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Editoria: notiziole / 4. Giulio Einaudi, decennale dalla morte.

Posted in editoria, notiziole by federico novaro on 5 aprile 2009

(Torno a parlare di Einaudi, riguardo a questa insistenza rimando al mio post precedente).

Giulio Einaudi, materiale pubblicitario per le manifestazioni nel decennale della morte (part.) 1

Giulio Einaudi, decennale dalla morte

(Gli anniversari, su cui si basa buona parte della politica culturale spicciola, di piccolo cabotaggio, di assessorati e quotidiani -sempre a spulciare infinite liste di morti, sono spesso un’occasione sciocca, ma comoda sarebbero in fondo se usati per far bilanci, verifiche, misure. Ce ne sono anche molti che non significano niente, o che non si riesce a far significare.

Dieci anni fa moriva Giulio Einaudi. E’ esistito mai un editore più straordinario? Qualcuno verso cui sia così vasto e vivo il debito? -dell’aneddottica, se fosse simpatico o meno, non mi importa niente. Credo che l’Einaudi di Giulio Einaudi sia una delle opere maggiori del Novecento italiano. La formazione di così tante persone ne dipende, una ricchezza certa, indubitabile, che ha nutrito ed innervato e appassionato -e di quanti sbagli, pasticci, tentativi falliti sia fatta non c’è dubbio: un po’ patetici i tentativi sempre risorgenti di alzare la manina dicendo sì, ma, come se il ma potesse elidere il sì.

Ci furono cose meravigliose nei medesimi, tantissimi, anni nell’editoria, ma niente si può paragonare all’Einaudi per complessità, rigore, divertimento, bellezza, spirito indomabile dell’avventura.

Giulio Einaudi editore, 2

Giulio Einaudi editore

Quando morì il fondatore la proprietà della casa editrice non seppe avere il pudore di ridurre il nome ad un marchio, e al copy restò quel Giulio Einaudi editore, onesto ed arrogante nell’usare il minuscolo per la specifica -il mestiere, quasi più un ex-libris che un nome di una casa editrice -negli stessi anni la Arnoldo Mondadori Editore inanellava il suo marchio in un trionfo di maiuscole. A morte avvenuta togliere il nome, e il mestiere, sarebbe stato un gesto d’altrettanta onestà, e modesto.

Giulio Einaudi era da tempo spossessato della sua creatura; anche se vi lavorava come consulente la casa editrice mutava oltre le sue forze e poteri, incapace di liberarsi di lui come di farne a meno, foss’anche come simulacro. E’ pur vero che Giulio Einaudi editore rimase quasi solo nel copy, quasi uno sberleffo, o una maledizione.

Ieri la casa editrice celebrava i dieci anni dalla morte, un anniversario in sè insignificante, se non per le persone che l’ebbero caro, per gli affetti, la cui nostalgia non credo però si misuri in date cadenzate.

Ero via, perciò non so dire dei tre incontri che hanno avuto luogo ieri, ma ho visto il materiale pubblicitario, un insulto offensivo alla memoria che era difficile pensare più mediocre.

Giulio Einaudi come Valentino Parfum

Fra le altre cose: un cartoncino 21 x 10, bella carta, liscia, un quinto circa della parte inferiore è occupato da una banda grigia, con, giustificato a sinistra, il marchio storico, in negativo, e di seguito “Giulio Einaudi editore”; la parte superiore, fondo bianco, è occupata al centro dalla scritta in grigio “Per Giulio Einaudi”, cui è sovrapposta, in nero, la firma autografa dell’editore; sotto, in rosso e in caratteri più piccoli si legge “dieci anni dopo”; a destra, colto in un’espressione di doloroso rimprovero, l’editore, in una fotografia in b/n, sembra ripararsi dietro una colonna -fotografia che sembra scelta direttamente dall’inconscio della casa editrice.

Giulio Einaudi, materiale pubblicitario per le manifestazioni nel decennale della morte (part.) 2

Ora: oltra alla banalità grafica del cartoncino che sembra concepito per l’inaugurazione di una profumeria di provincia, a chi è venuto in mente?, chi ha autorizzato?

C’è forse un solo gesto pubblico, oltre l’anedottica, oltre le cronache, testimoniato dalla sua opera, che non sia diverso da un senso di pudore e riserbo? Oltre quell'”editore”, apposto accanto al suo nome, tignoso, divertito attaccamento all’idea di un mestiere, c’è mai s’un suo libro qualcosa che segnali la sua volontà d’apparire? Fatuo e presuntuoso come chi firmi un cartoncino d’inaugurazione?

Forse anche qui l’inconscio parla: dieci anni dopo quel che rimane di Giulio Einaudi -per noi casa editrice erede dello scomparso, è una firma, la griffe, come per il più ridicolo dei profumi, in un’estetica fuori tempo massimo.

Al verso l’elenco delle manifestazioni previste “dieci anni dopo” -non per insistere, ma la cosa anche significativa è che da nessuna parte si dice che cosa successe, dieci anni prima -ma anche qui forse torna in ballo l’inconscio: in realtà dieci anni fa, per la casa editrice, non successe nulla.

Le manifestazioni sono:

ore 10: “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Master: racconto [sic] e ricordi di Roberto Vecchioni;

ore 16-18: “La mia pagina Einaudi”, autori e lettori sfogliano il catalogo della Casa editrice;

ore 21: “Domani”, con Enzo Bianchi, Eugenio Scalfari, Abraham B. Yehoshua.

Non c’ho più voglia di commentare.

Giulio Einaudi editore, 1

Una conferenza-lezione di Claudio Pavese

Per chiudere segnalo però che stamane, alla Libreria Torre di Abele di Torino, alle 11, s’è tenuta la lezione-conferenza di Claudio Pavese, ad inaugurare la mostra -dalla sua collezione, di prime edizioni Einaudi, fra il 1933 e il 1983 -oltre Pavese non considera, che occupa, con effetto piuttosto sconcertante, le 7 vetrine della libreria. Alla conferenza, tenutasi ad un’ora barbina, secondo la peggiore torinesità che confonde riserbo con inefficacia, abbiamo assistito in 25 in media, inclusi organizzatori e parenti, ed è stato un vero peccato: con un entusiasmo che supplisce ad un linguaggio forse più ammirato che preciso Claudio Pavese ha parlato dell’evoluzione grafica delle copertine Einaudi con spirito filologico, cercando ascendenze e derivazioni, individuando l’origine e l’evolversi di un’idea estetica mai dissociata dall’etica, attraverso apici e infortuni (meno messi in evidenza in verità), ma sempre considerando le edizioni Einaudi come un tutto, un opera cui ci si debba accostare con rigore scientifico.

L’Einaudi che non c’è

In fine: ciò che mi dispiace non è che l’Einaudi non sia più “quella di una volta”, non credo di essere un nostalgico. La mia ammirazione per il lavoro della Giulio Einaudi editore è grandissimo e un’Einaudi che cercasse di copiare dal passato le forme, immaginadolo cristallizzato quando è invece straordinariamente mutevole e avventuroso, sarebbe ridicola, così come ridicolo sarebbe pensare che a condizioni storiche mutate possano esservi identiche risposte, ma quello che mi torce l’anima quando vedo certe scelte come il cartoncino per la giornata di ieri, o la scelta di certi titoli, o l’uso dissennato del catalogo, è la smemoratezza di una lezione, che donne e uomini straordinari, sotto l’impulso di Giulio Einaudi, seppero comporre lungo cinquant’anni, una lezione che andrebbe invece compitata ora quotidianamente, per affrontare con meno sconsideratezza i nostri giorni.

A chiosa del lungo post:

La memoria editoriale di Giulio Einaudi, una mostra all’Università del Molise

L’Università degli Studi del Molise organizza -s’apre domani, una mostra: La Memoria editoriale di Giulio Einaudi (1912 – 1999), sarebbe bello sapere com’è.
La stessa Università organizzò L’editore ideale. Giulio Einaudi e l’Einaudi (1933-2008), nel 2008.

Nottetempo ripubblica Frammenti di memoria

Da tempo fuori catalogo, Nottetempo, diretta da Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi, ripubblica Frammenti di memoria (Rizzoli, 1988).

Dal Corriere della sera: colloquio con Malcolm Einaudi di Paolo Di Stefano

Giulio Einaudi, Frammenti di memoria, Rizzoli 1988, frontespizio (part.)

Il Corriere della Sera ha pubblicato un colloquio con Malcolm Einaudi, ch’era in copertina con l’editore nell’edizione originale dei Frammenti di memoria, ora Presidente della Fondazione Giulio Einaudi, attualmente -per le cure di Annalisa Agus, al lavoro per pubblicare il catalogo dei propri fondi librari.

Le riunioni del mercoledì all’Einaudi

E’ ancora in catalogo da casagrande “Tutti i nostri Mercoledì – Interviste [a Giulio Einaudi] di Paolo Di Stefano, 2001).


Nello Ajello: L’uomo che pensava i libri, un articolo su Repubblica

Qui trovate la Domenica de la Repubblica in pdf, dove il 29 marzo è comparso un lungo articolo di Nello Ajello e materiali inediti dal fondo della Fondazione Giulio Einaudi.

Un’intervista di Vera Schiavazzi a Malcolm Einaudi, presidente della Fondazione Giulio Einaudi

Giulio Einaudi, Frammenti di memoria, Rizzoli 1988, copertina: fotografia di Giovanni Rigoni Stern (part.)

Qui un intervista a Malcolm Einaudi di Vera Schiavazzi per le pagine locali (Torino) de la Repubblica.

Qui ho parlato della precedente mostra organizzata da Claudio Pavese).

Giulio Einaudi editore, 3

sa

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4 Risposte

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  1. Giacomo said, on 1 giugno 2009 at 9:46 am

    Non so se hai notato, ma la firma di Einaudi sull’invito della mostra dell’Università del Molise è decisamente diversa da quella dell’invito Einaudi. Solo una curiosità, una simpatica beffa dell’editore che sapeva ben firmarsi con i libri che pubblicava.

    Saluti

  2. federico novaro said, on 1 giugno 2009 at 10:03 am

    hai ragione! non me ne ero accorto, grazie per la notazione. E, hai visto?, ora la grafica del cartoncino del decennale è trasmigrata sul nuovo sito, quindi proprio una scelta ponderata, non un infortunio passeggero. ma la firma è sparita. In compenso anche nel sottotitolo al sito che compare nelle liste di google c’è “il sito ufficiale di Giulio Einaudi editore”, che comincia a diventare una dizione davvero imbarazzante. Un saluto a te, e grazie

  3. faletto paolo said, on 21 maggio 2011 at 3:53 pm

    dal 74 al 80 sono stato l’autista del dott.EINAUDI.Grazie per le belle parole(che solo ora leggo) scritte per l’uomo che ho ammirato di piu’ nella mia vita

  4. Gianni said, on 12 gennaio 2012 at 8:14 pm

    Giulio Einaudi. Un super cafone radical chic. Con la dote di sapersi circondare di persone di valore.


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