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LE VOCI DI BERLINO di Mario Fortunato (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 11 aprile 2014

È in libreria
Le voci di Berlino
di Mario Fortunato

progetto grafico di Polystudio
copertina di Carla Moroni
alla copertina: Mark Weigel e Ute Maria Lerner [ma sul volume si indica “Lener”]
@ 2001 Hilde Wilms
al risolto della quarta di copertina: ritratto fotog. b/n dell’autore
@ Rino Bianchi

cartaceo, brossura con sovracoperta, 185 pag.: 17€
Bompiani, Milano 2014

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 1

Innanzitutto la foto in copertina: loro, Mark Weigel e Ute Maria Lerner, sono due attori tedeschi, che in questa foto citano quella famosa -un po’ diversa, in realtà, e più bella, dei fratelli Erika e Klauss Mann, figli di Thomas, per il loro spettacolo, “Ruhe gibt es nicht, bis zum Schluss“, dove mettono in scena l’epistolario fra i due.

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 2

Al colophon si legge: “Published by arrangement with Marco Vigevani Agenzia Letteraria”; sul sito dell’agenzia si trovano le prime recensioni, tratte da L’Espresso, che vede Fortunato fra i collaboratori, e dal Venerdì di Repubblica.

Paolo Mauri sul Venerdì:

“[…] In quegli anni [durante la Repubblica di Weimar, ndr.], prima del tracollo, due giovani scrittori inglesi, ambedue omosessuali, si trasferiscono a Berlino per vivere e per scrivere. Sono il poeta Wystan Auden e il romanziere Christopher Isherwood […] I caffè per omosessuali erano centotrenta e centosessanta i bordelli per soli uomini. […] per immergersi davvero in quell’atmosfera bisogna leggere Addio a Berlino di Isherwood […]. Mario Fortunato si guarda intorno per cercare le tracce di quel passato: ma troppe cose sono cambiate. […] Ecco allora prendere corpo l’idea di una riconquista delle varie epoche attraverso visi diverse che si intrecciano a quelle di Auden e Isherwood: quelle dei figli di Thomas Mann. […]”

Enrico Arosio su L’Espresso:

“[…] Non è facile determinare se in queste “Voci di Berlino” comandi la città o comandi lo scrittore. L’io narrante se ne va dopo il prologo […] il ricordo di una notte stralunata trascorsa a Berlino est in compagnia di un ragazzo appena conosciuto che lo ospitò dal buio sino all’alba. Subito dopo Fortunato esce di scena. […] Le voci [diverse a ogni capitolo, ndr.] si rincorrono lungo il Novecento un po’ a capriccio. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 4

Ne ha parlato anche La Stampa (sì, Bompiani è un marchio RCS -Rizzoli Corriere della Sera, del quale la famiglia Agnelli è importante azionista) (non è polemica tanto per fare. Il punto è che in Italia gli intrecci in editoria sono così soffocanti che non parlare degli amici sembra -sembra- impossibile): Mirella Serri:

“[…] a condurci in una suggestiva carrellata, in cui si alternano i ricordi personali dell’autore e la storia di questa straordinaria capitale, è Mario Fortunato ne Le voci di Berlino che ha avuto accesso al diario berlinese di Auden, a tutt’oggi inedito. Le voci che lo scrittore fa riemergere e porta alla luce sono quelle «di dentro», che vengono da cuore della città e narrano le avventure di chi proprio a Berlino ha impresso una svolta alla propria esistenza: dal muratore comunista Marinus van der Lubbe, incriminato per l’incendio del Reichstag e nel 1934 condannato a morte, ai figli di Thomas Mann, Erika e Klaus. Quest’ultimo, trasferitosi da Monaco, è pronto a immolare la propria vita su un altare di cocaina e di eroina, mentre la sorella fa giochi pericolosi: Erika, legata sentimentalmente a Pamela Wedekind, figlia del grande drammaturgo, convola a nozze con l’omosessuale Gustaf, prima comunista e poi nazista, a sua volta innamorato di Klaus. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Prima di sovracoperta. (part.), 3

Su Vanity Fair ne ha scritto Elena Dallorso:
“[…] Mario Fortunato ne racconta le molte vite [di Berlino, ndr.] […] quando la città era considerata “il luogo più vizioso dai tempi di Sodoma”, che attirò immediatamente lo scrittore Christopher Isherwood (dal suo soggiorno berlinese nacque Cabaret, diventato il famosissimo film di Bob Fosse): 36 teatri, moltissimi cinema, 130 caffè per omosessuali e 170 bordelli per soli uomini, per dare i numeri di tanta vitale perversione. Lo fa cominciando dalla sua prima volta a Berlino, ancora città divisa in due: da una parte le luci dell’occidente, dall’altra la cupezza del settore orientale. E poi affida il racconto ad altre voci, come quelle di Erika e Klaus, i due figli di Thomas Mann, ma anche di Frank, omosessuale creativo in cerca d’aria, o di Gerd Schäfer, famoso attore della DDR e padre di Frank. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Copertina. (part.), 1

Calabria on-web ha pubblicato una fluviale e molto interessante intervista a Fortunato, dove fra molte altre cose, parla anche de Le voci di Berlino:

“[…] Gli americani e gli inglesi, in particolare, hanno inventato il narrative non-fiction, ovvero il romanzo non romanzesco, una storia raccontata in maniera narrativa ma che non è finzione. Un mio libro appena uscito da Bompiani, “Le voci di Berlino”, è appunto narrative non-fiction, cioè una narrazione della città tedesca dagli anni Venti fino a oggi attraverso una serie di storie vere che io però tratto narrativamente. Io amo la letteratura, fin da ragazzo, è stata una via di salvezza per la mia vita. Ma non amo solo i romanzi […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Risvolto della quarta di sovracoperta. (part.), 2

Federico Caporali ne scrive su In Libera Uscita:

“[…] si tratta di una biografia nascosta sotto le mentite spoglie di un romanzo e racconta (inizialmente) la storia di un ragazzo poco più che ventenne, che, rimasto solo dopo la morte del compagno, decide di cominciare un nuovo inizio nell’unico posto dove la speranza di lenire il dolore è ancora viva. Un luogo pieno di cultura e di emozioni, una città dove camminare per strada ti libera l’anima, una capitale dove il cuore in pezzi ha la possibilità di guarire, una metropoli “che è stata il fulcro di una monarchia imbelle, di una repubblica litigiosa, di due dittature e infine diventata il centro politico dell’Europa: Berlino, con le sue voci, la sua essenza, il suo gelo invernale e i suoi locali”. […] all’inizio del libro troviamo il nostro ragazzo dal cuore spezzato che, subito dopo aver letto il libro Un uomo solo di Christopher Isherwood prende la decisione di partire. […] “Uno dei motivi principali per voler vivere a Berlino era che un giorno un anziano parente mi aveva messo in guardia su questa città, dicendo che era il posto più volgare mai esistito dai tempi di Sodoma. Una città straordinariamente viziosa, anche se civile e rispettabile, dove persino la vita notturna ha una simpatica, domestica giovialità e dove i film sono i migliori d’Europa”. […] “Nel giro di qualche settimana dilapidai i miei risparmi e comprai un biglietto aereo. Atterrai una sera d’ottobre, ragionevolmente sicuro di essere sbarcato su Plutone“. E così ha fatto. Con tutti gli annessi e connessi della situazione. La storia però, poi, prende una doppia strada, da un lato seguiamo le vicende del nostro protagonista con i suoi giri, i suoi incontri e le difficoltà a “gestire” le parti divise della città; dall’altra entriamo in un mondo parallelo formato da tutti gli intellettuali che a inizio secolo campeggiavano in Città spinti dallo stesso ardente desiderio di conoscere, di viziarsi, di ingigantirsi culturalmente e magari di produrre qualcosa che valeva la pena essere pubblicato. […]”

Mario Fortunato. Le voci di Berlino. Bompiani 2014. Progetto grafico: Polystudio; copertina: Carla Moroni; alla cop.: M. Weigel e U.M. Lene: @ H. Wilms; ritr. fotg. b/n dell'autore: @R. Bianchi. Risvolto della prima di sovracoperta. (part.), 1

Sul Flickr di FN potete trovare tante altre fotografie de Le voci di Berlino, di Mario Fortunato

(Chi ha pagato il libro? FN, comprato, gli par di ricordare, alla libreria Coop di Torino)

Una Risposta

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  1. Benedetta Saglietti said, on 15 maggio 2014 at 5:35 pm

    Grazie, Federico, per questa tua recensione. Ti leggo sempre volentieri


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