Erica Fisher, La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim, Beit 2009
Erica Fisher, La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim, Beit, Trieste 2009
Gross- Rosen
“[...] Nei mesi di gennaio e febbraio del 1945 metà delle deportate rinchiuse nei lager femminili dislocati all’esterno del campo centrale furono costrette, con lunghe e terribili marce, a trasferirsi in altri campi all’interno del Reich, a Bergen-Belsen, Buchenwald, Flossenbürg, Mauthausen e Dora-Mittelbau. Un numero imprecisato di internate che non uscivano a seguire le colonne in marcia vennero uccise coun un colpo alla nuca dai soldati della scorta o morirono assiderate. Un gruppo più numeroso riuscì invece, durante un pernottamento, ad allontanarsi di nascosto dalle colonne in marcia. I prigionieri malati, che non riuscirono a obbedire all’ordine di evaquazione e non vennero fucilati come nel sottocampo di Kurzbah, furono liberati dall’Armata Rossa l’8 e il 9 maggio 1945. [...]“
Erica Fischer
(maggiori info a proposito de La breve vita dell’ebrea felice Schregenheim, su FN)
27 gennaio 2012, giornata della memoria
(circolo Pink) LE RAGIONI DI UN SILENZIO, ombre corte, 2002
(circolo Pink) Le ragioni di un silenzio, ombre corte, Verona 2002
Dall’Introduzione:
“[...] a scuola, mi spiegarono l’Olocausto per bene, le cifre, le date, Primo Levi, Dachau e Treblinka, i forni e gli esperimenti. Fecero seguito diversi film sulla deportazione del popolo ebreo nei campi di concentramento, a volte cineforum, a volte tv. Alla fine degli anni Ottanta, al mia scoperta: gli omosessuali furono perseguitati dal regime nazista. ‘Ma come?, non furono solo gli ebrei ad essere internati nei lager?’ [...]
27 gennaio 2012, giornata della memoria
la recensione di Le ragioni di un silenzio, su FN
Jean Le Bitoux, TRIANGOLO ROSA, Manni 2003
Jean Le Bitoux, TRIANGOLO ROSA, Manni, San Cesario di Lecce 2003
Il terrore omofobo
“[...] discorso del 17 febbraio 1937, Heinrich Himmler [...]: Noi siamo uno stato di uomini. E malgrado tutti i dfetti di questo sistema, noi dobbiamo assolutamente appoggiarci ad esso. Perché questa istituzione è la migliore. Trovo assolutamente catastrofico vedere le associazioni femminili, le comunità femminili, occuparsi di cose che distruggono il fascino, la dignità e la grazia di una donna. La mascolinizzazione delle donne alla lunga fa in modo che la differenza sessuale, la polarità scompaiano. Da secoli e da millenni i popoli germanici e in particolare il popolo tedesco sono governati da uomini. Ma il nostro Stato di uomini è sul punto di distruggersi con l’omosessualità. [...]“
27 gennaio 2012, giornata della memoria
Heinz Heger, GLI UOMINI COL TRIANGOLO ROSA, Sonda 1991
Heinz Heger, Gli uomini col triangolo rosa, Sonda, Torino 1991
Dalla prefazione dell’autore
“Nel 1934, dopo il putsch di Hitler contro Röhm, lo stato tedesco nazionalsocialista inasprì le norme penali contro l’omosessualità. Alla normativa già in vigore fu aggiunto anche il paragrafo 175a che inasprì ulteriormente i procedimenti penali a carico degli omosessuali.
Furono decine, forse addirittura centinaia di migliaia, gli omosessuali che fino al 1945 sotto il regime nazista furono gettati nei campi di concentramento dove erano costratti a portare un triangolo rosa. Tutti loro erano in balia dell’arbitrio delle SS e dovettero sopportare le più atroci torture finché la morte non li rese liberi.[...]“
Heinz Heger
27 gennaio 2012, giornata della memoria
Primo Levi, I SOMMERSI E I SALVATI, Einaudi 1986
Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino 1986
Dalla prefazione
“Le prime notizie sui campi di annientamento nazisti hanno cominciato a diffondersi nell’anno cruciale 1942. Erano notizie vaghe, tuttavia fra loro concordi: delineavano una strage di proporzioni così vaste, di una crudeltà così spinta, di motivazioni così intricate, che il pubblico tendeva a rifiutarle per la loro stessa enormità. È significativo come questo rifiuto fosse stato previsto con ampio anticipo dagli stessi colpevoli; molti sopravvissuti (tra gli altri, Simon Wiesenthal nelle ultime pagine di Gli assassini sono fra noi, Garzanti, Milano 1970) ricordano che i militi delle SS si divertivano ad ammonire cinicamente i prigionieri: ‘In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà.
[...]“
Primo Levi
27 gennaio 2012, giornata della memoria







































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