Christopher Isherwood, bibliografia italiana, 1990 – 1996 (4 di 5)
Christopher Isherwood, le traduzioni italiane
Bibliografia dei testi in italiano, quarta parte, 1990 – 1996.
Qui, la prima parte, con i criteri seguiti per la compilazione
qui, la seconda
qui, la terza
1991
29
L’albero dei desideri. Sulla religione mistica
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Lucia Corradini (trad. di)
L’albero dei desideri. Sulla religione mistica
1. ed. – Milano : SE. – 228 p. ; 22 x 13 cm. – (Prosa del Novecento – 41)
Stampatore : Milano : Nuovo Gruppo Grafico SRL, ottobre 1991
Alla cop.: Jyoti o la luce, dipinto indiano della scuola Deccani, XVIII
Alla q. di cop.: Christopher Isherwood and Don Bachardy, di David Hockney, 1968, (particolare)
Brossura, con risvolti
L. 28000
1991
(The wishing tree, 1987)
[unica edizione italiana al gennaio 2010]
30
Un uomo solo
Christopher Isherwood
Dario Villa (trad. di)
Un uomo solo
Milano : Garzanti. – 131 p. ; 21 cm. – (Gli elefanti)
Brossura
1991
(A Single Man, 1964)
[versione già comparsa presso Guanda, nella collana “Prosa Contemporanea”, nel 1981 e nel 1983. Vedi sopra]
1992
31
Ritorno all’inferno
Christopher Isherwood
Silvia Lalia Verpelli (trad. di)
Ritorno all’inferno
Milano : Garzanti. – 337 p. ; 20 cm. – (Gli elefanti)
Brossura
1992
(Down there on a visit, 1962)
[versione già comparsa, sempre presso Garzanti, nel 1965, nella collana “Romanzi moderni”]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
32
Ottobre
Christopher Isherwood
Don Bachardy (disegni di)
W.I. Scobie (un’intervista a Christopher Isherwood di)
Enrico Groppali (postfazione di)
Maria Pia Tosti Croce (trad. di)
Ottobre
Milano : Mondadori. – 137 p. ; 20 cm. – (I gabbiani)
Brossura
(October, 1982)
1992
[versione già comparsa presso SE, nella collana “L’altra biblioteca”, nel 1987. Vedi sopra]
1993
33
Viaggio in una guerra
prima edizione italiana
W. H. Auden
Christopher Isherwood
Aurora Ciliberti (trad. di) (per le poesie di Auden)
Lucia Corradini (trad. di) (per il Diario di viaggio di Isherwood)
Viaggio in una guerra
1. ed. – Milano : SE. – 286 p. ; 22 x 13 cm. – (Prosa e poesia del Novecento – 53)
Stampatore : (interno) Pioltello : Grafica 90 srl; (copertina) : Milano : Tipolitografia Lucchi srl, aprile 1993
Alla cop.: Carta della Cina e del cielo, 1728 (ca.), particolare
Alla q. di cop.: Christopher Isherwood e W. H. Auden, ritratto fotog. b/n di Howard Coster, 1938
Brossura, con risvolti
L. 35.000
©1993 SE SRL, Milano
©1939 W. H. Auden e Christopher Isherwood
1993
(Journey to a war, 1938)
34
Mister Norris se ne va
Christopher Isherwood
Pietro Leoni (trad. di)
Mario Fortunato (postfazione di)
Mister Norris se ne va
1. ed. – Torino : Einaudi. – 233 p. ; 20 cm. – (Einaudi Tascabili – 151)
Brossura
1993
(The Last of mr. Norris, 1935)
[versione già comparsa, col titolo Il signor Norris se ne va, presso Mondadori (“Medusa”, 1948), (“Oscar”, 1968, 1979)]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
35
Aforismi yoga di Patanjali : alla ricerca di Dio
prima edizione italiana
Swami Prabhavananda (trad. orig. e commento di)
Christopher Isherwood (trad. orig. e commento di)
Giovanni Fico (trad. italiana di)
Simonetta De Robertis (trad. italiana di)
Aforismi yoga di Patanjali : alla ricerca di Dio
2. ed. – Roma : Edizioni Mediterranee. – 157 p. ; 22 cm. – (Yoga-Sutra)
1993
(How to know God,1982)
[la prima edizione è del 1984. Vedi sopra]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
1994
36
Incontro al fiume
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Francesca Wagner (trad. di)
John Alcorn (grafica di)
Incontro al fiume
Parma : Guanda. – 140 p. ; 22 x 14 cm. – (Narratori della Fenice)
Stampatore : Omegna : Grafiche Artabano, aprile 1994
Brossura, con risvolti
L. 22.000
©1994 Ugo Guanda Editore S.p.A., Parma
©1967 Christopher Isherwood
1994
(A meeting by the river, 1967)
Al risvolto di cop.: “Il fiume è il Gange. L’incontro è quello tra i due fratelli inglesi Patrick e Oliver. Patrick è un editore spregiudicato, che ha trovato fortuna sulla west coast americana. E’ sposato, ha due figlie, ed è nel bel mezzo di una relazione omosessuale con un uomo più giovane. Oliver è un déraciné: prima in Africa, poi nella Croce Rossa in Germania, infine in India, per diventare monaco induista. Qui Patrick lo raggiunge, per dissuaderlo dal rinunciare al mondo. Questa è la trama molto semplice del romanzo che Isherwood pubblicò nel 1967, subito dopo Un uomo solo, durante una delle sue stagioni più felici. […]”
[versione già comparsa presso Guanda (Milano) nel 1983, nella collana “Prosa Contemporanea”. Vedi sopra]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
37
Addio a Berlino
Christopher isherwood
Maria Martone (trad. di)
Giovanni Raboni (presentazione di)
Addio a Berlino
1. ed. – Milano : Garzanti. – 242 p. ; 19 cm. – (Gli elefanti)
Brossura
1994
(Goodbay to Berlin, 1939)
[versione già comparsa (senza la presentazione di Giovanni raboni) da Longanesi & C. (“La Gaja Scienza”, 1944); poi da Garzanti (“Romanzi Moderni”, 1966; “I Garzanti”, 1965; “Gli elefanti”, 1986. Vedi sopra]
38
Ottobre
Christopher Isherwood
Don Bachardy (disegni di)
W.I. Scobie (un’intervista a Christopher Isherwood di)
Maria Pia Tosti Croce (trad. di)
Ottobre
Milano : ES. – 125 p. : [32] ill. b/n ; 22 x 12,5 cm. – (Biblioteca derll’eros – 56)
Stampatore : (interno) Pioltello : Grafica 90 srl, (per la copertina) Milano : Tipolitografia Lucchi
Brossura con risvolti
L. 20000
Alla copertina: Christopher Isherwood che conversa con Bob Holman, marzo 1983, di David Hockney (particolare)
I trentadue disegni presenti, di Don Bachardy, ritraggono: Christopher Isherwood; Peggy Lloyd; Joyce Howard; Janice White; Mark Valen; Frank London; Hope Alexander; Antoinette Bower; Lon Buisch; Federicka Hunter; Peter Alexander; David Danbacher e Gene P. Martin; Curt Klebaum; Julia Alexander; Pamela Addison; Nicholas Wilder; Gore Vidal; Simon Raven; Clytie Alexander; Lynda Benglis; Rick Sandford; DiWain Valentine; Gregory Evans; David Hockney; Tony Sarver; Joan Didionne; John Gregory Dunne; William Mark Franklin; Peter Blake; Mary Steenburgen; Malcolm McDowell; Howard Hodgkin.
©ES Studio Editoriale SRL
© (per il testo) 1980 Christopher Isherwood
© (per i disegni) 1980 Don Bachardy
1994
(October, 1982)
[versione già comparsa da SE, nella collana “L’altra biblioteca”, nel 1987, e da Mondadori nella collana “I gabbiani”, nel 1992. Vedi sopra]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
1996
39
Leoni e ombre. Un’educazione degli anni Venti
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Chiara Vatteroni (trad. di)
Tommanso Gertosio (cura di)
Leoni e ombre. Un’educazione degli anni Venti
1. ed. – Roma : Fazi. – 328 p. ; 20 x 12 cm. – (Le porte – 20)
Stampatore : Roma : Graffiti srl., giugno 1996
Brossura, con risvolti
L. 28000
In coda al testo: Note (a cura della traduttrice e del curatore); Real Men don’t use Metaphors, di Tommaso Giartosio; Nota bibliografica
Alla cop.: “Christopher Isherwood, 1936”
©1996 Fazi Editore srl.
[il copy originale non è indicato]
1996
(Lions and Shadows, 1938)
Dalla nota bibliografica: “Lions and Shadow. An Education in the Twenties venne iniziato nel 1932, ripreso nel ’36, completato nel ’37 e pubblicato a Londra dalla Hogart Press (la casa editrice diretta da Virginia e Leonard Woolf) nel 1938. Il titolo doveva essere The Nordwest Passage, ma l’uscita nel 1937 di un volume omonimo –un romanzo d’avventure dell’americano Kenneth Roberts- convinse Isherwood a ripiegare sul titolo definitivo. L’opera stessa parla di un manoscritto (tuttora inedito) anch’esso chiamato Lions and Shadow, ma composto nel 1923-’25 e di contenuto ben diverso. Per la traduzione ci si è basati sulla ristampa edita da Methuen, London 1953. Lions and Shadow è un’autobiografia romanzata, e i fatti vi subiscono qualche aggiustamento; inoltre di omosessuelità non si aprla affatto. Ma la sostanza del racconto è fedele alla verità storica e rimangono, in particolare, molti ritrtti di persona realmente esistiti. […]”
[il testo, nella versione di Manlio Bocci, era già comparso presso Mondadori, nella collana “Medusa”, nel 1953. Vedi sopra]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
(4 di 5, segue…)
Christopher Isherwood, bibliografia italiana, 1987 – 1990 (3 di 5)
Christopher Isherwood, terza parte della bibliografia (testi tradotti in italiano),
comprende i titoli fra il 1987 e il 1990. Nel primo post, qui, i criteri seguiti per la compilazione.
1987
23
Ottobre
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Don Bachardy (disegni di)
W.I. Scobie (un’intervista a Christopher Isherwood di)
Maria Pia Tosti Croce (trad. di)
Ottobre
1. ed. – Milano : SE. – 125 p. : [32] ill. b/n ; 22 x 12,5 cm. – (L’altra biblioteca- 15)
Stampatore : San Giuliano Milanese : Team Stampa
Brossura con risvolti
L. 18.000
Alla copertina: Christopher Isherwood and Don Bachardy, di David Hockney (particolare)
I trentadue disegni presenti, di Don Bachardy, ritraggono: Christopher Isherwood; Peggy Lloyd; Joyce Howard; Janice White; Mark Valen; Frank London; Hope Alexander; Antoinette Bower; Lon Buisch; Federicka Hunter; Peter Alexander; David Danbacher e Gene P. Martin; Curt Klebaum; Julia Alexander; Pamela Addison; Nicholas Wilder; Gore Vidal; Simon Raven; Clytie Alexander; Lynda Benglis; Rick Sandford; DiWain Valentine; Gregory Evans; David Hockney; Tony Sarver; Joan Didionne; John Gregory Dunne; William Mark Franklin; Peter Blake; Mary Steenburgen; Malcolm McDowell; Howard Hodgkin.
©SE Studio Editoriale SRL
©(per il testo) 1980 Christopher Isherwood
©(per i disegni) 1980 Don Bachardy
1987
(October, 1982)
Alla q. di copertina: “Ottobre, uscito negli Stati Uniti nel 1980, è l’ultimo libro pubblicato da Christopher Isherwood (1904-1986), il grande autore di Addio a Berlino, La violetta del Prater e di molti altri capolavori. Ottobre è dunque il diario-testamento dello scrittore inglese. Mentre il suo amico Don Bachardy disegna ritratti, Isherwood registra tutti i dettagli, i ricordi, i volti, i gesti che gli si impongono quotidianamente durante il mese di ottobre del 1979. / In questo libro lo scrittore parla della morta (quella degli altri), della vecchiaia, della pigrizia, dell’ironia e del sarcasmo, della bellezza e del desiderio, ma anche di letteratura, di arte, di santità, di religione, di teatro, di metodi di scrittura, di avversioni e predilezioni, di amicizia. Le osservazioni su Byron e su Katherine Mansfield, su Auden e David Hockney, si alternano a quelle sui terremoti, sulle nebbie del Pacifico, sul paesaggio urbano della California. / Il lettore ritroverà qui ttte le caratteristiche che hanno reso celebre isherwood: rapidità incosiva nel decrivere persone e situazioni, atteggiamento ironico nei comfronti della vita, e soprattutto leggerezza e stoicismo nell’affrontare la vecchiaia. / Ma la novità di questo diario, rispetto alle opere precedenti, sta nel suo trattare con grande schiettezza e dignità, in presa diretta e senza le mediazioni della finzione, il rapporto di straordinaria complicità che lega due uomini adulti, appunto Isherwood e Don Bachardy, in un ménage omosessuale che forse mai prima d’ora ci era stato descritto con altrettanta acutezza psicologica e distacco emotivo.”
24
La violetta del Prater
Christopher Isherwood
Giorgio Monicelli (trad. di)
La violetta del Prater
Novara : Mondadori-De Agostini. – 148 p. ; 19 cm. (I grandi bestsellers)
Brossura
1987
(Prater Violet, 1946)
[versione già comparsa presso Mondadori (“Biblioteca Moderna Mondadori”, 1948); da De Donato (1969) e di nuovo Mondadori (“Oscar Narrativa”, 1983)]
1988
25
La violetta del Prater
Christopher Isherwood
Giorgio Monicelli (trad. di)
Giorgio Manganelli (trad. di)
La violetta del Prater
1. ed. – Torino : Einaudi. – x, 116 p. ; 22 x 14 cm. – (Supercoralli)
Stampatore : Mappano : Nuova Oflito
Rilegato tutta tela, con sovracoperta
Alla cop.: “Marlene Dietrich in una fotografia di Don English”
Alla q. di cop.: “’Isherwood è il miglior narratore di lingua inglese’.”
©1988 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
“La traduzione di Giorgio Monicelli è pubblicata per gentile concessione di Arnoldo Mondadori editore”
©1984 Metheuen London Ltd
(Prater Violet, 1946)
1988
[versione già comparsa, qui è aggiunta la prefazione di Giorgio Manganelli, presso Mondadori (“Biblioteca Moderna Mondadori”, 1948); De Donato (1969); Mondadori (“Oscar Narrativa”, 1983) e Mondadori-De Agostini (“I Grandi Bestsellers”, 1987)]
Al risvolto della q. di cop.: “La violetta del Prater (1946), uno dei libri che hanno consacrato la fama di Isherwood, ritorna ora con una prefazione di Giorgio Manganelli, stesa appositamente per questa nuova edizione: ‘Come Wodehouse, Isherwood è un intenditore di fatuità, un esperto di sottise… Ha l’arte di tessere dal nulla una storia, il gusto mimetico delle voci, la precisione lepida e un po’ mostruosa del ventriloquo. Ma, ovviamente, Isherwood non è un umorista; è divertente, molto divertente; assolutamente spiritoso; ma in una maniera livemente perversa è affascinato dalla tragedia, affascinato –o adescato?- in modo fatuo, discontinuo e leggero… Con le sue manistilistiche incredibilmente affusolate non stringe, non maneggia, non tocca, al più sfiora, allude; si mostra costentemente distratto, dimentico, e tuttavia è attento, crudelmente, minutamente attento alle rapide apparizioni che attraversano la sua arguta distrazione’.”
1989
26
Christopher e il suo mondo: 1929-1939
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Giancarlo Pavanello (trad. di)
Christopher e il suo mondo: 1929-1939
1. ed. – Milano : SE. – 284 p. ; 22 x 13 cm. – (Prosa del Novecento – 19)
Stampatore: Assago : Nuovo Gruppo Grafico, aprile 1989
Brossura, con risvolti
L. 32.000
Alla cop.: Christopher Isherwood talking to Bob Holman, di David Hockney, (particolare), 1983
Alla q. di cop.: W. H. Auden, Christopher Isherwood, Stephen Spender in una fotografia b/n del 1938, di Howard Coster
©1989 SE SRL, Milano
©The Estate of Christopher Isherwood
1989
(Christopher and his Kind, 1977)
Al risvolto di cop.: “Christopher e il suo mondo ci svela i retroscena delle esperienze che in forma romanzesca Isherwood ha raccontato in Il signor Norris se ne va e in Addio a Berlino. E’ la narrazione dell’apprendistato di un uomo che rifiuta tutte le convinzioni, le costrizioni, e che si fida soltanto del proprio istinto. Il libro inizia nel 1929, quando Christopher arriva a Berlino dall’Inghilterra per trascorrervi una settimana, dietro insistenze del suo amico poeta W. H. Auden; vi rimmarrà invece per diversi anni. La storia è a una svolta e il destino di Isherwood si trova coinvolto, senza che egli lo voglia, nei soprassalti che agitano l’Europa. / Nel suo modo diretto e penetrante, con il suo terribile humour, egli descrive la sua formazione di individuo e di artista, tra gli amici Auden, Spender, E. M. Forster, e accanto a Jean Ross, la futura e indimenticabile Sally Bowles di Addio a Berlino. Isherwood ci racconta i suoi ricordi degli ambienti letterari, dove conobbe Virginia Woolf e Somerset Maugham; i suoi primi tentativi teatrali e cinematografici; i vagabondaggi attraverso l’Europa insieme a un giovane amico tedesco che la Gestapo finirà per arrestare; il viaggio nella Cina in guerra; e infine la partenza per l’America nel 1939. Tutto il libro, racconto picaresco inframezzato da brani di diario e da lettere, è un affascinante tentativo di decifrazione di sé attraverso gli anni, er un’arringa veemente a favore della libertà omosessuale.”
27
Il mio guru
prima edizione italiana
Christopher Isherwood
Marco Papi (trad. di)
Il mio guru
1. ed. – Milano : Garzanti. – 268 p. ; 22 x 14,5 cm. – (Narratori Moderni)
Stampatore : Milano : Garzanti Editore, 18 agosto 1989
Alla sovracop.: Christopher Isherwood, in un disegno (1979) di Don Bachardy
Rilegato tutta tela, con sovracoperta.
L. 28.000
©1989 Garzanti Editore, Milano
©1980 Christopher Isherwood
1989
(My guru and is disciple, 1980)
Al risvolto di cop.: “Dopo una prima, magica, visita a New York di ritorno dalla Cinan nel 1939 Isherwood e Auden sono di nuovo in America. Isherwood ha già scritto i suoi capolavori berlinesi, ma al contrario di Auden intende godere dell’anonimato offertogli dalla società americana. Da New York si trasferisce in California, tormentato da un crescente senso di vuoto interiore. E’ così che a Hollywood incontra il suo guru, swami Prabhavananda, un monaco induista che lo affascina con la sua religiosità profonda e priva di ogni senso del peccato. Nasce un rapporto destinato a durare un’intera vita. Eppure, anche quando lavora con Prabhavananda alla traduzione dei testi sacri del Veda, Isherwood non riesce, e non vuole, arrivare a spegnere il desiderio sessuale, che torna dolce e prepotente ad ogni occasione a dispetto dei tentativi di regolarlo. Isherwood non nasconde la propria natura di commediante, i dubbi sull’autenticità della sua vocazione, ma riesce a trovre nel teatro dei desideri e delle debolezze la voce franca e ironica che i suoi lettori conoscono.”
[unica edizione italiana al gennaio 2010]
1990
28
Il condor e le vacche
Christopher Isherwood
Elsa Petitti (trad. di)
Il condor e le vacche
1. ed. – Milano : SE. – 254 p.: [1] c. geogr. b/n ; 22 x 13 cm. – (Prosa del Novecento – 25)
Stampatore : Cremona : Linograf snc., febbraio 1990
Brossura, con risvolti
L. 28.000
Alla cop.: Carta nautica del Pacifico, di Abraham Ortelius, 1589
Al risvolto della q. di cop.: ritratto fotog. b/n di Humphrey Spender: Isherwood a Berlino nel 1935
©1990 SE SRL, Milano
©The estate of Christopher Isherwood
1990
(The condor and the Cows, 1949)
[versione già comparsa, arricchita da fotografie b/n selezionate da Lino Pellegrini, presso l’Istituto Geografico De Agostini, nella collana “Il Timone”, nel 1961]
[ultima edizione italiana al gennaio 2010]
Al risvolto di cop.: “Questo libro, pubblicato in inglese nel 1949, è il racconto in forma di diario del viaggio che Christopher Isherwood compì attraverso vari paesi dell’America Latina. ‘Il significato del suo titolo dovrebbe essere evidente’, scrive l’autore ‘ma forse avrei dovuto spiegare meglio che il condor è il simbolo delle Ande e delle loro repubbliche montane, mentre le vacche rappresentano le grandi pianure che producono bestiame e, più specificamente, l’Argentina –naturalmente senza offesa’. Las precisione fotografica del dettaglio e la capacità di cogliere il risvolto umoristico di situazioni e persone sono sempre stati gli attributi più caratteristici della prosa di Isherwood, e questo diario di viaggio (in Perù, Ecuador, Bolivia, Argentina) è una conferma del suo talento di stilista e narratore. ‘Non cercherò di prevenire le critiche scusandomi per le molte assurdità, imprecisioni, e per gli errori di giudizio che probabilmente si troveranno nel mio lavoro’ scrive ancora Isherwood. ‘Un diarista dovrebbe prendersi gioco de se stesso, qualche volta, Dovrebbe mirare a essere impressionista e spontaneo più che autorevole’.”
3 di 5, continua…
Qui la prima parte
Qui la seconda
Qui la recensione a Un uomo solo (Guanda 1981)
Qui alcune note a proposito de Un uomo solo (Adelphi 2009)
Norman Gobetti / Falso amico: taccuino di un traduttore al lavoro. 1° puntata
Norman Gobetti
Falso amico. Taccuino di un traduttore al lavoro
(Con il post di oggi FNl inizia ad ospitare con gran piacere una serie di articoli inediti di Norman Gobetti, cronache del suo lavoro di traduttore.)
Norman Gobetti fra il 1995 e il 2002 era in redazione all’Indice; ha lavorato per Giano fra il 2002 e il 2005; collabora come revisore con Einaudi.
In coda al post, i titoli sinora tradotti da Norman Gobetti.
Falso amico
TACCUINO DI UN TRADUTTORE AL LAVORO
Prima puntata: Divina geometria?
Uno dei dogmi del mio mestiere afferma che, prima di tradurre un libro (o meglio ancora, prima di accettare di tradurlo), lo si debba leggere per intero. Confesso che di solito non lo faccio, per non privarmi del successivo piacere quotidiano di scoprire poco a poco come procede la narrazione. Ultimamente però questa mia trascuratezza mi ha messo in difficoltà.
La storia di questa volta comincia qualche tempo fa, ormai saranno passati due anni, quando ricevo dalla casa editrice Neri Pozza la proposta di tradurre il romanzo Geometry of God, della scrittrice pakistana Uzma Aslam Khan. Do uno sguardo alle informazioni che corredano la mail e accetto senza pensarci troppo. Una o due settimane dopo mi arriva per posta una copia delle bozze (con l’odierna accelerazione del mercato librario, ormai è raro che un traduttore lavori su un libro già uscito, perciò bisogna abituarsi a un certo senso di provvisorietà). In quel momento però sono impegnato con Professore di desiderio di Philip Roth, così metto da parte Geometry of God in attesa di tempi migliori.
Quando lo riprendo in mano, sono passati diversi mesi, e ormai la scadenza è vicina, perciò mi ci applico di buona lena, e non ci vuole molto perché mi renda conto di aver aspettato troppo. Geometry of God infatti non è il libro semplice e innocuo che mi aspettavo, ma è invece un romanzo complicatissimo, scritto in una lingua molto peculiare, che mi metterà a dura prova, ben più di quanto avessi preventivato.
Le prime avvisaglie le ho a pagina 31, quando mi imbatto nel seguente dialogo:
«Two years ago she would have said, ‘Goo!’ Or, ‘Ap-ap-ap-ap’. Now she says, ‘Fo weading!’ and ‘Kiss myth!’
‘Kishmish.’
‘Kiss Miss!’
Beside us is a small bowl of raisins.»
Non è che l’inizio. La she in questione è Mehwish, uno dei personaggi principali del romanzo, una bambina cieca che, non avendo modo di verificare come sono scritte le parole che sente dire, le interpreta a proprio modo, spesso scambiandole per altre, spezzandole in due o deformandole. Nella trascrizione del suo modo di parlare, l’autrice ha buon gioco di sbizzarrirsi in giochi di parole, che per lo più si comprendono appieno solo padroneggiando sia l’inglese sia l’urdu, dato che si tratta spesso di calembour a cavallo fra l’una è l’altra lingua.
Quanto riportato sopra ne costituisce un buon esempio: Kishmish in urdu è l’uva sultanina. Kiss myth e Kiss Miss sono le due interpretazioni della parola fornite da Mehwish con il suo modo di parlare. Il problema è che in italiano «bacia mito» e «bacia signorina» non suonano certo in modo simile a «uva sultanina». Che fare allora? Quanto a Fo weading poi, chissà che vuol dire?
Lascio momentaneamente in sospeso la questione. Presto però trovo di nuovo altri passi simili, che con lo scorrere delle pagine diventano sempre più frequenti, per non dire onnipresenti: cosa significa ape rakats o mackawk o sin a men? Come rendere giochi di parole come ewil ocean per evolution, aunty messy per intimacy, trance late per translate eccetera? Come cavarmela con doppi sensi anglo-urdi come religious che diventa real ijaz («vero ragazzo pakistano»), gin che diventa jinn (gli spiritelli maligni della tradizione islamica) oppure hooker («puttana») che diventa hookum («autorità»)?
Per qualche giorno mi sento davvero male. Sulle prime me la prendo con la casa editrice. Come hanno potuto non avvisarmi, non dirmi che razza di gatta da pelare mi avevano assegnato? Poi mi ricordo di un’altra delle regole d’oro del traduttore: i problemi di traduzione sono problemi del traduttore. Risolverli spetta a lui, e solo a lui. Così mi decido a prendere in mano la faccenda. E dato che i soliti strumenti (dizionari, lessici, motori di ricerca, siti specialistici, ecc.) in questo caso non bastano a risolvere tutti i dubbi, non mi resta che l’ultima spiaggia: interpellare l’autore.
Scrivo dunque una mail a Uzma Aslam Khan, che mi risponde subito con grande cortesia e disponibilità. Comincio a rincuorarmi. Nelle sue mail la scrittrice pakistana mi spiega fra l’altro che fo weading sta per for reading, ape rakats per apricots, mackawk per macaque, e sin a men per cinnamon. E soprattutto mi fa coraggio, assicurandomi che, a giudicare dagli esempi che le faccio, secondo lei lo «spirito» di Mehwish sta passando anche nella traduzione. Io in realtà ne dubito, dato che la lingua della bambina protagonista del libro si basa fondamentalmente sulla mancata percezione delle silent letters, le lettere mute che in inglese abbondano e in italiano praticamente non esistono, nonché su parole che in inglese (e a volte in urdu) suonano nello stesso modo ma si scrivono in modo diverso, e dunque i miei calembour non possono che risultare più innaturali e forzati di quelli dell’autrice, per quanta arguzia io cerchi di metterci inventando nuovi giochi di parole quando ci riesco, mantenendo l’inglese quando non c’è altra soluzione e lasciando perdere quando non mi viene proprio in mente nulla.
Così, fra “virgo elette”, “spermimenti”, “party oculari” e “universi età”, mi avvio verso la conclusione. Mi resta da superare lo scoglio di una manciata di poesie inframmezzate alla narrazione (anche queste piene zeppe di giochi linguistici) e finalmente consegno il lavoro finito al committente. Alla fine non sono così scontento, e soprattutto sono ansioso di vedere come accoglieranno in casa editrice la mia traduzione.
Non la accolgono bene. Anzi, la redattrice che ha il compito di sistemare il testo per la stampa mi confessa di essere stata presa dal panico (anche lei!). Io ribatto che per farsi un’idea fondata è necessario leggere prima tutto, con calma, e che sono disponibile a discutere qualunque cambiamento lei ritenga necessario.
Aspetto ancora qualche giorno e la redattrice mi richiama. Ha letto tutto, con calma, e si è fatta la sua idea. Secondo lei il libro così risulta troppo ostico, per non dire praticamente incomprensibile. Bisogna semplificare il linguaggio di Mehwish, tutte quelle parole tronche, spezzate a metà, stravolte e a volte irriconoscibili, che non portano da nessuna parte. A questo punto tocca a lei dedicarsi al lavoro certosino di intervenire sulla mia traduzione senza creare contraddizioni interne al testo, anche perché nell’originale da un capitolo all’altro Mehwish parla in modo sempre più corretto, e quindi la sua lingua va normalizzata con sapiente gradualità.
Quando mi arrivano le prime bozze della traduzione rivista, fatico a ritrovare la mia Mehwish, però certo il linguaggio è più scorrevole, e devo ammettere che buona parte dei giochi di parole a cui ero più affezionato sono sopravvissuti. Dopo qualche ulteriore trattativa, do il mio nulla osta alla pubblicazione.
Rimane un ultimo dubbio: il titolo. La geometria di Dio (questa la mia umile proposta) non è giudicato “accattivante”, la redattrice lo trova “poco commerciale”. Sarebbe meglio qualcos’altro, tipo Mehwish guarda il cielo, così mi viene spiegato. In queste cose io sono un po’ letteralista, mi piacciono i titoli fedeli all’originale, però so per esperienza di non essere affatto in grado di riconoscere cosa è “accattivante” e “commerciale” e cosa non lo è. Del resto poi i soldi li mettono loro, e sono loro che devono recuperarli. Così torno a dare il mio nulla osta.
E ora che il libro sta per uscire, sono qui a domandarmi cosa ne penseranno i lettori.
Il blog di Uzma Aslam Khan, qui.
Uzma Aslam Khan, qui, sul sito di Neri Pozza)
I libri di Philip Roth da Einaudi, qui.
Ecco i titoli sinora tradotti da Norman Gobetti:
Per Einaudi:
Unghia di Laura Hird (1999); Islam di Malise Ruthven (1999); Eyes Wide Open di Frederic Raphael (1999); Desideriamo informarvi che domani verremo uccisi insieme alle nostre famiglie di Philip Gourevitch (2000); Un caso freddo di Philip Gourevitch (2002); Blue Tango di Eoin McNamee (2002); Volo di ritorno di Ralph Ellison (2003); Koba il Terribile di Martin Amis (2003); Chiacchiere di bottega di Philip Roth (2004); Train di Pete Dexter (2004); L’angelo sul tetto di Russell Banks (2005); Abbracciando l’infedele di Bahzad Yaghmaian (2006); Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid (2007); Un affare di famiglia di Pete Dexter (2007); La tenerezza dei lupi di Stef Penney (2008); Il mondo senza di noi di Alan Weisman (2008); La tigre bianca di Aravind Adiga (2008); Signori degli orizzonti di Jason Goodwin (2008); Professore di desiderio di Philip Roth (2008); La ballata di Abu Ghraib di Philip Gourevitch (2009); Indignazione di Philip Roth (2009); Fra due omicidi di Aravind Adiga (2010)
Per Neri Pozza:
Storie d’amore indiane a cura di Sudhir Kakar (con Anna Nadotti, 2007); Mare di papaveri di Amitav Ghosh (con Anna Nadotti, 2008); Hotel Calcutta di Sankar (2009); Mehwish guarda il sole di Uzma Aslam Khan (2010);
Per Giano:
Porto chiuso di James Hanley (2004); Sul fondo di un mare senza suono di Thomas Steinbeck (2004); Più che umano di Theodore Sturgeon (2005); Un po’ del tuo sangue di Theodore Sturgeon (2006);
Per Il Melangolo:
Rigenerazione (1997) e L’occhio nella porta (1999), entrambi di Pat Barker.
Christopher Isherwood, Un uomo solo / breve nota in merito all’edizione Adelphi 2009
E’ in libreria,
Christopher Isherwood / Un uomo solo
Traduzione di Dario Villa
Milano : Adelphi. – 148 p. ; 22 x 14 cm. – (Fabula 217)
Stampa: Consorzio Artigiano ‘L.V.G.’, dicembre 2009
Brossura, con risvolto.
(Qui la recensione al testo su FNl)
1
L’incipit, nella versione di Dario Villa (Milano, 1953-1996), da Guanda (Parma, 1981):
“Svegliarsi è cominciare a dire sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta sdraiato per un momento a osservare il soffitto e dentro se stesso finché non abbia riconosciuto Io, e da questo dedotto Io sono, Io sono ora. [...]“, (Guanda, 1981, p. 9)
L’incipit, nella versione di Dario Villa, ristampata ora da Adelphi:
“Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. [...]“, (Adelphi, 2009, p. 9).
Poco oltre,
Guanda:
“[...] Ogni ora è etichettato con la propria data, rende obsoleti tutti gli ora passati, finché – presto o tardi, forse – no, non forse, certamente: la Cosa accadrà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, in qualche luogo là fuori, attende dritto davanti. [...]“, (Guanda, ibid.).
Adelphi:
“[...] Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando. [...]“, (Adelphi, ibid.).
Più in là:
Guanda:
“[...] Ed ora. intorno a George, andandogli incontro, attraversandogli la strada, ecco da tutte le parti il materiale grezzo maschile e femminile che alimenta quotidianamente, grazie a quelle catene di montaggio che sono le autostrade, questa fabbrica che lo lavora, lo confezione e lo immette sul mercato. Negri, Messicani, Ebrei, Giapponesi, Cinesi, Latini, Slavi, Nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, circolano in dotte discussioni, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. [...] “, (Guanda, ibid., p. 33)
Adelphi:
“[...] Ed ecco, da ogni parte intorno a George, la materia prima che, attraverso la catena di montaggio delle autostrade, alimenta la fabbrica da cui verrà lavorata, confezionata e poi immessa sul mercato. Neri, messicani, ebrei, giapponesi, cinesi, latini, slavi, nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, discutono temi molto colti, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. [...]” (Adelphi, ibid., p. 37)
Verso la fine:
Guanda:
“[...] E ora gli occhi di George si muovono lungo il banco; si fermano su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il giovane non guarda la TV; anzi è intento a scrivere qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la pinna del suo grande naso. E’ Kenny Potter. [...]“, (Guanda, ibid., p. 105).
Adelphi:
“[...] Ora gli occhi di George si muovono lungo il bancone, fermandosi su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il ragazzo non guarda la tv; sta scrivendo qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la narice del suo nasone. E’ Kenny Potter. [...]“. (Adelphi, ibid., p. 119).
L’explicit (chi non ha ancora letto il libro sorvoli):
Guanda:
“[...] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche del corpo. Poi, una per una, le luci si spengono e c’è il buio totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento di questo colpo finale, se era là nelle acque porofonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza russare, sul letto. Ciò è ora parente della spazzatura nel bidone in cortile. Bisognerà sollecitamente portar via entrambi, e provvedervi. [...]“, ( Guanda, ibid., p.131)
Adelphi:
“[...] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche. Poi, una a una, le luci si spengono e il buio è totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento del colpo finale, se era là nelle acque profonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. Perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza più russare, sul letto. A ciò che è ora parente della spazzatura nel secchio, in cortile. Entrambi andranno rimossi, a entrambi bisognerà provvedere. [...]“, (Adelphi, ibid., p. 148).
Il lavoro fatto è imponente, è come se il testo fosse stato dissodato per eliminarne ogni termine anche solo lontanamente desueto, per eliminare ogni passaggio di frase che potesse apparire ‘difficile’, ricco; il testo è stato interamente rifatto; sembra, più per esigenze di ricezione del testo che per fedeltà all’originale.
L’Adelphi non dà indicazione di responsabilità per la revisione. Né notizia dei criteri seguiti, che sembrano tesi a cancellare ogni prospettiva storica al tessuto lessicale e formale della versione.
È interessante notare che non si sia scelto di commissionare una nuova traduzione, ma che comunque, una volta deciso di utilizzare quella esistente, si sia ritenuto necessario un lavoro di riscrittura radicale.
2
Un uomo solo è uscito nel 1964, quasi cinquant’anni fa. È un libro importante, che in Italia è stato trascurato, non conosciuto come dovrebbe.
Isherwood ha un ruolo chiave nella storia della letteratura del Novecento, nei suoi rapporti fra Europa e Stati Uniti, nel rapporto con il genere autobiografico, nel rapporto con due diverse generazioni, ai capi opposti del secolo, Bloomsbury e la letteratura post-Aids, usando una definizione di Edmund White, che di Isherwood è erede diretto. Ma un po’ il caso, un po’ (molto) l’omofobia, un po’ l’ignoranza, hanno mantenuto in Italia i suoi testi in una posizione laterale.
Adelphi, con Un uomo solo annuncia di avere “in preparazione le opere principali”, (risvolto della q. di cop.), (nel 2007 aveva ristampato Viaggio in una guerra, già SE, 1993), ma non abbina al testo alcun apparato, non un’introduzione, non una bibliografia, non un inquadramento.
3
Al centro del risvolto di Un uomo solo nell’edizione Adelphi (la trascrizione completa qui, in coda al post), si legge: “[...] nel suo ultimo romanzo -questo- Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, [...]“.
E’ difficile però non considerare romanzo almeno A Meeting by the River del 1967 (tradotto in Italia da Francesca Wagner per Guanda nel 1994 col titolo di Incontro al fiume) (grazie Stf per avermelo fatto notare) e probabilmente anche Christopher and His Kind, (Christopher e il suo mondo, 1976; SE 1989, traduzione di Giancarlo Pavanello), pur nella sua forma esplicita di autobiografia (ma scritta in terza persona), si può far rientrare nel genere romanzo.
4
Una versione levigata e spogliata dagli elementi di ricchezza lessicale e strutturale che la caratterizzano; l’assenza di notizie sul testo; un’abile accordatura del risvolto tesa a suggerire una forte aurea extratestuale; la data d’uscita coincidente con quella del film (il 13 gennaio); il richiamo al film sulla bandella pubblicitaria; questi sembrano essere i principali elementi che allestiscono la riproposta di Adelphi, tesa, secondo le linee espresse forse ironicamente qui, a costruire un oggetto iconico, un ’solitario’, non toccato dalla storia, in una contemporaneità che sembra tendere ad un neoclassicismo atemporale.
5
Sarà un meccanismo redditizio? Quasi certamente sì (in vendita c’è ora la seconda edizione), il dubbio è che questa tecnica della ‘terra bruciata’ intorno ai testi possa inaridirne le potenzialità, soprattutto commerciali, in un raggio temporale più lungo della permanenza nelle sale di un film, dell’eco di un anniversario, dell’assegnazione di un premio. Certo quanto si sia venuto contraendo l’orizzonte di redditività di un libro, e di un testo, e quanto muti a seconda degli apparati extratestuali è uno dei nodi che caratterizza l’editoria contemporanea, soprattutto in rapporto alle dimensioni di ciascun marchio (e con la diffusione degli e-book? Cambierà di nuovo tutto).
E forse è anche da calcolare come muti la credibilità di una casa editrice, il saldo fra nuovo pubblico, conquistato da confezioni antiaccademiche, e vecchio pubblico, deluso da atteggiamenti che possono essere considerati scorretti; nel breve, e nel lungo periodo.
6
Leonardo [Luccone] il 19 gennaio lasciando un commento alla recensione di Un uomo solo prometteva: “presto dirò qualcosa sulla traduzione di Villa”, ora capisco perché forse; io spero qui di non avere detto sciocchezze, e aspetto una voce più autorevole.
Qui il suo blog.







![Christopher Isherwood, Leoni e ombre, Fazi 1996, alla cop.: ritratto fotog. b/n di C. I., di [?], grafica di Fabio Rizzo, (part.), 1](http://farm5.static.flickr.com/4009/4281828476_6e3be2082a_m.jpg)













































![carnevale [197?]](http://farm5.static.flickr.com/4019/4265898083_632674691c_m.jpg)

















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