questi testi illuminano elementi e dettagli meno chiari nel manoscritto originale. […]”

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3

In occasione dell’uscita dei Diari, Davide Mazzocco ne ha parlato su Quotidianopiemontese.it:

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 4

“[…] Nel Portogallo legato da un’alleanza millenaria all’Inghilterra, questo diario a sei mani scoperchia al lettore la vita dei tre scrittori a contatto con il calore e i profumi del mondo lusitano raggiunto dagli echi della guerra civile spagnola e di quanto avveniva a Berlino dove Hitler preparava il terreno per il secondo conflitto mondiale. […] Nonostante i protagonisti siano due dei più importanti scrittori del Novecento inglese come Wystan Hugh Auden e Christopher Isherwood nessuno in Gran Bretagna si è dimostrato disponibile alla pubblicazione. La toscana Barbès Editore non si è fatta sfuggire l’occasione e ha pubblicato il libro in anteprima mondiale. Nei prossimi mesi il libro uscirà in Svezia, Francia e Spagna, forse in Germania. Dovrebbe partire a breve una trattativa per pubblicarlo negli Stati Uniti. In Inghilterra, invece, nessuno sembra interessato a scavare in questo diario vecchio di quasi ottant’anni. […]”

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 5

Su L’Unità Maria Serena Palieri Spalieri ha intervistato Mattehw Spender; la chiosa dell’intervista è interessante perché contestualizza la sua Introduzione, arricchendola di una parzialità che nel libro manca:

“[…] In copertina campeggiano i volti ridenti di tre ancora giovanissimi futuri pezzi da novanta della letteratura britannica: da sinistra ecco il più goffo di loro – ma diventerà il poeta più grande – Wystan Hugh Auden, poi svettante come un campanile e un po’ divo Stephen Spender e infine piccolo, grazioso e legnoso, Christopher Isherwood.

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 3 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 2 Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. cop. (part.), 1

[…]

arricchito con altri materiali epistolari e con un’appendice di cenni biografici sugli altri che vi compaiono, dal Gerard Hamilton che ispirò l’ambigua figura di Mr Norris nei racconti berlinesi di Isherwood alla Norton autrice di libri per ragazzi (poi grazie alla trasposizione disneyana di Pomi d’ottone e manici di scopa diventata ricchissima). Questa parte biografica è di una bellezza sui generis, lampeggiante, perché Matthew Spender ci dice, dei personaggi, solo ciò che è funzionale a illuminare meglio la storia

[…]

osserva Matthew Spender. «Prima della guerra civile spagnola, dei processi di Mosca e dell’Anschluss, loro sapevano che stava arrivando la catastrofe. Perché erano vissuti a Berlino. Avevano visto i loro compagni occasionali diventare da comunisti camicie brune nel giro di una notte. E avevano visto la persecuzione nazista degli omosessuali. Dentro una comunità britannica in prevalenza ancora filo-nazista, erano dei giovani profeti»

[…]

«Da bambino ho osservato da vicino il sentimentalismo di mio padre e lo stoicismo di mia madre. Finché lei viveva – è morta diciotto mesi fa – pensavo che il problema fosse loro, non mio. Adesso devo tirare i conti con tutti: con lui, con lei, e con le mie emozioni. Credo di essere un po’ omofobo. Ci sono dei rapporti di potere ambigui, nelle relazioni omosessuali, che mi fanno paura. Sono alle prese, ora, con questo mio bisogno di chiarire tutto» […]”

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. incipit (part.), 1

Su ilGiornale si possone leggere degli stralci del Diario di Sintra

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. p. 29 (part.), 1

A giorni nella sezione Editoria > Note, su FN, un intervento già apparso su Alias, di Luca Scarlini, traduttore e curatore del Diario di Sintra.

Su FN la bibliografia di Christopher Isherwood vergognosamente non aggiornata.

Di Auden Federico Boccaccini ha recensito Addio, nebbia, Adelphi 2012.

Fra le Segnalazioni, su FN, Un mondo nel mondo, ripubblicato da Barbès nel 2009

Auden, Isherwood, Spender, Il diario di Sintra; a cura di Matthew Spender e Luca Scarlini. In cop.: W.H.Auden, S. Spender, C. Isherwood, 1929. [resp. grafica non indicata]. frontespizio (part.), 2

Barbès (Saluti dal salone). 4

Posted in cartoline by federico novaro on 20 maggio 2012

voland

Barbès è una casa
editrice molto interessante
ma che non sempre capisco.
Esiste da neanche 4 anni,
ma con la scelta ardita
di affidare tutte le sue copertine
a Roberto Mastai,
che le istoriava di disegni dai
tratti marcati, qualche volta
in contrasto non felice coi
titoli
che ne risultavano offuscati,
è riuscita a farsi largo,
ben distribuita da RCS, sugli scaffali.
Poi Mastai ha lasciato spazio anche a delle fotografie ma
devo dire,
con esiti molto alterni, e a riconoscibilità
attenuata. Naturalmente qui parliamo di superficie,
il catalogo è sempre interessante,
così come la nuova branca, Nikita,
che porta in Italia la letteratura dell’ex
blocco sovietico.
Ma questa collanina qui, “Poesia”,
forse porterà soldi, non ho idea,
ma è proprio un po’ inutile.
Sul sito, dove,
cattivi, non
indicano mai l’anno di pubblicazione dei titoli,
è raro che per questi libretti indichino
la cura, la traduzione, niente.
Ora, detto che se un editore
pubblicasse solo i titoli
in qualche modo considerati
“necessari”
chiuderebbe, forse spero,
subito, c’era davvero bisogno
di un altro libretto per avere sempre in tasca
Shakespeare Leopardi Gozzano Rilke?
E se sì: non meritava forse la pena di
fare uno sforzo minimo per inventarsi una grafica,
scegliere una carta,
trovare da qualche parte un articoletto,
per non fare dei librini così inconsistenti,
così scalcagnati nella dimensione variabile dei caratteri,
col marchio così difficilmente -bianco su colore- leggibile,
mai fermo, una volta sopra una volta sotto il nome della collana?
Certo, costano 6€,
ma è una ragione sufficiente?
Ecco.
Invece è molto bella la copertina
e la cura e l’intelligenza
che sembrano concentrarsi ne
Il diario di Sintra, diario a più
mani di W. H. Auden, Christopher Isherwood e Stephen Spender
a cura di Matthew Spender,
e, per l’edizione italiana, di Luca Scarlini in uscita ora fra gli “Intersections”.
Come dice la quarta:
“Un libro leggendario, un “mito” di cui si | parla
da sessant’anni. Pubblicato in
anteprima | mondiale nell’edizione italiana”.
Evviva!

Un saluto,
a presto
FN

W. H. Auden / GRAZIE, NEBBIA. Adelphi 2011 (recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 16 aprile 2012

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Dorso (part.), 1

Grazie, nebbia
(Thank You, Fog. Last Poems)
di W. H. Auden

edizione con testo a fronte a cura di Alessandro Gallenzi
[responsabilità grafica non indicata]

122 p. ; 11 € | cartaceo
Adelphi -Piccola Biblioteca Adelphi 620 -Milano 2011

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Incipit (part.), 1

Una fredda sera d’autunno, scendendo dall’appartamento di Josephine Crane all’820 di Fifth Avenue, Frederic Prokosch invitò Hannah Arendt alla Russian Tea Room per bere un ultimo bicchiere prima di rincasare. La filosofa tedesca era stata invitata a tenere una conferenza per uno dei celebri incontri letterari settimanali che si svolgevano nell’appartamento dell’ereditiera americana. Aveva scelto di parlare del XIX secolo, un’età fatta di nostalgia e d’introspezione, in cui, a suo avviso, eravamo ancora immersi vivendo tra le sue vestigia. -E Wystan ?, le domandò d’impulso Prokosch sorseggiando il suo drink. – Amo molto Wystan, ma inizio a sentirmi a disagio quando medito sulla sua poesia. Non riesco ad impedirmi di essere pessimista… Lui aspira alle certezze semplici. Si nutre di tutte le varietà d’amore non corrisposto. Questo lo rende sempre più alcolizzato e libertino… Tenta di riconciliare gli dei con un tipo di masochismo spirituale. Ma, ovviamente, questo non funziona. Non può mai funzionare -.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 2

Quando questa conversazione -probabilmente immaginaria- ebbe luogo, Wystan H. Auden (1907-1973), uno dei più grandi poeti di lingua inglese del XX secolo, aveva da poco lasciato New York per far ritorno in Inghilterra, dove trovò ad accoglierlo l’“immacolata” nebbia inglese, la stessa che compare nel titolo dell’ultima –intensa- raccolta di poesie (Thank You, Fog. Last Poems, Faber&Faber, 1974), già nota in Italia grazie alla traduzione di Aurora Ciliberti pubblicata nel 1977 da Guanda col titolo Grazie nebbia!, riproposta poi più volte anche come tascabile TEA.

Esce ora una nuova traduzione per Adelphi, Grazie, Nebbia. Ultime Poesie, edizione con testo a fronte a cura di Alessandro Gallenzi, con una nota del curatore.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Quarta di copertina (part.), 2

Mario Praz si chiedeva se la prima metà del XX secolo non sarà un giorno indicata come “l’Età di Eliot, come si è detto l’Età di Shakespeare, di Milton, di Dryden, di Pope, di Johnson”; salvo poi suggerire di designare questa epoca, in modo più universale, come l’Età dell’Ansia. Ossia, l’Età di Auden (il poeta inglese vinse il Pulitzer per la Poesia nel 1948 con The Age of Anxiety : A Baroque Eclogue, New York, 1947).

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 4

Ma cosa farebbe di Auden la voce, non solo di un’intera generazione, ma di un’epoca della civiltà occidentale?

Non è solo la sua maestria tecnica nel tagliare i versi secondo le diverse forme di composizione. Per essere poeta, occorre che un verso perfetto dica qualcosa di altrettanto perfetto.

Perché leggere Auden? Per un tentativo di riconciliazione con noi stessi, tra il nostro mondo interiore – che a volte si rivela un deserto- e ciò che ci circonda, gli affetti, la Storia, la Natura. Perché la parola è l’unica medicina che può guarire la mente offesa; insegnamento che la sua generazione trasse dalla lettura di Freud.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 5

Come questa piccola ultima raccolta dimostra, la grandezza di Auden è nella sua capacità di illuminare improvvisamente certi pensieri e certe nostre azioni comuni – a volte profondamente banali- in modo da eternarle come attimi di verità e di onestà semplice, offrendoli come risposte ai grandi eventi in cui siamo gettati, in cui diventiamo “mondo” (“For us who, from the moment/ we first are worlded/ lapse into disarray/”).

Auden evoca questo interim in Thank you, Fog. Quattro amici, le risa, le cene, il fuoco, un vecchio cottage nella campagna stregata del Wiltshire durante Natale e la nebbia che tutto circonda, capace di rievocare cose un tempo note (“you bring to British winters :/ now native knowledge returns”). Circola sottile un sentimento di pessimismo e, insieme, di consolazione. Anche se Dio stesso è sceso per noi sulla terra, questo mondo resta un luogo infelice (“our earth’s a sorry spot”); ma rassereniamoci, in fondo esistono questi attimi speciali.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Risvolto della quarta di copertina (part.), 1

L’amore, la morte, il tempo, la cittadinanza, l’esilio, sono forze in lotta con noi stessi. Ma la sua opera non è la descrizione dei nostri sciocchi deliri interiori.

C’é un’aspirazione morale altissima nella sua poesia. La scienza può fondare il nostro sapere e spiegare i fenomeni che hanno posto nel mondo. La Storia ci supera e ci annienta con la sua potenza fuori controllo. A questi eventi noi reagiamo interrogandoci su come si debba vivere.
Per tutta la vita, Auden si è posto la stessa domanda che si pone il personaggio di Socrate nella Repubblica di Platone : qual è la vita giusta? (“What is the Good Life?” È il tema della bellissima Unpredictable and Providential ).
Il giovane poeta che voleva cambiare il mondo, un mondo uscito da due guerre assurde, riflette ancora su come giustificare le scelte umane, dai sentimenti privati al dovere pubblico fino a quello storico. Ma differente ora è la risposta. In Address to the Beasts, Auden si rivolge agli animali, i veri cittadini della natura, i quali non sanno di morire (“but you exhibit no signs/ of knowing that you are sentenced”), “Sarà forse per questo/ che noi siamo spesso gelosi delle vostra innocenza/ però invidiosi mai?”. A differenza degli animali, noi non sappiamo bene cosa fare a questo mondo, ma siamo chiamati ugualmente a fornire una ragione in difesa delle nostre azioni. La Storia é una menzogna, “non é nulla /di cui poter vantarsi,/in quanto é stata fatta dal criminale in noi:/la bontà é senza tempo”.

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Pagina 122 (part.), 1

L’ansia di Auden è forse questa : sappiamo di vivere in un mondo che ci ospita, suo malgrado, ma in cui noi non siamo ben voluti, né amati. Il mondo è perfetto e noi non vi aggiungiamo nulla. Lo abitiamo, come abitiamo la lingua che parliamo ma che non possediamo. La verità é che siamo sempre in esilio, nell’amore come nella conoscenza. Non ci resta che amarci l’un l’altro e morire (“We must love one another and die!”).

Eppure, nonostante questo sembri essere il nostro destino, forse c’é una speranza. Non è una risposta religiosa convenzionale che ci suggerisce l’ultimo Auden. È una risposta etica. Il piacere delle relazioni e degli affetti unito alla soddisfazione per le cose belle costituiscono due tratti della coscienza che possono nel contempo giustificare le nostre azioni ed essere la nostra sola virtù. È una religione privata quella che Auden evoca in questi ultimi versi, una cura della propria cittadella interiore (“My Personal City”) contro la barbarie che ci circonda. Una cultura di sé sembra il solo criterio e l’unica garanzia per un progresso sociale. Per questo alla fine del cammino ritrova Orazio e Goethe (Un ringraziamento), e forse era il presentimento di questo a mettere tanto a disagio la filosofa della politica Hannah Arendt.

Come un fanciullo gentile, Auden se ne andò sognando, il 29 settembre 1973. “Yes, love, you have been lucky:/ Sing, Big Baby, sing lullay.”

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Pagina dell'esergo (part.), 1

Riassunto bibliografico:

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

queer / letteratura inglese / poesia
W. H. Auden / Grazie nebbia. Ultime poesie
1. ed. – Milano : Adelphi. – 122 p. ; 18 x 10,5 cm. – (Piccola Biblioteca Adelphi – 620)
edizione con testo a fronte a cura di Alessandro Gallenzi
brossura, con risvolti
©2011 Adelphi edizioni S. p. A.
©1972, 1973 by W. H. Auden
©1973, 1974 by the Estate of W. H. Auden
©1974 by Chester Kallman and the Estate of W. H. Auden per The Entertainment of the Senses
tit. orig.: Thank You, Fog. Last Poems

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Copertina (part.), 3

Federico Boccaccini ha recensito per FN:

Michael Holroyd / LYTTON STRACHEY. ilSaggiatore 2011

Angelica Garnett / INGANNATA CON DOLCEZZA. La tartaruga 2011

(che è stata anche scelta da VADIeLOFO per la libreria che stanno arredando)

Helen Humphreys / LA VERITÀ, SOLTANTO LA VERITÀ. Playground 2011

(anch’essa scelta da VADIeLOFO)

W. H. Auden, Grazie, nebbia; Adelphi 2011 [responsabilità grafica non indicata]. Verso della pagina dell'occhiello (part.), 1

altre fotografie del libro, su Flickr
tutte le recensioni di testi LGBTQ sono ben ordinate, su FN

(chi ha pagato il libro: la copia fotografata: FN, alla Libreria Mondadori di Torino, con il 15% di sconto; la copia sulla quale Federico Boccaccini ha condotto la sua lettura: FN, che l’ha fatta arrivare a Boccaccini in Belgio comprandola su Amazon.fr, che molto efficacemente l’ha tosto fatta arrivare a destinazione. Quindi in definitiva, senza contare il lavoro intellettuale di FN e di FB, non pagato, nè la spedizione nè l’ammortamento della macchina fotografica, i pasti e i caffè, questa recensione è costata 22 (meno il 15% di sconto su 11€, ma, ci dice FN, è un calcolo impossibile da fare, se non si sanno fare le operazioni delle percentuali con le macchinette o a mano ancor meno, quindi si invita chi legge, se è invece capace a fare di calcolo con esattezza e semplicità, a fare le operazioni necessarie)

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