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Yukio Mishima / LA DECOMPOSIZIONE DELL’ANGELO. Feltrinelli 2012. (Recensione di Federico Boccaccini)

Posted in recensioni by federico novaro on 29 giugno 2012

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Dorso (part.), 2

La decomposizione dell’angelo
(Tennin Gosui)
di Yukio Mishima

traduzione di Emanuele Ciccarella
(licenza Arnoldo Mondadori)
art director: Cristiano Guerri

245 p. ; cartaceo, 10€ | ebook (iPhone, iPad o iPod touch) 7,99€
Feltrinelli -Universale Economica Feltrinelli 2319, Milano 2012

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Frontespizio (part.), 1

Rileggere Mishima, di Federico Boccaccini

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 6

Leggenda vuole che Mishima terminasse di scrivere le ultime pagine de La decomposizione dell’angelo (Tennin Gosui), il giorno stesso del suo celebre suicidio, unendo in un solo gesto l’artista all’individuo.
Come tre fili della stessa corda, il 25 novembre 1970, in un sol colpo ebbero termine, rispettivamente, uno dei capolavori della letteratura giapponese, la vita immaginaria del suo protagonista e quella reale del suo autore.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 2

Questa opera, quarto e ultimo volume della tetralogia Il mare della fertilità, pubblicata originariamente da Bompiani come Lo specchio degli inganni, 1970, traduzione della traduzione inglese, viene riproposta nel 2006 nei Meridiani Mondadori, Mishima, Romanzi e Racconti, vol. 2, a cura di M. T. Orsi, in una nuova traduzione dal giapponese di Emanuele Ciccarella. Questa bella traduzione, lavoro di uno dei maggiori studiosi italiani di Mishima – autore anche della prima biografia italiana, L’angelo ferito. Vita e morte di Mishima, Liguori, 2007-, torna oggi disponibile grazie all’Universale Economica Feltrinelli.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 3

Anche se è lo scrittore giapponese più tradotto in Occidente molti non leggono Mishima, o lo leggono detestandolo, perché è considerato uno scrittore di destra, un reazionario integrale, un patriottico che riassume in sé il peggio della cultura fascista omosessuale : il culto del corpo, il narcisismo virile, il cameratismo, l’amore per le armi e gli eserciti, le divise, l’ordine e la tradizione, l’ultra-nazionalismo. Il suo stile in letteratura un tempo si sarebbe definito “estetismo borghese”.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 10

Se ne parla con imbarazzo tanto nei Gay studies che nei cenacoli della critica letteraria, e questo perché sono entrambi quasi sempre ideologici.
Tendono ad interpretare l’importanza di uno scrittore gay in funzione di una certa idea di progresso verso cui l’intera comunità e cultura omosessuale dovrebbe tendere. Un progresso fatto di cose buone, fatto di solidi affetti, famiglie, bambini, ecc., i grandi valori della vita insomma. Più uno scrittore, passato o presente, li racconta e li conferma, più ci piace.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 4

È difficile dunque sentirsi rappresentati da qualcuno che scrisse la pièce de théâtre Il mio amico Hitler, e questo nel 1968!
Ma la si dovrebbe leggere insieme a Madame de Sade (1965), e si scoprirebbe che la ricerca di Mishima segue una linea non molto distante da quella che più tardi Pasolini raggiunse con Saló e che fu inaugurata precedentemente dagli studi di Bataille sull’erotismo, la morte, la letteratura e il sacro.
Si scoprirebbe inoltre che Mishima era uno scrittore profondamente ironico, a dispetto di voler sempre dipingere la sua figura come emergente da un fondo nero e funereo, ma che era allo stesso tempo feroce poiché ci ha costretto a vedere la parte oscura di noi stessi.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 5

Non che sia stato tra gli scrittori nipponici il più grande, ma ha creato qualcosa di unico imponendo attraverso la letteratura il suo disagio verso la visione comune e accettata delle cose.

Purtroppo coloro i quali sono ben informati circa il suo seppuku, e altri aneddoti sulla sua vita, sono decisamente più numerosi di quelli che hanno letto la sua opera.
Questo è il problema di quando l’artista si confonde con il personaggio. Certo, Mishima stesso permette di confondere vita e arte nel momento in cui la sua stessa morte è studiata, preparata e pensata come fosse una opera kabuki. Ma se si vuole capire la poetica di Mishima –tenendo fuori il personaggio e la sua estetica del vitalismo eroico un po’ kitsch- si devono allora slegare i tre fili, osservarli per sé, per poi riannodarli e vedere se la stessa corda tiene ancora.

La decomposizione dell’angelo ci permette questo gesto di decostruzione, tentando di sfidare certe letture facili come quella che, ad esempio, lo vuole prossimo di D’Annunzio, di evitare di interpretarlo come un comune scrittore fascista occidentale, di ripensare l’elemento omosessuale della sua letteratura indipendentemente dall’ideologia gay contemporanea che tende a rimuovere la dimensione spirituale e distruttrice dell’erotismo. I suoi prossimi sono altri, la sua stella appartiene ad un’altra costellazione, quella della mistica gay: Garcia Lorca, Genet, Pasolini, Fassbinder.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 9

Il mare della fertilità fu composto tra il 1965 e il 1970 ed è ormai parte della letteratura del XX secolo. Marguerite Yourcenar -che ha scritto forse il più bel saggio su Mishima (Mishima ou la vision du vide)- osservava che Il mare della fertilità è nella sua interezza un testamento.
Ma cosa testimonia questa opera? Ad un primo sguardo, il disfacimento del Giappone millenario corrotto dal finto sviluppo. Osservando più in particolare, l’illusione dell’esistenza. Ma testimonia anche quello strano sentimento che ci visita quando percependo la bellezza del mondo, desideriamo allo stesso tempo la sua e la nostra distruzione.

Shigekuni Honda e la sua cerebrale ricerca dell’Assoluto sono apparentemente i protagonisti dei quattro romanzi che si sviluppano nell’arco di ottant’anni; in realtà è quasi impossibile riassumere la trama di quest’opera così complessa, finemente introspettiva e profondamente intrecciata alla filosofia buddista e alla cultura nipponica. Il giovane studente Honda avrà una epifania della perfezione nel bellissimo compagno e amico Kiyoaki Matsugae –una delle figure più intense e morbose della letteratura contemporanea- il quale morirà sopraffatto dall’amore per l’amica d’infanzia Satoko, irraggiungibile poiché promessa sposa ad un alto aristocratico della corte imperiale.
Per tutto il resto della sua vita Honda cercherà l’amato Kiyoaki nelle sue diverse reincarnazioni. Prima in Isao, un giovane nazionalista campione di Kendo, poi in una principessa thailandese e infine, ormai anziano, nel sedicenne Toru, protagonista dell’ultimo capitolo della saga.
Questo peregrinare alla ricerca illusoria di qualcosa che si è perduto raffigura al tempo stesso un viaggio tra la civiltà e la storia del Giappone e il desiderio per l’irraggiungibile della mente umana che si concluderà alla fine, ironicamente e tragicamente, nella cognizione del Nulla.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Incipit (part.), 1

La decomposizione dell’angelo fu completato nella casa sul mare di Shimoda durante l’ultima estate di Mishima. Davanti la spiaggia di Udo il settantaseienne Honda, guardando quella distesa azzurra, si domanda se non fosse quello il luogo in cui avvenne la discesa dell’angelo. Una leggenda narra che un angelo scese dal cielo per bagnarsi nel mare, posò così la sua veste di piume sul ramo di un albero. Un povero pescatore passando vide la splendida veste e la prese pensando di poterla rivendere l’indomani al mercato. L’angelo non ritrovando la sua veste piumata iniziò a piangere, disperato, poiché non poteva più risalire in cielo. La notte il pescatore sognò l’angelo che gli chiedeva di restituirgli la veste rubata. Quando il pescatore si svegliò fu preso dal rimorso e la mattina andò nel posto dove aveva preso la veste e, tra i pini, trovò l’angelo in lacrime. Chiese perdono e restituì lo splendido abito. Alzandosi al cielo, per la gioia, l’angelo danzò con tanta grazia che il pescatore cadde in estasi per tanta bellezza.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 6

Ora, l’angelo per Mishima rappresenta il Giappone che ha perduto la sua veste di piume, ma sarà anche ciò che Honda vedrà in Toru, che incontra per caso riaccompagnando nei luoghi dell’angelo la sua amica Keiko, amante del corpo delle giovinette, che vuole scoprire, come una turista, il Giappone della tradizione. Ma lì dove l’angelo ha eseguito la sua danza celeste ora ci sono solo turisti che pensano a scattarsi fotografie tra bottiglie di plastica e sporcizia. Lì dove dovrebbe esserci solo bellezza regna invece la volgarità. Ma lì il vecchio Honda vede Toru “con un fiore azzurro che gli pendeva dalla fronte” e decide di adottarlo. Honda crede di ritrovare in lui un’altra incarnazione di Kiyoaki, ma è solo l’ultimo inganno.
In realtà gli angeli, nella tradizione buddista, muoiono.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 6

Ma prima di morire manifestano cinque segni “le vesti un tempo immacolate si insudiciano, i fiori della ghirlanda posta sul suo capo appassiscono e cadono, il sudore cola dalle ascelle, perde la gioia di essere”. Sono i segni della loro decomposizione, ma sono anche i segni della fine del Giappone e delle nuove generazioni. Toru è come il paese moderno, tracotante e vuoto. Si farà beffe di Honda, lo umilierà dilapidando il suo denaro finché Keiko, mostrandogli i diari di Kiyoaki, non gli rivelerà che lui non è altro che l’immagine di una immagine di una immagine senza sostanza poiché era già esistito nei sogni di Kiyoaki come sua futura reincarnazione, spingendolo così al suicidio.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 6

Prossimo alla morte, Honda si reca da Satoko, la quale si chiuse in un monastero dopo la morte di Kiyoaki. Dopo sessant’anni, l’anziano uomo cerca l’ultimo legame con il suo amato, ma di fronte alle parole della saggia Satoko, ormai divenuta badessa, Honda sente il suo Io “scomparire come una traccia d’alito su un vassoio di lacca”. Satoko non ricorda chi sia Kiyoaki, forse qualcuno che non è mai esistito, così come forse non è mai esistito Isao, la principessa thailandese e, infine, lo stesso Honda. Forse nessuno, in questo mondo, è mai esistito.
“Anche questo dipende da come si configura in ogni cuore” risponde l’anziana badessa zen. In questa vertigine nel vuoto finisce Il mare della fertilità.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 9

Spesso le grandi voci della nostra vita attraversano una zona di silenzio prima di trovarci. Secondo M. Yourcenar, queste voci erano per Mishima quelle dei giovani kamikaze morti invano che lo chiamavano ad una fine eroica perché l’Imperatore potesse tornare ad essere un dio vivente. Per Honda era quella di Kiyoaki.
Quali sono le nostre voci? L’arte di Mishima, qui nella sua espressione più compiuta, interroga feroce la reale forma umana.

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Colophon e p. 7 (part.), 1

Riassunto bibliografico:
Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

queer / letteratura giapponese
Yukio Mishima / La decomposizione dell’angelo
Milano : Feltrinelli. ; 245 p. ; 19,5 x 12,5 cm. – (Universale Economica Feltrinelli – 2319)
Ciccarella, Emanuele (traduzione di); Guerri, Cristiano (art director)
“In copertina: © Araki”
brossura
©Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
prima edizione nella collezione
traduzione pubblicata su licenza Arnoldo Mondadori Editore
comparsa ne “i Meridiani” Mondadori: Mishima, Opere, 2. voll., 2006
©The Heirs of Yukio Mishima 1971
tit. orig.: Tennin Gosui

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Quarta di copertina (part.), 2

Altre fotografie de La decomposizione dell’angelo le trovate sul Flickr di FN

Su infn, il tumblr che fa eco a FN, trovate una serie di post a proposito di Yukio Mishima

Federico Boccaccini ha recensito per FN:

Grazie nebbia, di W. H. Auden, Adelphi 2011

La verità, soltanto la verità, di Helen Humphreys, Playground 2011

Lytton Strackey, di Michael Holroyd, il Saggiatore 2011

Tutte le recensioni di testi LGBTQ comparse qui le trovate belle ordinate su FN

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Quarta di copertina, dorso, copertina (part.), 1

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Gad Beck (30 giugno 1923 – 24 giugno 2012)

Posted in Uncategorized by federico novaro on 28 giugno 2012

È morto Gad Beck

Gad Beck

Era una delle pochissime voci che testimoniasse della persecuzione degli omosessuali durante il nazismo.

La sua testimonianza è raccolta nel film Paragraph 175.

Einaudi, nel 2010, pubblicò Dietro il vetro sottile, suo testo autobiografico

Il Paragrafo 175

Durante il regime nazista in Germania le leggi che punivano gli atti omosessuali e, poi, l’omosessualità stessa, ed infine anche le sole fantasie omosessuali, vengono inasprite in senso repressivo e persecutorio sino a portare un numero, che probabilmente non si potrà mai quantificare esattamente, di omosessuali e di lesbiche nei campi di concentramento, dove moltissimi e moltissime di loro trovarono la morte (“Furono da 10 a 15 mila gli uomini internati come omosessuali … un numero considerato realistico dalla maggior parte degli storici. La percentuale dei morti viene stimata del 60 per cento”, Klaus Muller, nel saggio Uccisi dalle barbarie, sepolti dal silenzio, pag 111); molti dei sopravvissuti vennero in seguito riarrestati, perchè il Paragrafo 175, secondo il quale erano stati condannati rimase in vigore sino al 1969, e, seppur riformato, abolito definitivamente soltanto nel 1994.

Molti, tornando a casa dalle loro famiglie non vi furono riaccolti, (meglio un figlio morto che frocio è espressione che resiste tuttora).
A nessuno fu calcolato nel computo della pensione la permanenza nei campi.
A nessuno fu riconosciuto alcun risarcimento da parte del governo tedesco.
Nessuno di loro fu nominato nel processo di Norimberga, nessun discorso portò alla luce al processo di Norimberga la presenza nei campi di sterminio degli omosessuali e delle lesbiche.

Quando nel secondo dopoguerra, sulla spinta delle nuove generazioni e dei movimenti di liberazione fu rivendicata la presenza di gruppi omosessuali alle commemorazioni per le vittime dei campi di sterminio, questa fu negata, e solo nel corso degli anni ‘80 accettata. In Italia questo è tutt’oggi motivo di scontro.

Rob Epstein e Jeffrey Friedman, nel 1999, raccolsero cinque testimonianze in un documentario, paragraph 175

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 1

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 2

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 3

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 4

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 5

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 6

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 7

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 8

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 9

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 10

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 11

paragraph 175, di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, USA 1999. Per il Giorno della Memoria, 27.01.2011, 12

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Yukio Mishima / LA DECOMPOSIZIONE DELL’ANGELO. Feltrinelli 2012. (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 27 giugno 2012

È in libreria

La decomposizione dell’angelo
(Tennin gosui)
di Yukio Mishima

traduzione di Emanuele Ciccarella
(licenza Arnoldo Mondadori)
art director: Cristiano Guerri

245 p. ; cartaceo, 10€ | ebook (iPhone, iPad o iPod touch) 7,99€
Feltrinelli -Universale Economica Feltrinelli 2319, Milano 2012

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 1

“[…] Quarto e ultimo volume della tetralogia Il mare della fertilità, pubblicata originariamente da Bompiani come Lo specchio degli inganni, 1970, traduzione della traduzione inglese, viene riproposta nel 2006 nei Meridiani Mondadori, Mishima, Romanzi e Racconti vol. 2, a cura di M. T. Orsi, in una nuova traduzione dal giapponese di Emanuele Ciccarella, e ora riproposta da Feltrinelli, nell’Universale [dalla recensione di Federico Boccaccini de La decomposizione dell’angelo, presto qui]

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Quarta di copertina (part.), 2

Su RaiLibro, un intervista di Claudia Bonadonna a Emanuele Ciccarella, a proposito del suo La maschera infranta. Viaggio psicoestetico nell’universo letterario di Mishima (Liguori 2004, pp.110, euro 12,50)

“[…] D. -Modernità e tradizione in Giappone sono la stessa faccia di due medaglie: l’Oriente e l’Occidente. Che spazio occupa nell’opera di Mishima questa dualità?

R. -Il rapporto di Mishima con l’Occidente è sempre stato altamente conflittuale. Un amore odio mai risolto. Basti pensare alla stesura dell’ultima opera Il mare della fertilità, in cui sono presenti descrizioni estremamente ridicolizzanti di personaggi occidentali di contro all’esaltazione indiscussa dei valori e della tradizione puramente giapponese. Ma si pensi altresì all’accanimento con cui ha sempre cercato il riconoscimento della cultura occidentale: le traduzioni all’estero (addirittura scriveva ricercando uno stile che fosse anche facilmente traducibile in inglese), le rappresentazioni dei suoi drammi teatrali in America, la forte speranza dell’assegnazione del Nobel.

[…]”

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Incipit (part.), 1

Su Asianword, un lunghissimo post corredato da molte fotografie, in occasione dell’anniversario della morte di Mishima

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 6

Prodotto, diretto, interpretato e scritto da Mishima, Yokoku

Fiammeggiante, con la musica di Philip Glass, Paul Schrader diresse nel 1985 il biopic Mishima

Altre foto de la decomposizione dell’angelo le trovate sul Flickr di FN

Tutte le segnalazioni di libri LGBTQ comparse qui le trovate belle in ordine su FN

Su FN si parlò di Mishima in occasione dell’uscita di Colori proibiti, Feltrinelli 2009

Yukio Mishima, La decomposizione dell'angelo. Feltrinelli 2012. Art director: Cristiano Guerri. In cop.: ©Araki. Copertina (part.), 4

Claudia Piñeiro, Betibù. Mariolina Bertini per Grazie Liala

Posted in Uncategorized by federico novaro on 25 giugno 2012

Grazie Liala, investigazioni del rosa. A cura di Mariolina Bertini
con un ritratto di parola, di C. M.

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Grazie Liala, 2: Giallo-rosa: Betibù e le unghie affilatissime di Claudia Piñeiro

“[…] Due intrecci, in Betibù, interferiscono tra loro, come in ogni giallo-rosa che si rispetti: un poliziesco non troppo originale (la cui soluzione è legata a un segreto sepolto nell’adolescenza della vittima) e una storia d’amore ricca di humour, di notazioni psicologiche pungenti e di particolari colti sul vivo. È sul terreno del rosa -e su quello soltanto- che Claudia Piñeiro mostra unghie affilatissime che lasciano il segno. Il ritrovamento del ricco borghese sgozzato in poltrona su cui è chiamata ad indagare la scrittrice di gialli soprannominata “Betibù” (per la sua somiglianza con Betty Boop, la donnina sexy dei cartoni animati) sembra uscito, nella sua usurata convenzionalità, da un vecchio telefilm di Perry Mason; invece la vita sentimentale dell’ultracinquantenne Betibù segue, nel suo itinerario verso l’happy ending, un cammino che presenta qualche risvolto sorprendente.

Quando il romanzo comincia, Betibù sembra avere ormai alle spalle la fase più brillante della sua esistenza: ha abbandonato il genere poliziesco, in cui si era affermata, per un romanzo autobiografico dagli esiti fallimentari, e ha lasciato il grande amore della sua vita, Lorenzo Rinaldi, classico narciso intellettuale dai capelli argentei, direttore di un importante quotidiano, ospite facondo di tutti i talk shaw, che per due anni le ha promesso, nella più perfetta malafede, di separarsi dalla moglie. È nel ridimensionamento del personaggio di Rinaldi -il fascinoso trombone di potere, infallibile calamita dei desideri femminili- che Claudia Piñeiro esercita al meglio il suo talento ironico. Sfruttando un elemento realistico e prosaico -vedremo poi quale-, che nel rosa classico non avrebbe mai potuto trovare il più piccolo spazio, ubbidisce alla grande alla vocazione consolatoria del rosa e regala alla sua Betibù un momento di inebriante gratificazione. […]”

a proposito di Betibù, di Claudia Piñeiro: Grazie Liala, solo su FN

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Virginia Woolf / La signora Dalloway. Einaudi 2012. (Segnalazione)

Posted in segnalazioni by federico novaro on 21 giugno 2012

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Dorso. (part.), 1

È in libreria
La signora Dalloway
(Mrs Dalloway)
di Virginia Woolf

traduzione di Anna Nadotti
introduzione di Antonella Anedda
progetto grafico di 46xy

194 p. ; cartaceo | 9€; ebook (Adobe DRM) 2,99
Einaudi -ET Classici 1718, Torino 2012

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Copertina. (part.), 1

Nel 2012 Virginia Woolf, come Freud, come Joyce, è uscita dal lunghissimo periodo di protezione che gli accordi sui diritti d’autore assicurava.

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Copertina. (part.), 5

Virginia Woolf, salvo le imbarazzanti mancanze rappresentate dall’assenza da ogni catalogo italiano dell’edizione integrale dei Diari, e dall’edizione monca delle Lettere (iniziate a uscire da Einaudi in magnifici “Supercoralli” nel 1980, -1980!- arenatesi per ora con il quinto volume, uscito nel 2002; primi volumi ormai introvabili, se non raramente sui siti di libri usati), è stata in Italia molto stampata e tradotta.

Magari confusamente e qua e là, magari non in una semplice edizione critica che ne raccolga tutti i testi, ma insomma: se si vuole leggere Woolf lo si può fare -con un occhio al mercato dell’usato (se fate una ricerca per autore sul sito del servizio bibliotecario nazionale vi escono, per Virginia Woolf, 1183 titoli; è vero che vanno scremati, che il sito è un po’ pasticciato e molte edizioni si ripetono, però è certo un numero interessante). Ma negli ultimi anni, appresso alla fatale scadenza, le pubblicazione s’erano rarefatte.

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Copertina. (part.), 2

Il 2012 porta molte nuove edizioni, e, finalmente, nuove traduzioni.

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Copertina. (part.), 3

Nel 1995 Einaudi aveva inserito nella magnifica collana “Scrittori tradotti da scrittori”, Le onde, nella versione di Nadia Fusini, ora negli ET; nell’87 riprese per i “Supercoralli” la versione di Maria Vittoria Malvano di Notte e giorno, uscita nel 1982 per rimpiante edizioni La rosa (catalogo straordinario che andrebbe ripubblicato così, interamente, tout cour) e ora fuori catalogo anche da Einaudi; nel 2006 pubblica Una stanza tutta per sé, affidandone la traduzione a Maria Antonietta Saracino, in un’edizione con testo a fronte; ora uno dei testi capitali di Woolf, Mrs Dalloway, arriva negli ET nella versione di Anna Nadotti, traduttrice, sempre per Einaudi, di (parentesi per dire che, per non affidarmi interamente alla memoria, ho cercato conferme sul sito Einaudi, ma ho visto che mettendo la voce Anna Nadotti -ma ho provato anche, non pago, con Norman Gobetti- nel “cerca”, non si trovano i titoli da loro tradotti. Certo troppa grazia sarebbe stata, e credo che sia una ricerca possibile su ben pochi siti -nessuno?-, epperò non credo sarebbe tanto difficile da impostare, e giusto, oltre che utile*) Antonia S. Byatt, Amitav Ghosh, Anita Desai.

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Quarta di copertina. (part.), 1

Al testo sono premesse una breve e chiara Introduzione di Antonella Anedda, e una brevissima Nota della traduttrice dove Nadotti traccia alcune linee ispiratrici la sua versione. Sul sito Einaudi un terzo testo, di Nadotti, Tradurre Mrs Dalloway, presenta la traduzione, eccone uno stralcio:

“[…]

Woolf è stata ed è un punto fermo nella mia formazione, se per formazione intendiamo il lento farsi di sé nel tempo, come lettrice, come studiosa, come donna. […] Come innumerevoli altre lettrici, l’avevo molto amato. Ricordavo il lento fluire dei pensieri, la sobria tessitura di parole, i protagonisti – Clarissa Dalloway, Peter Walsh, Septimus Warren Smith – i loro spostamenti nelle strade di Londra in quel lontano 13 giugno 1923

[…]

Ciò che non ricordavo – sommerso forse dalle interpretazioni – erano l’energia, il movimento. Tutto si muove in questo romanzo grandioso. La gente sui marciapiedi, le nuvole nel cielo, la bruma del mattino, gli omnibus le automobili e i carretti nelle strade, i pony e i bambini nei parchi, le luci alle finestre che via via si illuminano, i riflessi sull’acqua, i ricordi nella mente dei personaggi. Perfino le parole letteralmente si muovono, quelle che a nastro si srotolano dalla coda di un aereo, disegnando nel cielo uno slogan pubblicitario. Né ricordavo la quantità di rumori, di suoni, di voci che intervengono nel silenzio.

[…]

Come restituire tutto ciò, nel 2012, a nuove lettrici e lettori, e a quanti vorranno rileggere? E come accogliere le tracce di coloro che prima di me si sono cimentate con la traduzione di questo straordinario romanzo – Alessandra Scalero (1946) e Nadia Fusini (1993)? Leggendo e rileggendo, anch’io con accanimento, ho infine colto di alcune parole la natura di parole-chiodo, alle quali ho appeso via via tutto il resto. Ho fatto alcune scelte radicali, ma credo di aver reso giustizia alla visione di Woolf, al suo occhio grandangolare sulla realtà del suo tempo. Al suo orecchio che sembra cogliere ogni sfumatura di rintocchi silenzi baccano fruscio

“[…]”

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Incipit. (part.), 1

Nel 1997 Marleen Gorris girò un film tratto da Mrs Dalloway, la protagonista era Vanessa Redgrave

(chi ha pagato il libro: La signora Dalloway è stato recapitato -addirittura a mano- a FN dalla casa editrice Einaudi, su sollecitazione di Anna Nadotti, che FN conosce da molto tempo)

La signora Dalloway, di Virginia Woolf, nella traduzione di Anna Nadotti sarà recensito qui da Federico Sabatini

Su FN potete trovare recensioni e segnalazioni a molti libri di Woolf:

Diari di Viaggio
, Mattioli 1885, 2011; segnalazione

Sono una snob? Piano B edizioni 2011; segnalazione

Voltando pagina, il Saggiatore 2011; segnalazione

Diario di una scrittrice, minimum fax 2009; segnalazione

Tutti i racconti
, Newton Compton 2009; recensione di Camilla Valletti

Su flickr altre fotografie de La signora Dalloway

Virginia Woolf, La signora Dalloway, Einaudi 2012. Progetto grafico: 46xy. Copertina. (part.), 8

(*tutta quella parentesona è sbagliata. Ero io che non avevo capito dove cercare. Oggi -25.6.12- dal twitter d’Einaudi m’han detto: ma dài, basta guardare su in alto > Ricerca avanzata > menu a tendina che, fra le tante opzioni, c’ha pure la traduzione. Fatto, trovato: ecco tutto -quanto!- Anna Nadotti ha tradotto per Einaudi! Che bello. Grazie bot)

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